domenica 15 novembre 2015
Madre Speranza, nei suoi scritti, sottolinea due atteggiamenti della Madonna:
• Abbandono e disponibilità a Dio.
• Attenzione e premura per gli altri
Questi due atteggiamenti aprono le porte a quel Dio “ricco di misericordia” e Gli consentono di elargire l’abbondanza di quella Sua Grazia che già Lui stesso vuol donare agli uomini dei quali “cerca la felicità con tutti i mezzi”.
È più che certo che anche per la Madre Gesù è l’unico Mediatore e che non manchi proprio nulla alla mediazione di Gesù. Ma sembra significativo che la Madre, quando parla della Madonna, la presenti sempre abbinando il duplice concetto di MEDIATRICE e di MODELLO. La Madonna è la creatura che ha creato in sé le condizioni ideali per le quali la misericordia di Dio può liberamente operare ed essere accolta.
Madre Speranza vede che tutte le grazie passano per la Madonna perché essa è la creatura che ha saputo spalancare le porte della sua anima al Signore; per questo la ripropone come modello e lo ripropone come conseguenza naturale del carisma e della dottrina dell’Amore Misericordioso. (N.d.R.)
SUPPLICA
alla nostra Madre Maria Mediatrice
Madre mia, Voi che state continuamente con le braccia aperte implorando dal Vostro Divin Figlio la Sua Misericordia e Compassione per ogni bisognoso, ottenetemi da lui la grazia che trionfi nel mondo intero il Suo amore e la Sua misericordia invece dei castighi di cui tanto e dovunque si parla.
Fate, Madre mia, che tutti riceviamo la grazia di conoscere il Vostro Divin Figlio non come giudice che attende di darci il castigo, ma come padre pieno di amore e misericordia verso tutti noi; chiedeteGli che mi dia il Suo santo amore, il santo timore e la Sua santa grazia, e che giammai commetta il peccato mortale. ChiedeteGli che mi tolga la vita prima che arrivi ad offenderLo.
Ottenetemi, Madre mia, la grande grazia di avere verso il buon Gesù l’amore e la fiducia che hanno avuto le anime sante, e che aumenti in me la fede, la speranza e la carità, e Voi, Madre mia, insegnatemi a far sempre la Sua Divina Volontà.
Benedite i poveri agonizzanti e chiedete al Vostro Divin Figlio che li perdoni, e li liberi dal tormento dell’inferno. Intercedete, Madre mia, presso il Vostro Divin Figlio, perché si plachi la Sua ira, la Sua giustizia e il Suo rigore, e perché liberi il mondo intero dal grande castigo che tutti abbiamo meritato.
Pregate, Madre mia, per la nostra amata Patria e liberatela dai mali che la minacciano. Sconvolgete i piani dei suoi nemici, che sono i nemici di Gesù.
Vi chiedo infine, Madre mia, di spandere sulle nostre anime i raggi luminosi della misericordia del buon Gesù e di essere vicino a me in tutti i pericoli della mia vita. Così sia.
L’Eucaristia
Care figlie, se chiediamo ad un uomo che non conosce l’Eucaristia e i nostri sacri misteri: "Dov’è il tuo Dio?" ci dirà, seguendo il giudizio della sua retta ragione, "Il mio Dio è in ogni luogo, poiché Egli riempie di sé il cielo e la terra". Anzi, egli potrebbe chiederci a sua volta: "Dove non è l’Immenso, l’Infinito?".
Ma voi potete rendere più precisa la domanda: "Dove sta il mio Dio, il Dio del mio cuore, in modo che io possa sentire e godere della sua presenza? Forse fuori, come desiderava incontrarlo la sposa dei Cantici, e non chiuso, quasi prigioniero dentro le creature? Io so che il mio Dio è in ogni luogo; dovunque c’è un atomo di esistenza per sostenerlo in forma latente e nascosta; dove c’è un atomo di forza operando insieme ad esso come primo motore. Ma questo è sufficiente per soddisfare il mio desiderio di vedere Dio nel suo proprio essere, solo e come separato da tutto il resto, come oggetto distinto e particolare del mio vedere?".
Bene aveva compreso il Profeta regale che il suo Dio si trovava nel paese dell’esilio così come nella patria, poiché lo portava sempre innanzi ai suoi occhi, e tuttavia era triste ed afflitto ricordando in terra di nemici il luogo mirabile del Tabernacolo, il monte del suo Dio, il luogo proprio della sua residenza dove si lasciava vedere ed ascoltare dal suo popolo amato. Egli si consolava intanto con la dolce speranza di poter un giorno sostare nella casa del suo Dio. Però, mentre quel giorno tardava a giungere, si struggeva dal desiderio di vedere il suo divino Volto. Così, figlie mie, le anime a Gesù consacrate che veramente lo amano, sono contente solo se trovano e scoprono il volto dell’Amato.
Care figlie, certamente nella natura non si vede che l’immagine del Creatore come riflessa in uno specchio, fino a quando Egli si nasconde dietro la parete; anzi si vede ancora meno, solo la sua ombra, l’orma dei suoi piedi. Ah, figlie mie, è proprio vero che il Dio della creazione è un Dio occulto e nascosto e che, per quanto le creature ci parlino di Lui, per quanto lo lodino ed esaltino le sue perfezioni e ci indichino il luogo per il quale è passato, dobbiamo gemere come la sposa dei Cantici, perché "il mio Amato non è là, è passato". Dovremo lamentarci come Giobbe: "Perché, Signore, mi nascondi il tuo volto divino quasi fossi un tuo nemico?". Vedete, figlie mie, la necessità che sperimenta l’anima di possedere personalmente il suo Dio.
Dio stesso si è degnato di soddisfare personalmente e pienamente questa necessità in virtù della sua reale presenza come Dio e Uomo nel sacramento dell’Eucaristia, il tesoro dei tesori per l’anima veramente amante di Gesù e senza il quale lo stesso cristianesimo rimarrebbe incompleto. Eppure gli sventurati seguaci dell’errore, gli eretici di questi ultimi tre secoli, lo tengono mutilato e senza vita proprio con una perdita volontaria. Questi sventurati conservano appena l’ombra dell’Eucaristia.
Chiedete al cristiano che, pur conoscendo i dogmi e i sacramenti della nostra religione, non possiede il Sacramento dell’altare: "Dov’è il tuo Dio?" ed egli pronto vi risponderà: "Il mio Dio è nel cielo, felicità di milioni di anime beate che lassù godono di Lui e lo contemplano, perché il trono di Dio è nel cielo". Essi non comprendono che abbiamo la fortuna di incontrarlo personalmente anche sulla terra, perché "il Verbo si fece carne e abita in mezzo a noi". Baruc aveva profeticamente annunciato: "Fu visto sulla terra e conversò familiarmente con gli uomini".
Però, dopo un breve pellegrinare di trentatre anni, Gesù non salì di nuovo al cielo e non sta lassù regnando glorioso alla destra del Padre? Certamente ritornò nel seno del Padre, come da Lui era disceso, e lasciò il mondo come Egli stesso aveva preannunciato ai suoi discepoli dicendo: "Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre". Ci ha consegnato la sua parola che risuona, eco inestinguibile, di generazione in generazione, fino alla consumazione dei secoli e, in questo senso, resta con noi lo stesso Gesù: "Ecco io rimarrò con voi fino alla fine dei tempi".
Ci ha lasciato, oltre alla sua voce, la sua azione efficace e salvatrice, la virtù del suo sangue prezioso e dei suoi meriti, la grazia dei suoi sacramenti, il potere e l’autorità della sua Chiesa, suo mistico corpo. Che altro possiamo desiderare, figlie mie? Di che cosa altro abbiamo bisogno per proclamare ad alta voce: "Con noi c’è Dio!?".
Care figlie, ricordate che trascurando la presenza eucaristica perdete ciò che vi è di più grande e ammirabile. I poveri protestanti sono privi di questa conoscenza. Anche nel caso che il protestantesimo possedesse, con la conoscenza soprannaturale di Gesù Cristo, la vera carità dello Spirito Santo e l’efficacia degli altri sacramenti, disgraziatamente i protestanti di nulla potrebbero gloriarsi perché (privi dell’Eucaristia) non resta loro niente, essendosi ridotti a rami secchi dell’albero secolare del cristianesimo.
Al contrario, noi siamo possessori fortunati di tutti i tesori del mondo soprannaturale, dato che non soltanto possediamo Dio vivente nel seno della Chiesa nostra Madre, come Re dei secoli, Guida e Capo reale, anche se invisibile, del Regno di Dio sulla terra, ma oltre tutto questo, che pure è di valore inestimabile, possediamo Dio fatto uomo, reale e veramente presente nei nostri templi sul trono dell’altare, circondato dalla corte più splendida che mai abbia avuto un monarca, oggetto perenne dell’adorazione di milioni di anime che non sanno vivere se non ai piedi del tabernacolo.
Ecco, figlie mie, il nostro Dio! Ecco il Dio che tanto amo e che cerco con tanta ansia. Desidero parlargli ed ascoltarlo. Io non desidero altro che unirmi a Lui e poter dire come la sposa innamorata: "L’avevo cercato per strade e piazze e non avevo potuto incontrare l’Amato del mio cuore, ma andai un poco più avanti ed ecco, l’ho incontrato". Felice momento quello in cui Gesù chiama l’anima dalle lacrime alla gioia dello spirito! Felice il momento in cui Maria udì sua sorella esclamare: "Il Maestro è qui".
Ricordiamo che, come è un vero inferno vivere senza Gesù, è dolce paradiso stare con Lui. Ditemi, figlie mie, avendo Gesù sacramentato, che ci manca per poter vedere Dio faccia a faccia? Certo, ancora ci circondano le ombre del mistero che non si romperanno fino al giorno della visione. Però anche così, non siamo già negli atri, nell’anticamera del cielo? Figlie mie, esclamiamo davanti al tabernacolo: "Gesù, come mi sento fortunata di abitare nella tua casa. Signore, la mia anima ti loderà giorno e notte. Ti terrò stretto a me e non ti lascerò. Ti prometto di seguirti sempre, e tu Gesù, Signore di tutto il mio essere, entra e riposa nel mio petto!".
Vi assicuro, figlie mie, che se veramente amate Gesù, vi smarrirete in santo deliquio d’amore perché il vostro cuore riceverà quel torrente di delizie ineffabili che Gesù effonde nei suoi fedeli amanti. Sì, alla visione beatifica corrisponderà il godimento, la gioia senza limiti, il torrente di delizie con il quale Dio inebrierà gli eletti abitanti della sua casa. Dove potremo gustare maggiori delizie che ai piedi dell’altare? Dove potremo amare Dio con più ardore e dolcezza che nella Comunione? Qui, figlie mie, l’anima anela si perde e viene meno.
Una di voi mi dice: "Madre, io non so cosa mi succede, però certamente non sento quell’amore, né quelle consolazioni delle quali lei parla". Figlia mia, ricorda che se ancora rimani fredda nonostante il contatto con il tuo Dio è senza dubbio perché i tuoi occhi, come quelli dei discepoli di Emmaus, sono chiusi e oppressi da una forza strana che non ti permette di riconoscerlo. La tua fede è cieca, anche se forte nella professione; è come offuscata, come uno specchio velato dalla polvere di molti anni.
Figlia mia, ravviva la fede nel raccoglimento e ricorda che, anche se oscura nell’essenza, la fede può giungere ad essere tanto viva da produrre, non soltanto la certezza, ma anche l’impressione sensibile della presenza di Dio. Migliaia di anime sante lo esperimentano ricevendo la sacra Eucaristia. Quale fonte di delizie s’incontra nell’Eucaristia, figlie mie!
L’Eucaristia è il dono più prezioso che poteva farci Dio, perché non soltanto è il cammino che ci conduce al cielo, nel seno di Dio termine e compimento dell’ordine soprannaturale, ma è anche in sintesi questo stesso ordine, la copia più felice di quel mondo del divino, di quella beatitudine superiore ad ogni diritto e ad ogni capacità della natura creata che consiste nel vedere Dio in se stesso e nel possederlo eternamente.
Esclamiamo, figlie mie, davanti al tabernacolo: "Quanto è amabile, mio Gesù, il tuo tabernacolo! Beati coloro che abitano nella tua casa, vicino al tabernacolo dove dimora il mio Dio, non in segni e figure, ma in tutta la realtà della sua presenza, anche se coperto dal velo delle specie per non abbagliare i nostri deboli occhi. Le apparenze lo sottraggono al nostro sguardo, ma, anche se oscuramente, possiamo dire abbracciandoci a Lui quando lo riceviamo nella santa Comunione: Ti tengo stretto e non ti lascerò; ti ho nelle mie mani, sulle mie labbra e in tutto il mio essere perché chi mangia il tuo Corpo deve diventare un solo spirito con Te".
La meravigliosa unione del nostro Dio con la persona che lo riceve nel sacramento dell’Eucaristia è ordinata a far sì che l’anima diventi un solo spirito con il suo Dio. Figlie mie, sapete perché non vi smarrite in santo deliquio d’amore pur ricevendo ogni giorno il Corpo del nostro Dio? perché i nostri occhi sono chiusi e oppressi da una strana forza che ci impedisce di riconoscerlo. Ravviviamo la nostra fede nel raccoglimento e nella preghiera.
L’Eucaristia è il dono più prezioso che poteva fare Gesù all’uomo e quindi dobbiamo benedirla, amarla e onorarla costantemente. Andiamo a prostrarci davanti al tabernacolo e riceviamo il Corpo del nostro Dio con desiderio, fede e amore e viviamo unite al tabernacolo nel tempo della nostra vita terrena. (El p
Care figlie, abbiate il massimo interesse a far sì che i bambini amino molto l’Eucaristia e insegnate loro che la cosa più grande per l’uomo è poter ricevere il suo Dio. Dite che si accostino con entusiasmo e fervore al sacro banchetto nel quale ricevono Gesù.
Dite che possono ricevere Gesù Cristo nella persona dei suoi rappresentanti; che lo possono ricevere accogliendo la sua dottrina e i suoi comandamenti, e così avranno assicurata la salvezza eterna. Lo possono ricevere anche spiritualmente, vivendo della sua grazia, alimento celeste della vita eterna. La prima forma produce solo una unione morale; la seconda una unione reale, ma non personale; la terza una unione fisica e personale, ma incompleta; in nessuna di queste tre forme si riceve Gesù Cristo perfettamente.
Rimane un’altra forma di unione fisica, personale e perfetta, quella per la quale l’uomo si unisce interamente a Gesù Cristo incorporandosi e identificandosi con Lui. È un riceverlo perfettissimamente e un partecipare in pieno della vita soprannaturale.
L’incarnazione è riflesso dell’Eucaristia, che è come una nuova incarnazione nella quale il Verbo fatto carne si unisce, se non ipostaticamente per lo meno realmente, con tutti coloro che ricevono il sacramento del suo Corpo e del suo Sangue.
Per portare la vita al mondo fu necessario che il Verbo si unisse ipostaticamente ad una sola natura umana individuale; per diffondere quella stessa vita la Sapienza eterna ideò di unirsi sacramentalmente con tante nature umane individuali quante sono le persone umane che lo ricevono in alimento.
È questa, figlie mie, la spiegazione delle parole del nostro Salvatore: “Io sono venuto nel mondo perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Nel banchetto della S. Eucaristia si respira ricchezza e abbondanza; ricchezza per il modo in cui si comunica la vita di Gesù Cristo, abbondanza per il numero illimitato degli invitati a partecipare della vita.
(El pan 8, 1295-1300)
La Parola di Dio e l’Eucaristia
Care figlie, una di voi mi chiede quale rapporto intercorre tra Eucaristia e parola di Dio. La parola di Dio, figlia mia, è il nutrimento necessario per conservare la vita soprannaturale; la divina Eucaristia è Pane vivo, fonte di vita per chi lo riceve.
Nessuna di voi ignora che è necessario nutrirsi del Pane eucaristico per possedere la vita divina, che cibo dello spirito è la divina parola, e che pertanto per acquistare e per conservare la vita soprannaturale che promana dal cuore di Dio sono necessarie due cose: l’alimento e la luce.
La parola di Dio è la luce delle nostre anime, il sacramento dell’Eucaristia è il nostro Pane di vita. Vive veramente solo il cuore che ama, perché amare è la vita del cuore. E come si accendono le fiamme dell’amore santo della carità che vivifica se non con il soffio della divina parola?
La preghiera, figlie mie, è la fucina in cui si riscalda il cuore umano. Come trascorrevano deliziose le ore per la Maddalena seduta ai piedi del divino Maestro, che tanto amava! Ella ascoltava affascinata le parole che uscivano dalle labbra di Gesù.
Quale amore nel cuore della SS. Vergine infiammato dalla contemplazione attenta delle parole del suo Figlio divino! “Mille volte beati, esclama il nostro Salvatore, quelli che ascoltano la parola di Dio e la custodiscono nel loro cuore”. Sono coloro che vivono la vera vita, la vita che infonde nell’anima il soffio del Verbo di Dio.
Care figlie, è tale l’efficacia della parola divina e così meravigliosa la sua virtù, che senza di essa, oso dire, non può esistere la vita soprannaturale; essa sola infatti vivifica i sacramenti, che sono i mezzi istituiti e ordinati da Dio per dare la vita alle anime. Lo stesso sacramento del Corpo di Cristo destinato ad essere il principale alimento dell’anima, lo è solo in forza della parola che consacrando trasforma il pane materiale in Corpo di Gesù; e questo, pur consacrato e perfetto, non vivifica, ma uccide, se chi lo riceve è privo della parola di Dio che dona lo spirito di fede.
Lo stesso Salvatore, parlando della sua sacratissima Carne ha detto: “La carne non giova a nulla, è lo spirito che dà la vita”. A nulla giova mangiare la carne di Gesù eucaristia se non ci si alimenta contemporaneamente della sua divina parola. È sostanziale mangiare lo stesso cibo e gustare la stessa bevanda, come afferma l’Apostolo: “Tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale; bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava e quella roccia era il Cristo”. Come vedete, è grande la necessità che tutti abbiamo della parola di Dio affinché, animati da essa, riceviamo il Corpo eucaristico così da acquistare e conservare la vita soprannaturale.
Figlie mie, penso che sappiate che il Corpo e il Sangue del nostro Signore Gesù Cristo nell’eucaristia è per se stesso incorruttibile, quantunque possano corrompersi le materie accidentali, fragili che gli servono da involucro. Nulla si spezza e si corrompe della sostanza, del corpo e del sangue inalterabili del nostro buon Gesù Cristo immortale e glorioso sull’altare. Si alterano e si spezzano solamente le specie sacramentali, segni e figure che racchiudono, quale mistico sudario, l’immacolata carne del Signore.
Come nei cieli Cristo è immortale e non soggetto al dolore, ugualmente lo è sull’altare, per cui nulla è capace di produrre alterazione nel suo corpo sacramentato. Allo stesso modo dobbiamo credere inalterabile la parola di Dio nel tempo e nello spazio, nonostante le vicissitudini umane.
La parola di Dio è una sorgente di acqua viva che zampilla per la vita eterna, mentre la nostra povera anima è bruciata dal fuoco delle passioni e inaridita dal soffio ardente dei vizi. Come non esclamare alla vista di quella sorgente: “Gesù mio, simile alla cerva assetata che si slancia verso il corso d’acqua, così la mia anima anela a te, o Dio”.
Figlie mie, in questo modo dovrebbe prepararsi l’Ancella dell’Amore Misericordioso a ricevere il corpo di Gesù e la sua divina parola. Ci sono stati dei santi che, per l’intenso desiderio di ricevere la comunione e per l’amore sensibile del loro cuore infiammato, non potevano trattenere le lacrime e bramavano solo di unirsi al loro Dio, ricevendo il suo sacro corpo con indicibile gaudio spirituale.
Vera e ardente fede possedevano quelle anime, le quali con non minore ansia si disponevano a ricevere lo spirito di Gesù Cristo incarnato nella sua divina parola. Non può sentire un tale desiderio e altrettanta fame e sete della parola di Dio chi non crede con fede viva e sincera nella natura divina di quella parola.
È per me motivo di tristezza sentire dalle labbra di una figlia: “Madre, l’ascolto della divina parola spesso mi annoia e, secondo chi l’annuncia, anche di più. La mia anima non prova alcun fervore quando ricevo la S. Comunione; non avverto alcuna consolazione”. Che pena, figlia mia! Il vuoto del tuo cuore e la tua anemia spirituale sono la fatale conseguenza di quel fastidio. Quali frutti di vita eterna si possono sperare da queste disposizioni?
Dio non ci parla per dilettarci, ma per santificarci, e la sua Chiesa non ci riunisce nei templi ad ascoltare la parola di Dio per darci un contentino spirituale, ma per farci rientrare in noi stessi e, rinfacciandoci i nostri disordini, portarci pentiti dinanzi al Signore e stimolarci alla penitenza.
Avendo compreso questo, figlie mie, cerchiamo di non rendere vana la forza della divina parola, non abusiamo del dono di Dio, il quale non vuole abbandonarci nel cammino dei nostri smarrimenti.
Care figlie, teniamo presente e facciamo comprendere ai giovani e ai bambini che la parola di Dio, anche se contenuta e per così dire incarnata nella parola dell’uomo incaricato di annunciarla, non partecipa delle debolezze a cui è soggetta la defettibile parola umana, né ha bisogno che questa le comunichi bellezza, vigore ed energia, perché dette qualità le sono proprie e il debole strumento umano di cui essa si serve per manifestarsi può solo offuscarle o affievolirle. Quanta sicurezza, figlie mie, ci deve infondere questo pensiero!
Dite ai bambini che non è possibile che questa parola di vita possa alterarsi o corrompersi a causa del linguaggio o dell’orgoglio degli uomini. La parola della Chiesa, autentica parola di Dio, non solo è indefettibile e infallibile di diritto, ma lo è e lo sarà sempre anche di fatto, come lo è stata fino ad ora e lo testimonia in modo inconfutabile la storia.
Care figlie, ricordate che la vera Chiesa di Cristo, - che giammai può essere confusa con un’altra - ha insegnato agli uomini sempre la stessa dottrina, professando apertamente gli stessi dogmi, predicando con la parola e con l’esempio la stessa morale, senza doversi mai smentire o ritrattare, perché possiede la verità rivelata che non può subire alterazioni, né tanto meno essere esposta a mutamenti, né per effetto del clima, né per influenza di razza, lingua o costumi. Per questa stessa sua caratteristica di stabilità si manifesta divina, non contaminata dalle manchevolezze proprie della parola umana, né innalzata dagli effimeri ornamenti della nostra eloquenza.
È certo che non mancano difetti e disordini nei ministri di Gesù, nelle persone a Lui consacrate e in coloro che predicano la divina parola perché, in fin dei conti, i chiamati ad occupare la cattedra dello Spirito Santo sono uomini. Però ricordate, figlie mie, che tutti quei difetti, sempre accidentali e passeggeri, anche se giungono a velare in alcune sue parti - mai in tutte - la divina parola, giammai la possono né la potranno svilire o indebolire.
Cosa credete pretendessero i giudei quando tramavano di uccidere Gesù se non di uccidere quella parola che li feriva a morte, di far tacere quella voce che li importunava rinfacciando le loro malvagità? La verità, figlie mie, provocò quell’odio mortale e la superbia non poté tollerare gli ammonimenti dell’Uomo giusto, per cui la malvagità fu la risposta ai suoi benefici. Così gli empi che ascoltavano Gesù si dissero l’un l’altro, trasportati dai loro folli pensieri: “Accerchiamo il Giusto che si oppone alle nostre opere, condanniamolo ad una morte infame, appendiamolo ad una croce”. E che cosa ottennero, dopo tutto, gli iniqui persecutori del Verbo, della Parola incarnata? Poterono forse ridurla al silenzio? Sì, figlie mie, ma soltanto apparentemente e per un solo istante. È effimero il trionfo dei peccatori!
Gesù Cristo tacque quasi tutto il discorso della sua passione; la sua divina parola rimase silenziosa per qualche ora. Ma prima che si giungesse all’epilogo di quel dramma augusto, già era risuonata, con accento alto e penetrante, quella invincibile parola, e la croce sarà la cattedra e il trono da cui brillerà con splendore immortale. Dopo la risurrezione del divino Giustiziato, chi mai ha potuto arrestare o anche intralciare il corso vittorioso della parola di Dio in bocca agli Apostoli e ai ministri della Chiesa? Nessuno, figlie mie; essi dicevano e ancora dicono con verità: “Non possiamo tacere perché siamo espressioni viventi della parola di Dio”.
(El pan 8, 1307-1325)
fonte di vita soprannaturale
Care figlie, che cos’è la vita dell’uomo? La vita dell’uomo è la cosa più effimera; un po’ di vapore che immediatamente svanisce; l’immagine di una nube improvvisamente disfatta dal più lieve alitare del vento. Eppure certamente la vita in se stessa non è disprezzabile, anzi nulla è più mirabile, mistico e prodigioso di questo modo di essere che, come muro insormontabile, separa i due regni: organico e inorganico, senza che gli sforzi della falsa scienza abbiano potuto distruggerlo. D’altra parte le investigazioni della vera scienza non hanno potuto spiegare che cosa è la vita.
È il gran problema della biologia, della filosofia e perfino, in certo modo, della teologia, dato che estende i suoi domini anche nella regione soprannaturale. Quante volte si nomina la vita nelle pagine della Sacra Scrittura?! Sempre si parla di vita, incominciando da Colui che ne è la fonte, che non solo la possiede ma è la vita stessa. E che cosa non si dice della vita, ora buona ora cattiva, felice o disgraziata?
Parliamo molto della vita del corpo e dell’anima. di quella temporale e di quella eterna. La vita in sé, nel suo genere e negli avvenimenti di cui si riveste, è varia e si può dire che l’uomo abbraccia tutti i generi ed è esposto a tutti gli eventi. L’uomo partecipa della vita di tutti i viventi, o meglio, possiede la vita nel modo più eccellente rispetto a tutti gli esseri della scala inferiore e nello stesso tempo si avvicina ai viventi della scala superiore. Se non la possiede per natura, per grazia emula nobilmente la vita degli angeli fino a partecipare della vita di Dio.
Se l’uomo in certo modo comunica la sua vita agli esseri inanimati, dando forma ed espressione vitale al marmo e al bronzo, ridendo con i fiori e conversando amichevolmente con gli animali, perché non potrebbe, anche e molto di più Colui che è vita per eccellenza comunicare la sua alla creatura razionale?
Intorno a questa comunicazione della vita divina ci istruisce chiaramente la S. Scrittura, e la fede cristiana ci insegna che Gesù, nostra vita, è venuto sulla terra per donarla all’uomo; non certo quella naturale che già possiede, bensì quella divina, piena e sovrabbondante, emanazione della stessa vita di Cristo, il quale è via, verità e vita. Della vita soprannaturale Gesù è principio e fonte, soprattutto nell’Eucaristia; da questa infatti scaturisce un torrente di vita soprannaturale divina.
Care figlie, ricordiamo che la vita generata da un principio interno e proprio, la vita che non ha limiti per intensità e durata, può essere solo un attributo della Divinità.
Soltanto Dio può affermare in tutta la sua portata questa parola "Vivi". E Gesù, vero Dio anche se vero uomo, ha detto: "Io vivo" e poi rivolto ai discepoli "Voi vivrete". Proprio in virtù di questa divina parola l’Apostolo poté affermare: "Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me". Tali preziose parole sono di una inimitabile sublimità; espressione della vita divina nell’uomo. Penso che da ciò vi sarà facile dedurre le caratteristiche principali della vita soprannaturale, cioè la sua eccellenza e fecondità, la sua origine, la sua natura divina e il velo di mistero che la copre.
Per comprendere l’eccellenza di questa vita superiore io credo che basti la considerazione che è la più alta e perfetta che può vivere una creatura razionale, essendo la più alta dal punto di vista intellettuale e la più perfetta dal punto di vista morale.
Che cos’è la vita intellettuale? Chiamiamo vita intellettuale l’attività dell’intelligenza rivolta alla conoscenza e all’acquisizione della verità. Così vive il saggio, il cui intelletto occupato sempre nella ricerca delle vie della luce, si muove con una attività sorprendente ricorrendo gli spazi infiniti delle relazioni tra gli esseri, senza consumarsi o deteriorarsi, così come il vivente organico, sempre più ricco e potente, sviluppa e perfeziona il suo essere.
Stupenda azione vitale è quella della conoscenza intellettuale che si realizza con la sola forza dell’intelligenza. Conoscere la verità non costituisce forse il vivere più sublime?! Ebbene, la vita divina nell’uomo è vita di fede: di fede vive il giusto. Quale grazia, figlie mie, vivere nella fede del nostro buon Gesù!
Vorrei che rifletteste bene sulle obiezioni che ora vi voglio fare: che cos’è la scienza naturale se paragonata alla fede? Quale valore hanno le sottili ed elaborate speculazioni di quella in paragone alle magnifiche e semplici rivelazioni di questa? Si è voluto far credere che la fede nella rivelazione soffoca e uccide l’attività intellettuale e la si è paragonata ad una pianta parassita che fa seccare l’albero del quale, nel suo abbraccio, succhia la linfa.
Nulla di più falso perché la fede, lungi dal soffocare le energie dell’intelletto, le ravviva e irrobustisce; anzi ancora di più, fornisce loro un alimento ricchissimo di sublimi verità, mettendo in evidenza Dio e i suoi attributi, l’anima e i suoi destini. Nella contemplazione e nello studio di questi l’uomo può impegnare tutta la ricchezza della sua ragione, senza arrivare ad esaurire la materia.
Figlie mie, meglio dei saggi, ci possono spiegare l’altezza e l’eccellenza della vita intellettuale i grandi contemplativi, le anime che sanno veramente amare. Queste, senza tanti studi, sono state trasportate, quali nuovi Elia, sul carro di fuoco dell’orazione soprannaturale fino alle altissime regioni dove giammai potrà salire l’uomo d’ingegno e accademico.
Ricordate che l’anima deificata dall’azione dello Spirito Santo arriva a conoscere cose tanto elevate e divine che non vi è modo né parola per poterle esprimere. Spero che con quanto si è detto avrete compreso un poco della sublimità di quella vita che Dio comunica all’intelligenza e che è la più elevata nel genere della vita intellettuale.
Care figlie, qual è la vita caratteristica dell’uomo, essere razionale e perfettibile? La vita chiamata morale. Vivere moralmente è muoversi, progredire, perfezionarsi nella virtù e nell’amore che si fa ogni giorno più ardente, e nella pratica della carità perché al di fuori della virtù non c’è vita degna di questo nome, bensì la vita animale dei sensi che porta l’uomo a vivere in seno alla corruzione, degradato dal vizio. Questa non è vita, è giacere in un sepolcro; è distruggersi nella putrefazione come un cadavere.
E quale virtù puramente umana, germogliata e sviluppatasi nel terreno della natura razionale, può eguagliare la carità, radice e fiore dell’albero soprannaturale? Ah, figlie mie, questa è la regina di tutte le virtù, la fonte degli atti più eroici, delle imprese più ardue e gloriose e dei sacrifici più sublimi: è la sorgente copiosa di eccelsa vitalità morale in un ordine molto più elevato di quello della natura. Ed è così alto il prezzo di questa virtù che senza di essa nulla valgono i doni più vantaggiosi.
La carità è il vincolo della perfezione ed è superiore ad ogni forza della volontà, perché soltanto da Dio promana direttamente, così come la grazia, essendo il primo frutto dello Spirito Santo. "La carità - dice San Giovanni - procede da Dio e colui che permane in essa permane in Dio e Dio in lui, perché Dio stesso è carità". Possedere la carità è vivere realmente e pienamente.
Consideriamo, figlie mie, che la fecondità è una proprietà della vita perché, come il bene, essa tende a comunicarsi, a dilatarsi. Se la fecondità è un attributo concesso alla vita animale e anche a quella vegetale, per quale motivo dovrebbe essere condannata ad una oltraggiosa sterilità la vita superiore dello spirito, o peggio la vita divina?
Per nessun motivo anzi al contrario non c’è nell’ordine dei viventi fecondità più prodigiosa di quella della vita soprannaturale, principio di meravigliosa e inesauribile creatività. Essa fa vivere tanti morti, ai quali trasmette la vita in virtù di un misterioso galvanismo: alla sua voce si alzano i cadaveri; al suo contatto riprendono forza i deboli; per il suo influsso guariscono gli infermi. Come la luce tende a riempire tutto lo spazio e con la sua presenza allontana le tenebre, così la vita soprannaturale, che è luce di fede e fiamma di carità, si espande in ogni parte della terra colmando di beni tutto l’universo.
Però questa vita, posta e sviluppata nell’uomo, non appartiene alla sua natura, non affonda le radici nel profondo del suo essere, come l’intelligenza, l’amore e la sensibilità. E’ vita a lui estranea, è un impulso ricevuto dall’esterno. Ebbene, da chi se non da Dio stesso? È la vita di Dio nell’intelligenza e nel cuore della sua creatura. Chiaramente lo affermano le seguenti parole: "Vivo, però non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me".
Figlie mie, per quanto straordinario e incredibile vi possa sembrare, questo è il carattere proprio della vita soprannaturale: trarre da Dio la propria origine, essere di natura divina. Lo dimostra l’Apostolo con queste ardite parole: "Per la grazia di Dio sono quel che sono", poi, non attribuendo nulla a sé, aggiunge: "Non io, ma la grazia di Dio in me" e "Non perché io sia da me stesso capace di pensare qualcosa di buono, ma perché questa capacità mi viene da Dio".
Così ci insegnano anche le seguenti parole rivolte a Nicodemo dal nostro dolce Gesù: "Se uno non nasce da acqua e dallo Spirito non può entrare nel regno di Dio". "Siete stati rigenerati - dice l’apostolo S. Pietro - non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla Parola di Dio", perché dice l’apostolo S. Giovanni: "A quanti l’hanno accolto, (il Verbo) ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati". Questo è un nuovo nascere da Dio, un nuovo essere dell’uomo, un principio nuovo di vita, vita soprannaturale.
Ricordiamo che la carità ha la sua origine nella fede, come il calore deriva dalla luce, e la fede da Dio. La rivelazione, essendo un fatto divino, contingente e libero anche se imperiosamente richiesto dalle necessità morali dell’uomo, è al di là della portata della natura creata, è un dono della bontà di Dio che si degna, a beneficio della sua creatura, di alzare un poco il velo che copre i misteri del suo essere incomprensibile e ineffabile.
Pertanto, se la rivelazione è un fatto soprannaturale, lo sono anche la fede, la carità e la vita che deriva da queste due virtù divine. D’altra parte, come si può vedere Dio senza possedere gli occhi di Dio? Infatti, rispetto a quella infinita chiarezza gli occhi dell’intelletto umano sono tenebra e "le tenebre non lo compresero".
E come potremo amare Dio qual è in se stesso senza avere il cuore divinizzato? Come ci uniremo a Dio, essendo l’uomo un essere infinitamente distinto da Lui? Che cosa è l’uomo perché Dio stesso si ricordi di lui e lo visiti? Figlie mie, esclamiamo con il Profeta regale: "Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi, un figlio d’uomo perché te ne curi?"; "Chi sono io - esclama Davide - per diventare figlio del Re?".
Non sarà temerario affermare che Dio stesso abita con l’uomo e per un mirabile e nuovo modo d’intervento, si conosce e si ama in modo che la conoscenza e l’amore siano atti derivanti da un principio complesso, divino e umano, non per unione ipostatica, che sarebbe un grave errore immaginarlo, ma per unione meramente accidentale?
Questa vita nascosta con Gesù in Dio è misteriosa, o mistica, e si può chiamarla anche morte perché colui che la vive è morto per il mondo e le creature e vive una vita celeste e divina. Coloro che vivono questa vita sono chiamati morti, mentre sono i veri vivi; al contrario quelli che vivono solamente una vita sensuale sono chiamati vivi e in realtà sono morti.
Gesù stesso ha detto: "Chi vuol salvare la propria vita è necessario che la perda", o con una morte effettiva quando lo esige il dovere, o con la mortificazione. Per appartenere a Gesù Cristo ed essere da Lui vivificate è necessario crocifiggere la carne con i suoi vizi e le sue concupiscenze. Ciò vuol dire che lo sviluppo di questa vitalità divina, essendo tanto vigoroso, debilita e quasi estingue l’altra vitalità, quella viziosa e inclinata al male, la quale, anche quando è volta ai beni inferiori, è incompatibile con quel soffio vitale di natura così elevata.
Tuttavia, non sembrano forse esseri morti coloro che Dio eleva miracolosamente al di sopra di se stessi nel rapimento della contemplazione? Ah, figlie mie, è difficile spiegare ciò che si prova in quella meravigliosa unione che produce immobilità, silenzio, sospensione delle potenze e dei sensi, morte mistica e vera vita. Benedetto silenzio nel quale parla Dio e tace la creatura! Felice sospensione che interrompe l’azione del corpo perché operi solamente lo spirito, e felice elevazione nella quale lo spirito esce da sé per innalzarsi all’unione con il divino!
La vita soprannaturale, che riceve forza sostanzialmente dallo spirito di Dio che la produce, l’alimenta e la fortifica, partecipa del carattere spirituale; è in buona parte invisibile e per quanto le sue manifestazioni esteriori siano a volte abbaglianti, come nella trasfigurazione di Gesù sul Tabor, normalmente si nasconde ai sensi, per cui risulta quella nota di interiorità e di intimità che ha tanto sapore di morte ed è in realtà un grande e profondo mistero.
Perciò tante anime non conoscono questa vita e vivono stordite dagli avvenimenti più o meno rumorosi della vita naturale, abbagliate dalle sue figure più o meno ingrandite e brillanti, mentre nel maggior numero delle anime la vita soprannaturale scorre soavemente nel silenzio dello spirito e nella solitudine del raccoglimento, come la delicata violetta nascosta nei boschi.
Per il mondo i vivi sono morti e i morti sono vivi; ma per noi, Ancelle dell’Amore Misericordioso, il mondo deve essere morto, o meglio, il mondo deve essere crocifisso e noi per lui.
Ricordiamo, figlie mie, che per conservare la vita eterna in noi è necessario mangiare la Carne e bere il Sangue del nostro dolce Gesù. Così affermò Egli stesso quando promise ai suoi discepoli l’istituzione di questo mirabile sacramento. E non può essere diversamente, dato che soltanto Dio è la fonte di questa vita e Gesù Cristo, Uomo Dio, è l’unico che può trasmetterla. Dove vogliamo trovare la pienezza della vita soprannaturale se non in Dio? Essa è partecipazione di quella divina. Tale vita sembrava destinata a diffondersi fuori di Dio tra gli uomini, come la luce, ma le tenebre avvolgevano l’uomo in un fitto velo e la luce era oppressa sotto il peso di quelle tenebre della natura umana, cieca rispetto alle cose divine. La caligine del peccato, ancor più densa, non lasciava vedere la luce.
Ma ecco che "il Verbo si fece carne per abitare fra noi". Questo avvenimento portentoso dissipò le tenebre con la presenza fisica di Dio sulla terra e a noi si manifestò e comunicò la vita. Tale fu l’effetto dell’Incarnazione. Per generazione divina la vita di Dio fu introdotta nell’uomo e di essa fu autore il Verbo, incarnato nel seno della Vergine Santissima.
Nella generazione temporale di Gesù è posto il segreto della nostra rigenerazione eterna, perché nascendo Egli dalla SS. Vergine, noi siamo nati da Dio. Prendendo il corpo umano Egli ci ha dato la sua divinità; e così l’Incarnazione, Dio fatto uomo, ci ha rivelato la possibilità e la realtà di questa comunione di vite, divina e umana, in un solo soggetto. In quell’Uomo, il Bambino Gesù nella grotta di Bethlem, riconosciamo la pienezza e gli attributi della Divinità, la vita di Dio in tutto il suo vigore.
Se la vita è attività, quel Bambino opera senza riposo. Egli dice: "L’eterno Padre agisce ed io con Lui". Possiede la stessa vita del Padre, la pienezza della vita, e di quella pienezza noi abbiamo partecipato e possono partecipare tutti gli uomini, di ogni secolo e razza, e anche gli stessi angeli.
Figlie mie, Gesù è il nuovo Adamo, prefigurato dal primo padre di tutti i viventi. Ogni pienezza tende a traboccare; pertanto possedendo Gesù la pienezza della vita divina, non poteva fare a meno di comunicarla a quanti fossero capaci di riceverla.
In tal modo diede potere di diventare figli di Dio a coloro che la ricevettero e il potere di essere figli di Dio equivale al diritto di acquistare la vita divina. Mi dice una di voi: "Madre, qual è la condizione essenziale e necessaria per acquistare quel diritto?". Non è altra, figlia mia, che riceverla. Per questo nell’Eucaristia la vita soprannaturale si comunica in modo sovrabbondante, perché in essa si riceve nel modo più perfetto.
Ricordiamo che Dio è glorificato sulla terra tanto come nel cielo. Per Gesù la vita nel sacramento del suo amore è vita di beatitudine, di carità eccellentissima verso gli uomini, ai quali si dona totalmente, anima e corpo, rinnovando incessantemente l’olocausto del Calvario. Ne deriva il fatto che quella vita così gloriosa in se stessa, sebbene di apparente umiliazione, sia così feconda di benedizioni per la Chiesa, principio di ogni grazia, e che da essa promanino originariamente la giustificazione per il peccatore e la santificazione del giusto.
È vita veramente soprannaturale perché per produrla è necessario che operi Dio con la sua onnipotenza, moltiplicando i miracoli dato che per quel fine deve essere sospeso il corso delle leggi naturali. E’ senza dubbio il maggiore di tutti i miracoli operati da Gesù.
Né fa minore meraviglia che sia quella una vita simile a morte, vita di incruenta immolazione. Il mondo non dimostra di riconoscere nell’Eucaristia il suo Dio, il suo Creatore, anzi al contrario lo bestemmia, lo oltraggia e lo copre di disprezzo. Tutto questo ci conferma che con l’Eucaristia confina la vita soprannaturale.
Numerosi sono gli uomini che vogliono la vita e la cercano con affanno, ma non pensano di volgere lo sguardo alla S. Eucaristia. E’ necessario che aprano gli occhi e vedano il torrente di vita eterna che scaturisce dall’altare e comprendano che l’Eucaristia è la fonte della vita felice, fonte inesauribile aperta nella roccia ferma e sicura che è Gesù Cristo. Figlie mie, non dimentichiamo mai che la vita temporale è molto fragile, effimera e colma di miserie, mentre la vita di Gesù è stabile, sublime, unica, immortale. Beato chi se ne appropria! Sventurato chi non vive la vita di Cristo! Figlie mie, la nostra vita sia giustizia, pietà, dedizione, sacrificio e carità; in una parola, viviamo in Dio e per Dio. (El pan 8, 494-535)
mercoledì 11 novembre 2015
Liturgia
SAN MARTINO DI TOURS, VESCOVO
Memoria
Liturgia del giorno
PRIMA LETTURA
Sap 6, 2-12
‡ Dal libro della Sapienza.
Ascoltate, o re, e cercate di comprendere; imparate, governanti di tutta la terra.
Porgete l'orecchio, voi che dominate le moltitudini e siete orgogliosi per il gran numero dei vostri popoli.
La vostra sovranità proviene dal Signore; la vostra potenza dall'Altissimo, il quale esaminerà le vostre opere e scruterà i vostri propositi; poiché, pur essendo ministri del suo regno, non avete governato rettamente, né avete osservato la legge né vi siete comportati secondo il volere di Dio.
Con terrore e rapidamente egli si ergerà contro di voi poiché un giudizio severo si compie contro coloro che stanno in alto.
L'inferiore è meritevole di pietà, ma i potenti saranno esaminati con rigore.
Il Signore di tutti non si ritira davanti a nessuno, non ha soggezione della grandezza, perché egli ha creato il piccolo e il grande e si cura ugualmente di tutti.
Ma sui potenti sovrasta un'indagine rigorosa. Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole, perché impariate la sapienza e non abbiate a cadere.
Chi custodisce santamente le cose sante sarà santificato e chi si è istruito in esse vi troverà una difesa.
Desiderate, pertanto, le mie parole; bramatele e ne riceverete istruzione.
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.
SALMO RESPONSORIALE
Sal.81
RIT: ‡ La difesa del povero è il Signore.
Difendete il debole e l'orfano,
al misero e al povero fate giustizia.
Salvate il debole e l'indigente,
liberatelo dalla mano degli empi.
Io ho detto: «Voi siete dei,
siete tutti figli dell'Altissimo» .
Eppure morirete come ogni uomo,
cadrete come tutti i potenti.
CANTO AL VANGELO
Alleluia, Alleluia.
‡ Ricolmi dello Spirito,
rendiamo grazie per ogni cosa a Dio Padre,
nel nome del Signore nostro gesù Cristo.
Alleluia.
VANGELO
Lc 17, 11-19
Dal Vangelo secondo Luca
‡ Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».
Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse:
«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
martedì 10 novembre 2015
Pensieri mattutini
Madre Mia ringrazia il Buon Gesù per avermi Donato un marito stupendo, e ringrazia il buon Gesù per avermi fatto maturare e capire il vero significato della vita... Attraverso il tuo insegnamento ho capito davvero molto e ho capito davvero e soprattutto che Dio ci dona tanta forza. Anche se molte cose non le condivido,.. Leggendo i tuoi scritti ho trovato una frase che diceva " non condivido le tue scelte ma sia fatta la tua volonta'"... E credo che a Lui dobbiamo tutto dobbiamo ogni cosa... Poi ovviamente questo è un un mio pensiero, ognuno ha il suo punto di vista....