giovedì 14 gennaio 2016

Il Carisma della Amore Misericordioso

" Dio , Amore Misericordioso,in questi tempi difficili e di lotta per la Chiesa, vuole benignamente elargire le ricchezze della sua misericordia e per questo fine fa nascere una pia Famiglia di Sacerdoti e Fratelli chiamata" FIGLI DELL' AMORE MISERICORDIOSO"che realizzerà varie opere di carità con molto benefico per gli uomini. Porteranno aiuto e conforto a molte famiglie bisognose e afflitte, consolazione ai malati, in essa orfani e bisognosi troveranno la loro famiglia, i giovani la guida,i deboli il sostegno,i caduti la forza per rialzarsi... Tutto ciò sarà fatto unicamente ed esclusivamente per amore di Nostro Signore Gesr Cristo e per la santificazione dei membri di questa famiglia religiosa" Questo è quanto la Madre Sperr ha scritto per espressa volontà di Gesù in apertura alla Costituzione. Questa famiglia religiosa ha il compito di addittare al mondo l' unico Salvatore l' único Mediatore, Colui che ha fondato nel mondo la ' civiltà della' amore'. Solo in Lui si può trovare pace, gioia di vivere, fraternità, amicizia, forza nella' affrontare le prove della vita. Lui, la Vittima innocente, porta l' offerta di sé a perfezione e, inchiodato al patibolo infame, ha ancora sentimenti di compassione e misericordia per chi l' ha condannato, frustrato, condannato, coronato di spine, deriso, caricato della Croce,inchiodato e innalzato sul Golgota. . Per noi sono le parole di mediazione presso il Padre:" Padre,personali, perché non sanno quello che fanno..." Hanno inchiodato le sue membra ma non hanno potuto inchiodato il suo Cuore....

domenica 10 gennaio 2016

domenica 15 novembre 2015

Matrimonio
e vita religiosa:


due vocazioni, due diaconie,un solo Spirito


È il tema sul quale abbiamo riflettuto insieme alle numerose coppie che partecipano agli incontri "formato famiglia" che si tengono al Roccolo Speranza, una domenica al mese. È stata anche l’occasione per stringerci attorno al Santo Padre, Benedetto XVI, con sentimenti di affetto e di stima: la sua rinuncia ci insegna a vivere la vita con determinazione e rettitudine, con umile risposta, come servizio, come dono ricevuto dal l’Alto.
Mentre mi accingo a scrivere questo articolo, lo Spirito del Signore ha appena affidato la sua Chiesa alle cure di un nuovo Pastore, Papa Francesco, che - come lui stesso ha detto - "è venuto dalla fine del mondo" e sta annunciando con il tratto e la parola la misericordia, la bontà, la tenerezza che toccano il cuore. Ringraziamo il Signore per questo Padre "guidato dallo Spirito" che ci sta conducendo sulle strade dell’Amore crocifisso, pronto a farsi dono, che ci invita a non scoraggiarci e a non farci rubare la speranza, che dà testimonianza di un premuroso affetto verso i poveri, gli emarginati, i bisognosi, verso ogni "altro" che la vita ci mette accanto e ci affida.
Se ci domandassimo: cosa spinge una coppia a sposarsi o una persona a mettere a servizio di tanti la propria vita? Cosa desidera un genitore per propri figli o un sacerdote, una consacrata per le persone che le sono affidate? Credo che la risposta potrebbe essere riassunta in una parola: l’Amore!
L’amore, quello vero, tanto diverso da quel sentimento spontaneo che ci svende a buon mercato fra i saldi di relazioni poco impegnate, superficiali, istintive, utilitaristiche. L’amore costa perché è prezioso e si apprende vedendo amare e facendo esperienza di essere amati. L’amore sa che il travaglio per dar vita alla relazione non è indolore. Mi chiedo se oggi, tanta fragilità giovanile e di molti (troppi!) bambini non nasca dall’estrema fragilità affettiva che si vive in famiglia e dalla mancanza di credibilità, di autorevolezza, di testimonianza di noi adulti.
Lo Spirito fecondi queste semplici riflessioni e queste povere parole umane perché illuminino il desiderio di far nuove le nostre case, le nostre relazioni, le nostre scelte, la vita di tante coppie, di tante famiglia, dei consacrati, per lasciarci condurre verso quel "di più" di bene, verso il più perfetto, verso la santità e la pienezza dell’amore che il Signore attende da noi e che solo può farci crescere in umanità.
Ognuna delle nostre vite potremmo definirla come vocazione all’amore, che si realizza pienamente nel matrimonio o nella verginità: "Sia l’uno che l’altra, nella forma loro propria, sono una concretizzazione della verità più profonda dell’uomo, del suo ‘essere a immagine di Dio’" (FC 11), dell’alleanza di Dio con il suo popolo, del fine ultimo della vita.
Vogliamo ribadire "il valore e la fiducia nella persona umana come essere educabile all’amore totale, unico, fedele e fecondo"1, sia in senso fisico che spirituale e sostenere "i nostri figli in un cammino di crescita, orientato a costruire gradualmente un vero e proprio progetto, che corrisponda sempre più alla scoperta del disegno di Dio su di loro" (OPPMF). Lo scorso anno, una famiglia mi scrisse il suo stupore nello scoprire questo grande progetto e la gioia di riconoscere il miracolo che Dio ogni giorno compie in loro2.
Nell’enciclica Redemptor hominis il Beato Giovanni Paolo II insegna che «l’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non s’incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente» (RH 10).
Come qualcuno ha detto, l’amore autentico si alimenta e cresce nel dialogo, nella presenza reciproca e nella disponibilità di tempo – così tiranno nel quotidiano! – ma la presenza di tante famiglie agli incontri, come anche il vostro essere qui a leggere queste righe è segno di un desiderio grande, è segno di un amore che vuole crescere… anche grazie all’esperienza di altre famiglie. "La vocazione di ciascuno è dono e ricchezza per tutti ed è testimonianza di Chiesa" (OPPMF).
Viviamo, come sottolineano molti, in una "mentalità individualistica, che mina la scelta del dono di sé a tutti i livelli e quindi mette in crisi l’autenticità di un rapporto di coppia vissuto non per se stessi, ma nella prospettiva di un dono sincero di sé all’altro e, nella forza di questa donazione, nel servizio agli altri…"; mette in crisi anche il "per sempre", la fedeltà (OPPMF).
"…Oggi si va costituendo una dittatura – [eppure ci sentiamo tanto liberi!] – del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie" (Card. Ratzinger, 18.4.2005).
Come ci dice il salmo, saremo veramente liberi se sapremo legarci all’Amore, legarci alla Verità: solo il vivere nella Verità ci aiuterà a superare l’ambiguità nei rapporti, i sotterfugi, le cose celate all’altro, i compromessi, le gelosie, le invidie, le pretese… preludio alla "dittatura" e alla "schiavitù" delle proprie passioni.
L’amore, come ci ha insegnato Gesù, quando è autentico disturba il Maligno, interessato a spingere al male, alla divisione, alla mediocrità, alla superficialità, al proprio interesse, nell’intento di far perdere al sale il suo sapore: coppie e famiglie che vivono una vita insipida, tiepida; religiosi che si accomodano in una vita mediocre. L’amore autentico va dunque provato e purificato come oro nel crogiuolo perché appaia in tutto il suo splendore: un’operazione che come direbbe Madre Speranza non è indolore.
È sempre lei che ci insegna e ci invita a vivere il tempo della tentazione e della lotta, il travaglio interiore come tempo di grazia. Noi siamo soliti spaventarci, invece Dio vede ogni evento come un tempo favorevole. Sì, proprio quando le forze umanamente ci appaiono insufficienti, quando viviamo nella carne l’impossibili tà di seguire il cammino sul quale Gesù stesso ci ha avviati (in particolari momenti, le richieste della vita di coppia, della genitorialità, come quella della vita religiosa o della vita comunitaria sembrano diventare davvero impossibili), si apre uno "spiraglio": "tutto è possibile a Dio" (Mt 19,26). Può diventare il tempo di una rinnovata e impegnativa scelta di appartenenza totale a Cristo, al coniuge, ai figli, alla comunità, a ogni fratello e sorella che il Signore ci affida… perché il Signore è con noi proprio nel momento della prova. Potremmo dire che è la "prova della verità" di quanto crediamo al valore della nostra chiamata come gratuito dono che Dio continuamente rinnova.
Per addentrarci un po’ più nel nostro tema, sentiamo quanto scrive M. Anna Maria Cànopi, fondatrice e monaca benedettina: "Matrimonio e consacrazione verginale hanno, pur nella loro differenza, un fondamentale punto in comune: sono scelte di vita complementari che impegnano totalmente, e proprio per questo si devono fondare sulla fede e sulla fedeltà; fede per saper sempre credere, anche nell’ora della prova, al valore della propria vocazione; fedeltà per viverla con una dedizione quotidianamente rinnovata.
Se nel matrimonio la fede in Dio si deve tradurre anche in piena fiducia e apertura reciproca tra gli sposi, nella verginità consacrata sarà invece maggiormente sottolineato l’aspetto della fede pura e della «fedeltà nella notte», perché i vergini sono come sentinelle vigilanti in attesa del ritorno del Signore.
La grandezza e la bellezza di entrambe le vocazioni richiedono piena serietà e responsabilità nell’accoglierle e nel viverle, sempre considerandole un dono e un compito che viene affidato dal Signore stesso come strumento di salvezza per tutti gli altri. Vivere fedelmente e appassionatamente la propria vocazione è dunque anzitutto espressione di obbedienza a Dio e cooperazione al suo disegno salvifico, ma è anche segno di speranza e di gioia per i fratelli ancora alla ricerca del valore e del senso della vita, affinché possano essere aiutati a scoprire il loro posto nella Chiesa e nella società, per giungere tutti insieme alla definitiva unione sponsale con il Signore, nel suo Regno eterno"3.
E se iniziassimo noi? Se fossimo noi queste "famiglie di Speranza"? Se rispondessimo, con la vita di tutti i giorni: "Eccoci, Signore, manda noi…, manda me…"?

adre Speranza e la famiglia
(Berardi Marina)
Riproponiamo alcune riflessioni sull’attenzione particolare che Madre Speranza ha avuto per la Famiglia, prima cellula della società e chiamata, per vocazione, ad essere comunità di vita e di amore. Attraverso la sua maternità e santità di vita, la Madre può dare un notevole contributo per aiutarci a riscoprire quei valori su cui si dovrebbe fondare ed ancorare ogni famiglia cristiana di cui non vogliamo solo scoprire i limiti ma anche le risorse, per gettare uno sguardo retrospettivo che illumini il presente e prepari un futuro migliore.


Dall'esperienza di un Dio personale

Gesù, fatto uomo, è venuto a condividere la nostra vita, quella di tutti i giorni, le nostre gioie, le nostre fatiche..., ha vissuto assoggettato a Maria e Giuseppe, crescendo in santità e grazia,... ha lavorato nel nascondimento e nell'umile lavoro di suo padre..., ha avvicinato famiglie nella sofferenza ed ha portato salute, pace del cuore, perdono...
Il Dio incontrato e conosciuto dalla Madre è quello che si "incarna" nella nostra in questa complessa e contraddittoria realtà, è un Dio presente nella vita di tutti i giorni, oserei dire, soprattutto di quelli feriali, quando la routine si fa pesante, quando le fatiche e i dispiaceri sembrano schiacciarci e togliere ogni spazio alla fiducia.
Anche per la Madre non sono mancate difficoltà interne ed esterne alla sua Famiglia religiosa, ma il suo atteggiamento è stato sempre quello di un profondo abbandono nelle braccia di quel Dio che aveva scoperto Padre.
«Fra tutti i sentimenti e convinzioni l'esperienza che rimane più impressa nel cuore e nella mente è il poter chiamare padre Dio in persona» (1).
Il "segreto" della sua fecondità apostolica e della sua incisività verso chiunque avvicinava anche per pochi minuti credo nasca proprio dall'aver fatto esperienza di un Dio che non era un «Padre offeso per le ingratitudini dei suoi figli» ma, al contrario, un
«Padre buono che cerca in tutti i modi la maniera di confortare, aiutare e far felici i suoi figli, che li segue e li cerca con amore instancabile, come se Lui non potesse essere felice senza di loro» (2).
Molte potrebbero essere le testimonianze di quanti hanno fatto esperienza di questo Dio che entra personalmente nella storia di ognuno, in quella situazione particolare, quel giorno... che comunica Amore, e questa volta con la A maiuscola.
Questo è il Gesù che Madre Speranza ha incontrato ed accolto. Nell'Amore Misericordioso, ella ha saputo trasformare la sua vita in un dono ai fratelli, per donare speranza, per annunciare la gioia di poter «chiamare Padre a tutto un Dio», per intercedere per la salute dei sofferenti ed il perdono dei peccatori...
In tutta la Scrittura, Dio sembra «inseguire» l'uomo con instancabile e fedele amore, con gli stessi sentimenti di uno sposo che cerca la sua sposa, con quelli di un padre e di una madre che attendono con ansia il ritorno del figlio, che desiderano il suo bene. Sì, il Dio di Madre Speranza è Colui che mostra una particolare predilezione per coloro che sono più bisognosi di amore e di misericordia:
«Lui ama tutte le anime allo stesso modo, - scrive nel 1928 - e se esiste qualche differenza è quella di amare di più quelle che, cariche di difetti, si sforzano e lottano per essere come Lui le desidera [...]; l'uomo più perverso, il più abbandonato e miserabile è amato da Lui con tenerezza immensa, è per questi un padre ed una tenera madre» (3).
Questa manifestazione di Dio sembra stridere con la nostra tendenza a crederci in diritto di essere amati per i nostri meriti, per le opere buone che talvolta compiamo... sembra stridere con una cultura dominante che rifiuta ed emargina quanti non rientrano nella cosiddetta categoria di «brave persone»... eppure proprio per queste persone Dio è padre e tenera madre.
In un mondo alla ricerca del sensazionale, il vero miracolo è proprio quello compiuto da Dio che invita ed aiuta ogni uomo a superarsi nelle sue capacità e nei suoi limiti, nell'individualismo e nelle paure... per condurlo ad un incontro personale con Lui ed in Lui con gli altri.
Questo amore è quello che ha conquistato la Madre, un amore incondizionato, senza riserve. Questo stesso amore Madre Speranza ha voluto che animasse la vita religiosa, pensata come una Famiglia, di cui ella stessa ne ha fatto esperienza. Ha voluto che tale amore animasse anche la vita e il rapporto di ogni famiglia umana, così come lo ha riproposto e raccomadato a tanti genitori e a tanti figli. Vediamolo insieme.
Una esperienza nuova di vita religiosa:
una Famiglia Religiosa, di religiosi e di religiose,
che fosse modello, aiuto e servizio a tutte le famiglie.
Le due Congregazioni fondate dalla Madre, le Ancelle e i Figli dell'Amore Misericordioso, sono state pensate da Dio come un'unica realtà, una Famiglia Religiosa.
Le Costituzioni scritte dalla Madre, fin dal 1930, contenevano già in germe questo nuovo progetto:
«Il buon Gesù mi ha detto che è giunto il momento che scriva le Costituzioni, sulle quali, più tardi, si dovranno reggere i Figli dell'Amore Misericordioso e, molto presto, la Congregazione delle Ancelle dell'Amore Misericordioso. Da tali Costituzioni debbo copiare quanto si riferisce alle Ancelle, lasciando a parte ciò che più tardi dovranno osservare i Figli del suo Amore Misericordioso» (4).
Per i suoi figli, Madre Speranza chiedeva che rimanessero fedeli a questo grande ed innovativo progetto d'amore, per essere testimoni di comunione in Lui:
«Chiedo sempre al Buon Gesù che le due Congregazioni, così come Lui le ha volute, si aiutino e si completino mutuamente, vivendo sempre unite dall'amore e dalla carità» (5).


Un Santuario a servizio della famiglia

Questo stile di vita voleva trasparisse in ogni sua attività, in ogni rapporto poiché diceva che tale testimonianza avrebbe aiutato a scoprire e a comprendere la dimensione dell'amore autentico, evangelico. Fra tutte le sue attività e Opere ha un significato particolare il Santuario all'Amore Misericordioso in Collevalenza, da dove vi parliamo: vi ha dedicato gli ultimi trent'anni della sua vita. Questo luogo che è divenuto culla della vocazione e centro di spiritualità della sua Famiglia religiosa e modello e aiuto per tante famiglie.
Nel servizio al Santuario, la Madre insisteva ai suoi figli sulla necessità di essere testimoni dello spirito di famiglia per i tanti pellegrini e le tante famiglie che qui giungono. Desiderava che l'accoglienza dei padri al Santuario e delle suore alla Casa del Pellegrino, fosse espressione dell'accoglienza e dell'anelito di Dio Padre di abbracciare ogni uomo.
«Il luogo dove si cacciavano gli uccelli... doveva trasformarsi, secondo l'Amore Misericordioso, in un luogo per cacciare le anime... ed i Figli e le Ancelle dell'Amore Misericordioso con l'amore, la carità ed il sacrificio saranno il richiamo per queste anime, come un tempo quegli uccelli ne attiravano molti altri con il loro cinguettio» (6).
La Madre, si diceva, era una donna con i piedi per terra, attenta a valorizzare le piccole cose quotidiane per creare uno spirito di famiglia. L'Ingegnere che ha seguito i lavori del Complesso di Collevalenza, ricorda un piccolissimo dettaglio apparentemente insignificante che però credo riveli lo spirito con cui la Madre voleva venissero accolti i pellegrini:
«La Madre non volle mai creare, all'interno della sua opera, una conduzione di ristoro sul genere self-service, né nella Casa del Pellegrino, né nel sottopiazza.. Ella non ha mai inteso di infliggere ai pellegrini la privazione dall'essere serviti con affetto dalle suore. Non ha voluto neppure le tovaglie e i tovaglioli di carta, dovevano essere di stoffa, perché almeno qui sentissero il conforto come di essere in famiglia, una grande famiglia in Cristo» (7).
Il motivo ultimo è sempre Lui, l'Amore Misericordioso: lo cerca e lo scopre in ogni persona e in ogni avvenimento. Il Santuario dell'Amore Misericordioso, secondo la Madre, è stato voluto dal Signore come Centro di irradiazione di questa spiritualità così attuale per i nostri tempi, come centro di accoglienza dove tutti quelli che vengono possano, non solo ascoltare e capire il messaggio, ma fare esperienza dell'Amore incredibile del Padre. Perchè l'amore che si vive in una famiglia è ...un "riflesso" dell'Amore di Dio
Potremmo definire la famiglia: ...un "riflesso" dell'Amore di Dio. Quando Dio parla dell'amore perfetto lo esprime paragonandolo a quello di uno sposo per la sua sposa, di un padre e di una madre ad indicare che, l'amore che unisce i membri di una famiglia, per Lui è un "riflesso" del suo amore per l'uomo.
Nel discorso dell'Angelus del 5 dicembre scorso, il Papa sottolineava che la famiglia è la speciale strada del Signore perché prima ed insostituibile comunità d'amore, perché luogo privilegiato dove fare esperienza di pace (8).
Nel 1980 il Papa scriveva nella Dives in Misericordia:
«L'uomo contemporaneo si interroga spesso, con profonda ansia, circa la soluzione delle terribili tensioni, che si sono accumulate sul mondo e si intrecciano in mezzo agli uomini» (9).
In Cristifidelis laici, anni più tardi, il Papa tornava a ribadire che «...l'avvenire dell'umanità passa attraverso la famiglia» (10).


Famiglie cristiane e morali

L'amore incondizionato e senza riserva di Cristo per l'uomo dovrebbe essere anche quello che circola all'interno di ogni famiglia, tra i coniugi, tra genitori e figli, ecc. Anche Madre Speranza è stata chiamata dal Signore a formare gli uomini di domani con delle basi solide, con dei principi saldi per impedire che, rimanendo nell'ignoranza, divenissero facile preda di dottrine ideologiche fuorvianti.
Nel nucleo familiare il vero amore dovrebbe esprimersi nel desiderio di essere vicino l'un l'altro, di donarsi, di dimenticarsi per il bene di chi il Signore ci ha messo accanto, sull'esempio di Lui che ha dato la vita per i suoi amici.
I discorsi di Madre Speranza sulla famiglia non sono nè molti nè articolati né studiati, non ha scritto nulla a tavolino. Sono invece frutto di una conoscenza diretta e concreta, di una grande condivisione con tutte quelle persone che il Signore, ogni giorno, le inviava.
E' la partecipazione ai loro problemi, il pagare di persona, la contemplazione, che la mette in grado di trasmettere, con una sola e semplice espressione, la carica affettiva e trasformante insita nelle sue parole.
In particolare, c'è una espressione che nella Madre ricorre come una costante, come un invito pressante: chiedete al Signore..., il Signore vi doni di formare una famiglia... cristiana e morale. Lo ripeteva ai pellegrini che riceveva, alle ragazze che lavoravano nel laboratorio di Collevalenza, agli abitanti di questo paese... a quanti incontrava.
1) ...il Signore vi doni di formare una famiglia cristiana
«Il Signore vi doni di formare una famiglia cristiana»... non era una semplice esortazione. Un giorno, parlando alle ragazze del laboratorio di maglieria in Collevalenza, così si esprimeva:
«Siete giovani che dite di esser venute per essere maglieriste ed io non dico che non sia vero, però, aggiungo che dovete imparare ad essere buone, oneste e a fare un po' di attenzione per dare al Signore quanto vi chiede.
Dovete avere un orecchio nel laboratorio e con l'altro ascoltare il Signore, dicendo: "Signore, che vuoi che io faccia? Che desideri da me? Desidero formare una famiglia cristiana e morale, Tu che pensi?". Vi dovete consigliare con Lui, eh! non farlo di testa vostra; "Signore, credo che ho questa inclinazione, mi sembra di sentire questo desiderio di formare una famiglia, farò bene o male? Signore, aiutami per essere ciò che Tu desideri che io sia".
No una maglierista, questo è un fatto meccanico che si impara in quattro giorni; imparate ad essere giovani capaci di dare al Signore quello che vi chiede e ad essere luce nel paese dove vivete; giovani capaci di attrarre le anime al Signore e di illuminare le persone che si avvicinano a voi» (11).
Siamo nel 1965, quando ancora forse non si parlava diffusamente del matrimonio come vocazione, come risposta ad una chiamata, ad un progetto, unico ed irripetibile, pensato da Dio per me, per la mia vita e per quella della persona che ha pensato di pormi accanto.
Anche un testimone di quegli anni sottolinea come Madre Speranza avesse una precisa scala di valori, dove al primo posto c'era il bene della persona, al di là di ogni calcolo opportunistico o di guadagno, sebbene esortasse a rendere il massimo anche per mettere a frutto i talenti che ogni persona aveva gratuitamente ricevuto da Dio:
«La Madre, per curare la formazione promozionale delle ragazze in una forma più valida, passò dai corsi ad una vera e propria organizzazione a carattere di lavoro dipendente. Quando l'Ispettore regionale del lavoro le fece notare che con questo sistema ci avrebbe rimesso, la Madre rispose che invece ci avrebbe guadagnato, perché avrebbe in primo luogo tolto tante ragazze dalla strada, avrebbe messo loro in mano un mestiere che avesse loro consentito di lavorare a casa propria accudendo i figli e il marito, ed avrebbero inoltre avuto una formazione cristiana e morale».
Per la Madre formare una famiglia cristiana significava essenzialmente amare Gesù, rifarsi alla sua vita, al suo esempio, e questo lo indicava come l'elemento essenziale per fondare la casa sulla roccia:
«Quando viene qualche giovane a chiedere consiglio e mi dice che desidera formare una famiglia, la prima cosa che gli dico è questa: che stia attento nel vedere che la giovane che sceglie per formare la sua famiglia sia molto religiosa, e che ami molto Gesù; che sia della sua stessa educazione,... però, soprattutto che ami molto Gesù perché se ama il Signore formerà una famiglia cristiana e morale» (12).
La visione cristiana del matrimonio, l'essere ancorati a Cristo, non libera nessuna coppia dalle difficoltà, dalle crisi coniugali e familiari, ma aiuta e motiva un impegno serio per superarle, anche attraverso uno spirito di sacrificio e di offerta.

2) ...il Signore vi doni di formare una famiglia morale
«Il Signore vi doni di formare una famiglia morale»... Un rapporto vero, autentico, presuppone che ci siano alla base delle regole che liberamente si rispettano, delle scelte illuminate da un ideale, fondate su dei volori, che ci siano, in ultima analisi, dei principi su cui ancorare e per cui spendere la propria esistenza di coppia e di famiglia cristiana, come l'indissolubilità del matrimonio, la reciproca fedeltà, il rispetto, l'apertura alla vita, la disponibilità al progetto di Dio...
Nell'ultima enciclica, Veritatis Splendor, il Papa fa consistere l'atteggiamento morale nell'apertura dell'uomo all'Altro, con la A maiuscola, ma anche al coniuge, ai figli, ad ogni fratello... Sull'invito di Gesù al giovane ricco si articola l'intera enciclica: «Va, vendi tutto quello che hai, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi, vieni e seguimi» (13).
Vivere una vita morale non è, come ci ricorda il Papa nella Familiaris Consortio, qualcosa di opzionale, ma diventa il compito e l'impegno specifico di ogni coppia. Le scelte morali non sono disincarnate dal nostro vivere quotidiano, ma si calano proprio nei rapporti spiccioli di ogni giorno. L'amore, suggeriva la Madre, va alimentato, conquistato giorno per giorno.
Sapendo che non bastano i grandi ideali e conoscendo la debolezza e l'incostanza della natura umana, Madre Speranza pregava:
«Non permettere mai che pretenda conoscere da Te grandi cose e di operarne poche per Te. Fa, Gesù mio, che io viva sempre unita a Te e non abbia altra volontà che la tua» (14).
Una persona che fu molto vicina alla Madre per lunghi anni ricorda che «poche parole bastavano per trasmettere tanta luce, tanta pace e tanta fede». Venne a trovarlo a Collevalenza un suo familiare alla vigilia delle nozze.
«Avendo conferito con la Madre, afferma il testimone, rimasi impressionatissimo di ciò che gli aveva detto e ad una mia domanda di che cosa gli avesse parlato la Madre, rispose che gli aveva detto di fare un matrimonio cristiano e morale. Queste stesse parole io le avevo intese come ripetute dalla Madre a tutte le persone con responsabilità familiari, parole semplici, parole molto comuni che però producevano degli effetti mirabili e straordinari in chi le sentiva, segno che erano accompagnate da una forza spirituale dovuta alla preghiera, alla sofferenza e al calore materno di chi le pronunciava».
Così esortava una giovane coppia appena sposata:
«"Santificatevi, figli miei; io pregherò perché vi santifichiate". Ed aggiunse, rivolta alla sposa: "Tu sii vera madre per il tuo sposo, - e allo sposo - tu sii vero padre per la tua sposa"».


La misura più grande dell'amore: una vita donata per gli altri.

Questo forse è il «testamento» che Madre Speranza ha ereditato da Cristo, Amore Misericordioso. Per chi conosce qualcosa della sua vita, sarà forse noto l'atteggiamento che ella scelse per sé e che visse fino agli ultimi giorni: di essere un chiccho di grano che marcisce per portare frutto, una patata che dà vita a tante altre patate... una vittima, sull'esempio dell'Amore Misericordioso, per la salvezza di tanti fratelli.
Era solita dire che «la scienza dell'amore si apprende nel dolore».
Ella, che ha condiviso il dolore fino alle estreme conseguenze, che ha abbracciato la croce nei momenti di grandi sofferenze morali e fisiche... poteva invitare, esortare anche altri fratelli a fare altrettanto.
Nel giorno del suo compleanno, 30 settembre 1959, parlò ad un gruppo di malati venuti al Santuario; da allora sono passati trentacinque anni e ciò che la Madre disse in quel tempo è tanto vero ed attuale anche per i nostri giorni:
«Quando vedo un'anima che soffre, una creatura che non si può muovere, che non è in grado di far nulla a causa dell'infermità, che ha solamente libero il cuore per dire: "Signore, desidero amarti", sento gelosia e soffro poiché vorrei essere come loro.
Coraggio, figli miei; coraggio, figli miei! Soffrite con gioia e lodate il Signore. Intercedete per la pace; pregate per le famiglie che soffrono, pregate per tante madri che soffrono vedendo i loro figli che non si possono muovere, pregate, infine, perché la devozione dell'Amore Misericordioso si estenda nel mondo intero ed affinché nelle famiglie regni l'amore e la pace autentica, che proviene da Nostro Signore. Auguri, figli miei, auguri! Fate tesoro della prova, figli miei! (...)
Io sono la "portinaia" del Signore e voi dovete chiedere che presenti bene al Signore, ogni giorno, tutte le necessità che gli altri mi confidano e che possa ottenere da Lui tutto quello di cui le famiglie hanno bisogno. Pregate perché sia una portinaia fedele al Signore e che compia sempre quello che Lui vuole. (...) Voi che soffrite, figli miei, dite al Signore in questo modo: "Signore, aiuta la Madre", non perché mi dia più salute, ma affinché possa compiere sempre la sua divina volontà.
Non desidero altra cosa che fare la volontà del Signore, essere la sua portinaia per presentargli tutte le necessità che le famiglie mi confidano e poter ottenere da Lui le grazie che più necessitano. (...)
Soffrono molto, non per l'infermità come voi, ma per le cose e gli avvenimenti che succedono nella vita... Voi non ignorate lo squilibrio e la pazzia che regna oggi, chi tira di qua, chi tira di là e i matrimoni oggi sono una disgrazia... le famiglie un disastro... (...)
Poco tempo fa, un bambino mi disse che voleva parlare da solo con me. Gli chiesi: "Che ti succede, figlio mio?". "Madre, in casa mia, mio papà esce di casa, mia mamma sta sempre aggiustandosi... Io sono andato a casa con i voti degli esami e ho detto a mia mamma: 'Mamma, guarda la mia pagella!' Mi ha risposto: 'Lasciami ora che mi sto sistemando...'. L'ho detto a mio padre e mi ha ribattuto: 'Lasciami ora che devo uscire...' Allora l'ho messa al collo del cane, dicendogli: 'Tienila tu, che nessuno in questa casa vuole sapere nulla della mia pagella!'. Avete capito? Dovette metterla al cane perché la mamma doveva aggiustarsi, il papà doveva uscire ed il bambino da una parte all'altra con la sua pagella... A me questo ha causato una grande sofferenza. (...) Ecco come sono le famiglie di oggi, un disastro, ed i bambini soffrono...
Voi, chiamati dal Signore ad essere vittime di espiazione con l'infermità, pregate perché il Signore conceda unione alle famiglie, doni loro pace e le aiuti ad essere cristiane e morali.
Pregate il Signore per questo e per questa povera "portinaia", perché sempre possa copiere la Sua volontà» (15).
Il 15 settembre 1967, parlando alle sue figlie della Comunità di Collevalenza, impegnate in un intenso lavoro di maglieria, nonostante fosse un periodo caratterizzato da notevoli preoccupazioni economiche, la Madre trasmetteva che il suo unico anelito era vederle vivere proiettate al raggiungimento di beni più grandi:
«Su questa collina ho sognato sempre di avere anime che si consacrino al Signore, capaci di vivere come colombe e in spirito di espiazione per le anime; anime che possano essere provate, che sappiano accettare di essere accusate di una cosa che non hanno commesso, perché tutto offrirebbero al Signore (...). Anime impegnate nella loro santificazione e disposte a fare da "parafulmini".
Questa casa la vedevo in mezzo alla campagna, come il "parafulmine" delle famiglie e delle persone che qui verranno...
Vi vedevo così, "figlie parafulmini" delle famiglie e di tutte le anime che qui verranno, sempre disposte a riparare davanti all'Amore e alla Misericordia del Signore, perché tutti quelli che qui vengono tristi e sconfortati, non se ne vadano senza sperimentare la consolazione del Signore. (...)
Per questo vengo a dirvi, figlie mie, che con il vostro lavoro e la vostra vita siate "parafulmini" della giustizia del Signore; siamo molte e se ci uniamo in questo ideale, ... il Signore si mostrerebbe contento» (16).
Anche oggi si è molto tentanti di fermasi all'orizzonte terreno, di rincorrere un guadagno, un benessere, una illusoria tranquillità... Quindi in un periodo tra i più difficili, ella spronava a cogliere in quella quotidianeità a volte pesante e monotona una dimensione di gran lunga più importante. La Madre esortava le figlie a trasformarsi in «parafulmini», a mettere una precisa intenzione nella loro offerta, nella loro vita.


Un augurio

Quanto abbiamo tentato di dire è sicuramente solo un piccolo accenno ad un aspetto tanto importante e significativo nella vita e nella missione della Madre. Basterebbe solamente guardare alla sua vita quotidiana per coglierne le molteplici sfumature, espressioni di un amore e di una attenzione tutta particolare alle esigenze fisiche, morali e spirituali delle famiglie.
La Madre che intuiva e conosceva molto bene i bisogni del cuore umano, era solita salutare augurando salute e pace. Possiamo concludere con queste due ultime espressioni, rivolte da lei ad alcuni pellegrini negli anni 1965 e 1966:
«...che vi dia la pace. Che conceda figli a chi non li ha, pace alle famiglie che non ce l'hanno e lavoro a coloro che non lo trovano» (17). «Pregherò perché il Signore vi dia salute, vi illumini e benedica le vostre famiglie» (18).
L’anima sui passi di Madre Speranza
(Suor Rifugio Lanese eam)


L’AMORE SPONSALE VERSO IL SIGNORE

 «A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!...

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora» (Mt 25,6.13)

Anche grazie alle sue esperienze mistiche, Madre Speranza ha compreso chiaramente che la consacrazione religiosa costituisce un vero patto sponsale con il Signore: un patto che possiede un sapore biblico; che coinvolge la persona tutta intera; che esige slancio amoroso e immolazione permanente; e che si apra poi ad una maternità (o paternità) di natura spirituale nei confronti del prossimo.

«Gesù mio, tienimi vicino, molto vicino a Te... Fa’ del mio cuore la tua dimora perpetua; e non permettere che vi entri giammai l’amore per nessuna creatura... Illumina i miei sensi con la luce della tua carità; e sii solo Tu a incamminarmi e istruirmi nei sentimenti più intimi del tuo Cuore. Degnati di avvolgere il mio spirito nel tuo così fortemente, che io rimanga sepolta in Te e così mi veda libera da me stessa. E vestimi della purezza della tua innocentissima vita». (6)
«Padre mio, come vorrei spiegare quella delizia d’amore che si sente nell’anima al contatto con il Buon Gesù! Però lo vedo impossibile, perché non si tratta di un movimento delle labbra, ma di un inno del cuore. Non è un semplice rumore di parole, ma salti di felicità, dove – secondo Lui – si uniscono non le voci, ma le volontà. Egli mi dice inoltre che la delizia dell’amore mai si potrà spiegare, né mai si potrà udire al di fuori di sé, perché è una melodia percepita solo da chi la canta e da colui al quale viene cantata. E’ – secondo Lui – un canto nuziale che esprime i casti e deliziosi abbracci di due anime, con l’unione dei sentimenti e la mutua corrispondenza degli affetti. Che forte è tutto ciò, Padre mio! E quanta felicità si incontra in questo mistero! Amiamo il nostro Dio con tutta l’anima, affinché il nostro Dio si consegni alla nostra anima con grande veemenza!». (7)
«Figlie mie, chi potrà mai spiegare la dolce intimità, l’espressiva tenerezza e l’ ardente carità che unisce l’anima casta con il suo Dio? "Vieni – le dice Gesù –, ti porrò l’anello dell’alleanza, ti coronerò di onore, ti rivestirò di gloria e ti farò gioire delle mie comunicazioni ineffabili di pace e di consolazione». (8)
«Figlie mie, la verginità consacrata possiede il merito e l’eccellenza del martirio. Con essa noi offriamo in sacrificio al Buon Gesù non solo il corpo ma anche il cuore. L’anima che sceglie per sempre questa condizione di vita dice al suo Dio: "Tu, Signore, sei il mio tesoro; in Te ho posto il mio amore e Tu mi basti; non ho bisogno d’altro per appagare il mio cuore"... La persona che sceglie Gesù come Sposo non è padrona di offrire il proprio affetto a nessuna creatura terrena, dato che deve vivere tutta per Colui che è già tutto per lei. Così essa è martire dell’Amore Divino; è ostia viva e gradita agli occhi del suo Dio». (9)
«Teniamo presente che il cuore è la fonte degli affetti spontanei, ma la volontà è la fonte degli affetti deliberati. Ora, gli uni e gli altri debbono essere purificati nel fuoco della carità, sapendo che chi dice carità dice amore, ma chi dice amore non sempre dice carità. Noi non dobbiamo né possiamo amare il prossimo per noi stessi, perché ciò sarebbe un amore egoista; e neppure per se stesso; dobbiamo invece amarlo nella misura in cui ci conduce alla gloria di Gesù». (10)


IL MATRIMONIO SACRAMENTO E SPONSALITA’ CON DIO

Non solo l’anima consacrata può ambire alla sponsalità con Dio ma ogni anima. L’amore che Dio ci offre è di tipo sponsale. Lui vuole accoglierci tutti nell’alveo del suo amore trinitario e perciò ci vuole accogliere nella sua intimità. Che altro è il Paradiso se non la comunione con Dio?
L’anima, qualsiasi vocazione abbia ricevuto su questa terra, se ha compiuto i passi precedenti, se si è purificata, se si è completamente data a Dio, se s’incontra con Lui nella preghiera del cuore e s’incontra ancora con Lui nel mistero dei fratelli, può cominciare a parlare di matrimonio spirituale.
Nel matrimonio i due hanno un unico progetto di vita, ognuno ha rinunciato ai suoi progetti personali per far proprio il progetto coniugale, armonicamente accolto e consacrato.
L’anima che ha rinunciato ai suoi progetti per impegnarsi nel progetto divino che Gesù le ha rivelato, tende alla perfezione dell’amore per Dio, anche passando attraverso il coniuge e i figli.
L’anima impegnata, secondo la sua vocazione nel matrimonio terreno, vede la relazione col coniuge saldamente inserita in quella di Dio: il coniuge è amato col cuore stesso di Dio, è amato come ama Dio che non ci ama perché siamo amabili ma perché Lui è Amore. L’anima decodifica l’amore spirituale che Dio ha per il coniuge, declinandolo nei gesti d’amore di cui il coniuge ha bisogno.
Altrettanto si dica per i figli, questi sono figli di Dio prima che essere figli suoi e perciò li tratta con amore delicato, attento, premuroso, cercando di custodire la loro innocenza finché piccoli, avviandoli a vivere onestamente, da veri cristiani man mano che crescono. Cerca di farli crescere in età, sapienza e grazia come la Madonna ha fatto crescere Gesù. La maternità e paternità è un compito che la coppia ha ricevuto da Dio e perciò è chiamata ad assolverlo con la massima attenzione, come si conviene a ciò che appartiene a Dio.
La giornata di una coppia santa viene vissuta come una liturgia: Il sorgere di ogni nuovo giorno inizia nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e quindi ci si inserisce fin dal primo istante nel mistero trinitario, sintonizzandosi al ritmo del giorno che nasce dopo ogni notte, e della notte che giunge puntuale a scandire il tempo del lavoro e del riposo. Si lascia avvolgere al mattino dalla luce calda del sole, che arriva come una carezza di Dio a darci il buongiorno e dall’ombra quieta della sera che concilia l’incontro confidenziale con Dio e poi si abbandona tra le sue braccia che, come una "Tenera Madre" spegne le luci del giorno e stende come una coperta sui suoi figli, stanchi dalle fatiche del giorno.
L’anima amante come dà il bacio del buongiorno e della buonanotte ai familiari, lo dà anche a Dio, chiedendogli magari perdono se pensa di averlo trascurato.
L’anima ha bisogno di relazioni come il corpo. Il rapporto con Dio nella fede è la relazione con il Vivente e quindi tratta con Lui come con il più caro amico, come con lo sposo al quale non si nasconde niente. Forte della sua esperienza, ha una grande fiducia in Lui che l’ha tirata fuori anche dalla notte buia, quando aveva l’impressione di gridare verso un cielo vuoto, l’ha sostenuta quando tutti, vedendo l’anima raminga, come la sposa del Cantico dei cantici e pensavano che sarebbe tornata verso il nulla. Così non è stato perché in realtà Lui si era solo ritirato, per vedere se l’amata l’avrebbe cercato e vedendola angosciata l’ha riempita di meriti e di grazie di predilezione che l’hanno irrobustita spiritualmente, mentre Egli ha avuto la prova che l’amata è tutta per sé.
Adesso, allenata al dolore dell’assenza, confortata dalla certezza della presenza, l’anima non chiede più attestati d’amore, sa che Lui è l’Amore e l’ama perdutamente, questo le basta.
Il fervore sensibile, se c’è è dono e ringrazia, ma se non c’è non cambia niente, la relazione con Dio continua e Lui, sia pure senza travolgerla in un amore appassionato, continua a stupirla con mille attenzioni che la colmano di meraviglia.
La fede pian piano è divenuta certezza e ora tutto quello che si vuole è fare la volontà dell’Amato.
Questo amore non divide la coppia ma la unisce sempre più, perché l’anima che si dona a Dio pian piano si perfeziona nell’amore e impara ad amare come Gesù, magari di amore di compiacenza, quando l’amore è corrisposto, di amore di attesa, quando si spera che l’altro/a pian piano imparerà a sua volta ad amare, di amore sofferente quando l’amore è crocifiggente, come lo sa rendere l’egoismo non controllato.
Questo ha vissuto la Madre Speranza, questo ha insegnato ai suoi figli. La vita con Gesù è canto d’amore sempre, la scena di questo mondo passa anche con il suo carico di gioie e di dolore che, se vissuto in ambito redentivo, cioè se valorizzato unendolo a quello dell’innocente Redentore, diventa addirittura desiderabile.
«Stiano attenti i Religiosi a non ingannarsi dicendo che, in fondo, la perfezione consiste nella purezza interiore del cuore; poiché, se questo è vero, è altrettanto vero che la purezza interiore non la si ottiene senza la mortificazione dei sensi e il controllo del corpo, atteggiamenti che fanno da riparo alla purezza interiore: un po’ come la frutta che non arriva a maturazione senza la buccia». (11)
«Il non mortificarsi è più faticoso che il mortificarsi, dato che per mezzo della mortificazione si sottomette l’istinto alla ragione e alla volontà e queste al nostro Dio... La mortificazione va accompagnata dall’orazione: perché la prima senza la seconda cade nella superbia; e la seconda senza la prima non è costante... I mezzi per praticare la mortificazione sono: 1) passivi: accettando tutte le occasioni che ci si presentano, senza cercarle; 2) attivi: cercando tutte le occasioni possibili, nel rispetto della Legge divina e delle nostre Costituzioni». (12)
«Alcune mortificazioni sono per noi molto necessarie non soltanto per avanzare nella perfezione, ma anche per raggiungere la salvezza, dato che senza di loro ci esponiamo a cadere in peccato mortale. Non ci dimentichiamo che in noi esiste una lotta incessante; e che non possiamo mantenerci fedeli al Signore se non rinunciamo all’amore disordinato verso noi stessi, verso gli onori e verso i piaceri. Se vogliamo raggiungere la perfezione che il Buon Gesù desidera da noi, dobbiamo abbracciare la croce; e reprimere il desiderio degli onori per mezzo dell’ umiltà e il desiderio dei piaceri per mezzo della mortificazione o penitenza». (13)
«Se vogliamo veramente arrivare al grado di santità che il Signore ci chiede, dobbiamo castigare il nostro corpo e i nostri sensi senza alcuna compassione. Consideriamo infatti che un corpo ben mortificato è un servitore molto utile; un corpo non mortificato invece è un nemico molto pericoloso, che tende sempre ad asservire lo spirito e non viceversa. E il pericolo maggiore è che esso sta con noi sempre e ovunque; e che i suoi sensi sono altrettante porte aperte...». (14)
«La Madre non era affatto scrupolosa e ci diceva le cose con estrema chiarezza; però era anche personalmente casta negli sguardi, nelle parole e in tutto il suo comportamento. Nonostante la sua grande virtù, faceva uso di tante penitenze corporali, al punto che il suo corpo era completamente rovinato... Lei faceva uso continuo di cilici e discipline, che fabbricava da se stessa». (15)
«Un giorno, vedendo la Madre camminare a fatica (mentre era) appoggiata alla mia mano, le domandai se soffrisse molto. E lei mi rispose: "Questo corpo – di mio uso – è capitato male con me, figlio mio"». (16)
La Madre trattava il corpo come uno strumento di santificazione, perché noi, finché viviamo su questa terra, abbiamo l’anima che vivifica un corpo, perciò ci esprimiamo attraverso il corpo, parliamo attraverso il corpo, guardiamo, agiamo attraverso il corpo ma chi vive veramente è l’anima perciò, come dice la Madre, il corpo è un servitore non troppo docile, piuttosto esigente e se non lo dominiamo, se non gli imponiamo di compiere il suo dovere, facilmente si lascia prendere dalla pigrizia, dal più piacevole, dal più comodo, insomma da servo diventa il nostro padrone e noi diventiamo i suoi schiavi. Si inverte l’ordine degli addenti ma la somma non è la stessa perché se lo rendiamo docile alla nostra volontà e la nostra volontà è docile a quella di Dio, ci aiuta a santificarci, se invece noi ci sottomettiamo ai suoi capricci ci fa perdere tempo prezioso nel migliore dei casi, ci fa compiere azioni delle quali in seguito dovremo pentirci, non ci fa progredire nel perfezionamento di noi stessi e quindi ci allontana dalla perfezione a cui siamo chiamati, se vogliamo accogliere la grande proposta di Dio che è l’immortalità nella gloria ma che si ottiene utilizzando tutto il tempo che Dio ci ha concesso, perfezionandoci nell’amore.
La Madre non era nemica del sano divertimento: gli incontri ricreativi con lei erano piacevoli perché aveva anche il giusto umorismo, le feste si dovevano distinguere non solo in chiesa ma anche al refettorio, ai suoi figli ha dato una regola equilibrata che prevede un giusto rapporto – preghiera, lavoro, riposo – se poi era arrivata non solo ad accettare la sofferenza e santificarla, ma anche a desiderarla, era perché, alla scuola di Gesù, aveva capito la sua preziosità per la salvezza delle anime e quindi la chiedeva per poter aiutare tanti figli prodighi a tornare alla casa del Padre, tante pecorelle smarrite all’ovile di Cristo. Lei diceva che un’anima sposa di Cristo crocifisso non può che desiderare di vivere con Lui sulla stessa croce.
A rendere meno sgradito il sacrificio è il fine che l’anima si prefigge.
Anche lo sportivo che vuole raggiungere i suoi obiettivi si sottopone ad una severa disciplina, ma lo fa per raggiungere il povero podio che desidera.
Il traguardo che si prefigge l’anima è molto più ambizioso e per questo può esigere molto sacrificio perché molto dà.
La Madre Speranza diceva che per intraprendere il sentiero della santità, bisogna salire tre gradini:
"Per giungere alla santità l’anima deve salire tre gradini, cioè tre gradi di pietà:
L’anima deve chiudere la porta al peccato mortale. L’anima che ancora è schiava del peccato mortale non può superare questo primo scalone.
L’anima deve chiudere la porta al peccato veniale.
L’anima si spoglia dei suoi gusti, desideri, volontà e tende, in tutte le sue azioni di una certa importanza, di procurare la maggior gloria di Dio.
Saliamo questi tre gradini e l’anima, avendo preso ormai l’abitudine a rinunciare a se stessa e a sacrificarsi per procurare sempre la gloria di Dio, entra già nel cammino di santità nel quale vuole inoltrarsi, senza badare a difficoltà e spine che può incontrare nel cammino; tutto è piccolo per l’anima generosa, che fissa lo sguardo su Gesù e non ha altro desiderio che di sacrificarsi per la sua maggior gloria.
Solo dopo aver superato i tre gradini: allontanamento dal peccato mortale, dal peccato veniale e dalle imperfezioni si può cominciare a parlare di rapporto di intimità con Dio, di vera passione per Lui e anche di matrimonio spirituale, se l’anima ha rinunciato ad ogni suo progetto e ha assunto ormai come proprio il progetto di Dio; ed ha anche una grande passione per i fratelli, che desidera avvicinare al Cuore Misericordioso di Gesù.


VERIFICA PERSONALE

Ti sembra di aver superato il gradino del peccato mortale?
Verifica con attenzione come vivi tutti i comandamenti e i sacramenti.
Ti sembra di aver superato il gradino del peccato veniale deliberato?
Verifica se ti concedi ancora piccole bugie, critiche, incostanza nella preghiera, poca sensibilità misericordiosa verso i poveri di beni e anche verso i poveri spirituali…
Ti sembra di aver salito il gradino dell’attenzione delicata verso Dio e verso i fratelli?
Verifica se la tua conoscenza di Dio e del suo amore è abbastanza cresciuta, se riesci a capire il suo modo di amare in maniera incondizionata tutti i suoi figli, privilegiando in questo amore i più poveri, i più emarginati, i più perduti, per poterli redimere nel suo Amore Misericordioso.
Se i sentimenti di Gesù cominciano ad essere i tuoi sentimenti, puoi dire che la tua vita si sta orientando verso la vera intimità con Lui.
Se in famiglia riesci a dare ai tuoi familiari un amore puro, facendo filtrare nel tuo cuore l’amore di Dio, puoi dire di non essere lontano dal Regno di Dio.
Se non riesci a farlo sempre ma ci provi con costanza, non ti scoraggiare, persevera.