L’anima sui passi di Madre Speranza
(Suor Rifugio Lanese eam)
DELICATEZZA DI COSCIENZA
Il Signore più di una volta ha invitato la Madre alla dolcezza, ad usare modi delicati anche nel correggere le suore. Nelle esortazioni ci diceva che dal momento in cui ci siamo consegnati a Gesù, siamo tenute a migliorare anche il nostro modo di comportarci, evitando parole grossolane, risate sguaiate, incedere troppo disinvolto improprio di religiose che sempre devono edificare il popolo di Dio anche con il comportamento modesto, raccolto, ecc… criveva, infatti, nelle costituzioni:
"Senza una fede viva e soprannaturale, è molto difficile la pratica della vera carità. Pertanto ogni religiosa veda in ogni consorella un’anima suggellata con l’immagine di Gesù e nobilitata con l’altissima dignità di sua sposa.
Le religiose formano una famiglia distinta e perciò debbono evitare nelle parole, modi, sentimenti, tutto ciò che è grossolano e volgare; siano amabili nel tratto, compiacendosi mutuamente in quello che non sia offesa di Gesù, usando buone forme al chiedere o negare qualcosa, lo stesso che al comandare; nessuna chiami un’altra per motti o soprannomi, né dia del "tu".
La carità interpreta favorevolmente le azioni, le guarda con occhi semplici e retti, scusando l’intenzione, quando non può giustificare l’azione; soffre disprezzi, offesa, non mormora, non reagisce.
Formando tutte le suore una Famiglia, si soccorreranno mutuamente nelle necessità, si consolino nelle tristezze e si rallegrino del bene. Quando alcuna conosca di aver offesa, rattristata o mortificata un’altra, sia pronta a riparare, a darle soddisfazione completa, chiedendo umilmente perdono.
Le suore evitino diligentemente i giudizi temerari, i sussurri, i pettegolezzi; giammai si deve ascoltare ciò che si dice contro il prossimo, molto meno comunicare quello che contro di esso si è udito, poiché questo è seminare zizzania nel campo della Religione che deve essere campo di pace, di vero amore. Vigilino i superiori con santo zelo contro questa peste della comunità".
(Costituzioni delle EAM).
GESU’ CI FA PERSONE DISTINTE
Ovviamente il cammino alla sequela di Gesù è una scuola di ingentilimento della persona. Infatti, seguendo Gesù la persona si raffina, diventa più attenta, più delicata, meno grossolana; dà senso a quello che fa, non agisce "a casaccio", riesce pian piano a valorizzare tutto quello che fa, non parla per dar fiato alla bocca, ma fa passare le sue parole per la mente e per il cuore, perché non feriscano nessuno, ma fa tutto nella semplicità di chi esprime semplicemente se stessa, perché Dio l’ha cambiata nell’intimo. Ognuno può dare solo quello che ha: chi ha purificato il cuore, attraverso un cammino di attenzione a Gesù nella sua presenza mistica o nel mistero che il fratello racchiude, non ha bisogno di assumere atteggiamenti virtuosi, è virtuoso ed esprime semplicemente se stesso nella sua verità e nella sua libertà.
Veramente Gesù fa opera si promozione umana, innalza l’uomo ad una dignità che il mondo arrogante, volgare, grossolano, trasgressivo, ironico, cinico, burlone e a volte cattivo, non sa dare, perché non conosce la finezza della persona nobile.
La Madre ci dice che siamo una famiglia distinta non per natali ma perché Gesù ci ha inseriti nella sua intimità e come tali dobbiamo avere educazione, gentilezza, tratto cortese, signorilità, perché se le famiglie nobili educavano così i loro rampolli ai modi cortesi, a maggior ragione noi che per la misericordia divina siamo state chiamate ad essere spose del Re dei re.
"È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo". (Ef 4:11-13)
"Il nucleo centrale della nostra formazione in rapporto al carisma consiste nel formarci un cuore capace di tenerezza e di accoglienza misericordiosa verso tutti e in modo particolarissimo verso chi è più bisognosa.
Dobbiamo imparare a non giudicare nessuno assumendo un atteggiamento di ascolto, di rispetto, di profonda stima di fronte a quanto c’è in ogni uomo, per quanto egli stesso, nell’intimo del suo spirito, ha elaborato riguardo ai problemi personali più profondi ed importanti.
L’educazione alle virtù umane e cristiane è orientata a questa crescita nella carità misericordiosa, che diventa il principio unificante e il criterio abituale di verifica di tutto il nostro essere ed agire.
Dobbiamo raggiungere una sensibilità capace di intuire, con fede e con saggezza di cuore, le situazioni di maggiore bisogno, in modo da essere sempre più pronte nell’intervenire con disponibilità gratuita e fedele. (Costituzioni EAM N° 78)
DOMINIO DELLE PASSIONI
Mansuetudine, cortesia sincera, gentilezza sono le caratteristiche di un cuore delicato, di una coscienza vigile, di una carità misericordiosa.
Queste caratteristiche possono essere acquisite con l’impegno a diventare simili a Gesù, perfetto come Dio e come uomo, per il dominio che esercitava anche sulle sue passioni.
"Non dobbiamo farci illusioni di poter camminare per lungo tempo nella perfezione senza commettere nessun peccato che ritardi il nostro progresso spirituale; ciò è impossibile a meno che Dio ci conceda, per uno speciale privilegio, la fortuna di poter evitare tutti i peccati veniali. Ciò che sta in nostro potere, sempre aiutati dal Buon Gesù, è l’essere molto attenti per diminuire i peccati veniali deliberati ed anche diminuire il numero delle mancanze di fragilità, ma per questo è assai necessario che preghiamo e che alimentiamo in noi il vivo desiderio d perseverare nella nostra vocazione e di crescere sempre più nella santità, sempre per la maggior gloria di Dio.
Con molta frequenza si sente dire, perfino da persone religiose, che le passioni sono cattive e che pertanto si devono estirpare. Se ben riflettiamo, vedremo che non è così giacché niente di ciò che Dio ha posto nella natura umana è cattivo.
Pensiamo che il Buon Gesù ebbe passioni e molto ben ordinate; Egli amò non solo con la volontà, ma anche con il cuore; pianse per Lazzaro e per Gerusalemme ingrata; si lasciò prendere da santa ira con i venditori del Tempio; soffrì timore, tristezza ed avvilimento; ma ebbe sempre quelle passioni sottomesse al dominio della volontà e le subordinava al suo Padre.
Però quando le passioni sono disordinate producono gli effetti più perniciosi ed è necessario mortificarle e disciplinarle. Le passioni disordinate accecano l’anima perché tendono al proprio difetto con impeto, senza consultare la ragione, lasciandosi guidare solo dall’affetto o dal piacere e in questo sta l’elemento perturbatore, che inclina a giudicare falsamente e ad oscurare la retta ragione. L’appetito sensitivo è cieco per natura e sarebbe cieca l’anima che si lasciasse guidare da esso, invece di lasciarsi dirigere dal dovere.
Teniamo ben presente che quando l’anima cede alle passioni, si unisce alle creature, perde la sua dignità, contrae la malizia loro e le loro bruttezze ed invece di essere fedele immagine di Dio, diventa l’immagine delle cose alle quali si è affezionata.
Se davvero desideriamo camminare nella perfezione, dobbiamo essere molto attenti con le nostre passioni e non dimenticarci che basta un solo desiderio disordinato per rendere la nostra anima sudicia e brutta, fino al punto che in alcuna maniera può andare d’accordo con Dio fino a che non si purifichi, ed essendo così quale sarà la bruttezza dell’anima che abitualmente di trova del tutto disordinata nelle proprie passioni ed affidata ai propri capricci? Certamente quest’anima sarà molto lontana dalla purezza di Dio.
Persuadiamoci che se veramente desideriamo arrivare all’unione con Dio è necessario che mortifichiamo le nostre passioni, perché l’unione perfetta suppone che in noi non ci sia nessuna cosa contraria alla volontà di Dio, alcun attaccamento volontario alle creature o a noi stessi, perché dal momento in cui ci lasciamo prendere deliberatamente da qualche passione non ci sarà più unione perfetta fra la nostra volontà e quella di Dio.
Ci è addirittura impossibile avanzare nella perfezione senza dominare le nostre passioni e per questo dobbiamo contare sull’aiuto di Dio, chiesto nell’orazione, soffrire per amore del Buon Gesù, vivere e morire insieme a Lui. (Madre Speranza – El pan 16, 24-33)
In realtà la santità raffina tutto l’essere, dà il dominio di sé, libera progressivamente dagli appetiti della carne e dello spirito, unifica la persona intorno ad un unico fulcro che sazia il cuore e l’anima: Gesù. E’ un lavoro facile a dirsi ma non facile a realizzarsi perché richiede vigilanza, attenzione, cura anche delle piccole cose, una forte complicità con Dio.
Dio ama da Dio, Dio non ragiona come noi, il Cuore di Dio è incontenibile. Madre Speranza che chiese a Gesù l’esperienza del cambio del cuore, dovette ridarglielo perché l’amore era così totale che la portava alla morte. Ma solo avvicinandoci a questo Cuore riusciremo a guardare gli altri con venerazione e allora daremo il meglio di noi stessi nel rapporto con loro.
INNESTO NEL SUBLIME
Ma questo cuore così sublime non può essere innestato in una natura non lavorata. Per questo è necessaria la formazione umana sempre alla scuola di Gesù. Chi pretende di bruciare le tappe e vuole arrivare alla contemplazione senza aver messo ordine nella sua vita, senza purificare il cuore, senza il dovuto distacco dalle creature, senza liberarsi dalle dipendenze di un io invadente, rischia grosse delusioni.
E’ bene perciò che ogni anima abbia una guida spirituale che l’aiuti a capire ciò che si muove nel suo mondo interiore e le trappole a cui la propria natura la espone.
MEZZI DELLA GRAZIA: LA CONFESSIONE
La confessione e direzione spirituale sono mezzi della grazia che Gesù ha messo a nostra disposizione per non correre rischi.
"Tutti sappiamo che quando l’anima che aspira alla perfezione ha avuto la disgrazia di offendere Dio, commettendo in un momento di debolezza qualche peccato mortale, deve accusarsi di esso o di essi con tutta sincerità e chiaramente, senza dissimulazione, e deve manifestare con tutta chiarezza, umiltà e sinceramente il numero e la specie, indicando le cause delle cadute, chiedendo con vera ansia i consigli necessari.
E’ assolutamente necessario avere contrizione profonda, proposito fermo di evitare in seguito non solo i peccati in se stessi ma anche le occasioni e le cause che ci hanno condotto all’abisso; dobbiamo avere grande confidenza nel perdono e come il figlio prodigo lanciarci fra le braccia del nostro Padre buono, chiedendogli che ci perdoni, e, sicuri sempre del suo perdono, chiedergli che rivesta di nuovo la nostra povera anima con la sua grazia e ci conceda di non tornare ad offenderlo più e che nella nostra anima sia sempre vivo il sentimento ed il dolore di aver offeso Dio.
Per quanto riguarda le mancanze veniali, tutti sappiamo che sono di due specie: quelle che commettiamo con proposito deliberato, sapendo che offendiamo Dio, preferendo momentaneamente il nostro piacere alla sua Divina Volontà e quelle che commettiamo impensatamente per leggerezza, fragilità, mancanza di vigilanza o di forza, delle quali ci pentiamo subito, con la ferma volontà di non tornare a commetterle. Le prime sono un serio ostacolo per camminare nella perfezione, soprattutto quando sono frequenti e ci siamo attaccati ad esse, come per esempio se siamo propensi a fare giudizi temerari, se abbiamo nel nostro cuore qualche rancore, se nutriamo affetti naturali, sensibili o se siamo attaccati al proprio giudizio e volontà, ecc. Tutte queste cose sono legami che ci attaccano alla terra e non ci lasciano volare verso l’amore di Dio e così dobbiamo procurare con grande impegno di correggerci da questa specie di mancanze, costi quel che costi.
Credo che per questo la cosa migliore è separare le nostre mancanze per specie e per categorie ed intraprendere per ordine l’ammenda, cominciando con le mancanze contro la carità, poi con quelle di umiltà, mansuetudine, obbedienza, compimento dei nostri doveri, distrazioni nella preghiera, ecc, accusandoci sinceramente di tutte le mancanze che ci siamo accorti di aver commesso, specialmente di quelle che più ci umiliano, delle cause che ci hanno fatto cadere in tali mancanze e fare fermo proposito sopra le cause con ferma determinazione di evitarle.
Se faremo così, possiamo essere certi che ogni confessione sarà per noi un passo in avanti verso la perfezione e più ancora, se ci disponiamo ad un santo pentimento ed alla pena di aver offeso Dio. Infatti, il peccato, per quanto sia lieve, è sempre un’offesa che facciamo a Lui, una resistenza alla sua Divina Volontà, un’ingratitudine al Buon Gesù, Nostro Redentore e benefattore più grande e degno di essere amato. Tale ingratitudine gli dispiace molto più di quando viene da anime da Lui elette, costringendolo con ciò a volgersi verso di noi e dirci con voce triste ed appenata: "Se il mio nemico mi avesse offeso deliberatamente lo avrei sopportato, però tu mi hai offeso, anima teneramente amata, per la quale non ho segreti e a cui ero strettamente unito!
Piangiamo pieni di confusione e vergogna, pensando che, con i nostri peccati abbiamo amareggiato ancora di più il calice del Buon Gesù e dall’abisso della nostra miseria chiediamogli umilmente perdono e il suo aiuto per non tornare ad offenderlo né a disgustarlo. (Madre Speranza- El pan 16, 62-67)
GRADUALITA’
Chi pretende di bruciare le tappe e vuole arrivare alla contemplazione senza aver messo ordine nella sua vita, senza purificare il cuore, senza il dovuto distacco dalle creature, senza liberarsi dalla dipendenza dall’io… rischia grosse delusioni. Dio può operare prodigi nelle sue creature: estasi, bilocazioni, lettura dei cuori, miracoli, ma tutto questo solo in chi ha consegnato completamente a Lui la sua vita, altrimenti c’è da dubitare.
Dio può dare a tutti piccole manifestazioni della Sua presenza per incoraggiare l’anima a camminare, ma questo non deve inorgoglirci e pensare di aver raggiunto chissà quale grado di perfezione e di avere tutta la verità in tasca per sé e per gli altri: le piccole luci sono gli aiuti della grazia che Dio concede a chi ritiene ne abbia bisogno, ma piccoli fenomeni pseudo mistici li può ottenere anche il demonio per ingannarci e portarci alla superbia, quindi alla rovina.
L’anima saggia punta alla purificazione del cuore sempre più completa e mai raggiunta pienamente finché siamo quaggiù.
"TUTTO PER AMORE"
Il "Tutto per amore" di Madre Speranza ci fa valorizzare il quotidiano in tutte le sue sfumature: fatiche, piccole gioie, piccoli o grandi dolori, preoccupazioni, imprevisti, contatti con persone moleste, può darsi anche cattive nel corso della giornata non mancheranno; se l’anima sa trasformarli in atti d’amore umile, paziente, gentile, servizievole, misericordioso, la sua giornata sarà santa e tante giornate sante fanno la vita santa. Per questo è necessario educarci alla virtù.
"In un cuore che non ha pietà non ci può essere vera virtù. Il cuore dell’uomo può essere il tabernacolo di Dio o la città del diavolo.
Dobbiamo lottare per vincere la battaglia. Il cuore dell’anima religiosa deve essere il cuore di un martire, in esso vuole entrare Dio e il nemico e bisogna fare entrare Dio e allontanare il nemico. Bisogna lottare. Ci sono persone che non lottano dicendo: "Siccome io ho questo carattere…". La virtù dell’educazione nel mondo consiste nel mortificarsi per presentarsi bene, le virtù cristiana invece consiste nel mortificarsi per servire sempre meglio il Signore.
Il mondo critica i cristiani incoerenti, la virtù deve supplire all’educazione: se ho voglia di dare uno schiaffo, mi mortifico e non lo faccio, in questo caso ho fatto un atto di virtù e di buona educazione.
Alla presenza di Gesù dobbiamo essere educati, cioè mortificati perfino quando siamo soli in camera. Il nostro corpo deve essere sempre composto, perché è il tabernacolo di Dio.
Il Buon Pastore vuole pecore nobili ed educate. Copiamo il nostro modello, Gesù, nessuno più educato di lui, scompaiano le maniere brusche. Quando veniamo feriti, chiediamoci: "Ci hanno maltrattato come a Gesù? No? Allora non offendiamoci. Diciamo a Gesù: "Gesù, ecco qui la pecora indisciplinata, che dopo tanti anni di camino si trova ancora così ribelle: Benedici questa povera pecora e tienila ancora nel tuo ovile".
domenica 15 novembre 2015
’anima sui passi di Madre Speranza
(Suor Rifugio Lanese eam)
"NON SONO PIU’ IO CHE VIVO"
La Madre Speranza, come ogni anima che anela a Dio e si lascia conquistare da Lui, come S. Paolo, alla fine della sua vita, poteva dire: "Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me".
Nel 1952 si registra nei suoi scritti un lampo di luce:
«Oggi posso dirti che mi sento felice, perché mi hai detto che finalmente ho acquisito quell’at-teggiamento che Tu desideri da me o, meglio detto, che Tu hai infuso in me ed è che io pensi sempre e solo a Te e che il mio cuore e la mia mente siano fissi sempre in Te e che niente e nessuno mai mi possa distrarre da Te».
La sponsalità è già consegna totale di sé all’Amato, ma l’umanità può ancora sussistere in qualche residuo di resistenza o in qualche particolare momento di prova difficile. Solo col stabilizzarsi del cammino di totale espropriazione può arrivare il momento in cui l’anima può fare sue le parole di S. Paolo.
23 marzo 1952: questa notte l’ho trascorsa distratta, ma senza coricarmi perchè non ne ho avuto il tempo. Il buon Gesù mi diceva che l’unione più vera, intima e profonda è quella esistente tra due volontà e che, conformandomi con la divina volontà, sottometterò la mia unendola alla sua, il cui cibo è stato sempre fare la volontà del Padre, ossia, padre mio, che la volontà di Gesù è consistita nella fusione di due voleri in uno solo e questo è ciò che Lui vuole da me.
Come arriverò a questo, padre mio? Io lo desidero, ma non posso ancora dire in verità "vivo, non io però, ma in me vive il mio Dio".
Devo dirle, padre, con grande pena, che, nonostante il mio proposito di far piacere al buon Gesù, nel momento della prova dimentico che nel dolore debbo unirmi sempre più al mio Dio e accrescere il mio amore per Lui e dimentico anche che, conformare la mia volontà alla sua, secondo Lui, è scambiare i cuori, accettare i suoi giudizi come legge per me, le sue prove come regola per la mia volontà. Come lo otterrò, Gesù mio?
Gesù mio, fa’ che l’amore e la sofferenza mi uniscano profondamente a te e possa dire, con verità, che non ho più volontà mia.
Anche per S. Paolo è stato necessario un cammino. Dopo la caduta da cavallo ha dovuto purificare il suo cuore, togliervi il vecchio lievito e mettervi il nuovo e questo ha richiesto anni di lavoro ma poi la sua fiducia in Gesù si è solidificata e ha potuto dire: "Io so in chi ho messo la mia speranza".
"Io so infatti a chi ho creduto e son convinto che egli è capace di conservare il mio deposito fino a quel giorno". (2Tim 1:1-14)
Dopo anni di impegno, di travagli, di pericoli e di difficoltà senza numero per diffondere la Buona novella della croce, ha capito che la grazia di Dio opera nella debolezza di chi ha buona volontà e ha potuto dire, quasi a mo’ di sfida: "Chi mi separerà dall’amore di Dio?"
"Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi"? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? (…) Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (…) Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore". (cfr.Rm 8,31-39)
E’ un bellissimo traguardo quello raggiunto da Paolo, ma Dio voleva portare il suo apostolo ad un livello ancora più intimo con Lui e più vuoto di se stesso e, attraverso le vicende della vita, che lo hanno portato a Roma, prigioniero per Cristo, ha potuto finalmente consegnare completamente se stesso in sacrificio di olocausto per la diffusione del Vangelo e ha potuto dire: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me".
"Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me". (Gal.2,20)
VOTO DI VITTIMA
Gesù, fin dalle prime apparizioni a Madre Speranza le chiede il voto di vittima per riparare le offese che riceve dal suo amato clero
Questa notte 5 Novembre 1927 mi sono distratta e il buon Gesù mi ha detto, che non debbo desiderare altro che amarlo e soffrire, per riparare le offese che riceve dal suo amato clero. Debbo far sì che quanti vivono con me sentano questo desiderio di soffrire e offrirsi come vittime di espiazione per i peccati che commettono i sacerdoti del mondo intero. Devo adoperarmi con tutte le forze per cercare solo la sua gloria, anche se ciò comporterà il disprezzo di me stessa. Che vuol dirmi Gesù, con tutto questo, padre mio?
Questa offerta la Madre probabilmente la rinnovava tutti i giorni ma in modo speciale quando qualche difficoltà o persecuzione la tormentava; allora andava davanti al Santissimo e rinnovava il suo impegno a non lasciarsi sfuggire nessuna sofferenza senza santificarla unendola a quella di Gesù per il suo "amato clero".
"Oggi, 24 dicembre 1941, sento il trasporto a rinnovare l’offerta come vittima di espiazione in riparazione delle offese dei sacerdoti del mondo intero, fatta il 24 dicembre 1927 ricordando quanto ha sofferto e fatto Gesù per tutti noi, l’amore che continuamente ci dimostra, la poca riconoscenza delle anime consacrate e le numerose offese che riceve dai suoi sacerdoti. Dio mio, quello che ti do per una sì grande riparazione è ben poca cosa, ma tu uniscila al tuo amore e alla tua misericordia e tutto sarà saldato.
In questa circostanza la Madre stava subendo una vera persecuzione da parte del famoso Don Doroteo, che non sopportava che la signorina Maria Pilar de Arratia gli avesse tolto la direzione della Casa dell’Ave Maria per affidarla a Madre Speranza. L’ "Ave Maria", era un collegio da lei istituito per i bambini poveri e dove invece lui accoglieva bambini di famiglie ricche che potevano pagare.
Dopo aver rinnovato l’offerta vittimale, la Madre si ammala e giunge quasi in fin di vita… Era il prezzo da pagare per riparare le offese di quel povero sacerdote.
La Madre pregherà per lui non solo durante la vita ma anche dopo la sua morte, chiedendo al Signore di liberarlo dal purgatorio anche se non aveva completato la purificazione, dicendo che l’avrebbe completata lei dopo la sua morte.
Alla fine il Signore accolse la sua preghiera e lo liberò dal purgatorio e la Madre fece festa insieme a tutte le sue figlie, perché il suo più grande persecutore si era salvato.
IL SIGNORE CHIEDE A OGNI ANIMA L’OFFERTA VITTIMALE
Ma il Signore ha detto alla Madre che tutti quelli che sono raggiunti dalla spiritualità dell’Amore Misericordioso devono arrivare a dire: "Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me", e fare l’offerta di tutte le sofferenze che la vita propone per riparare i peccati del clero del mondo intero. I sacerdoti sono i figli prediletti del Padre, il sacerdozio è il dono del Giovedì santo alla Chiesa e sono necessari al popolo di Dio, perciò dobbiamo proteggerli con la preghiera, la stima, la collaborazione, l’aiuto di cui hanno bisogno.
Gesù sapeva che stava per lasciare questo mondo per tornare al Padre, ma non voleva lasciarci soli. Per questo aveva istituito i sacramenti e, prima di salire al cielo, li consegnò alla Chiesa nascente.
I sacramenti sono azioni sacre, che Dio compie in favore di chi vuole accogliere la salvezza. Gli interventi sacri voluti da Gesù per le sue creature teneramente amate, e accompagnano l’uomo in tutte le sue necessità e in tutto il percorso della sua vita.
La vita dell’uomo comincia con la nascita, c’è poi la crescita fino allo sviluppo, l’età feconda, il tramonto. Ci sono poi gli incidenti di percorso, che possono menomare la vita, infine c’è bisogno di continuo nutrimento.
I sacramenti accompagnano questi eventi: per la nascita c’è il Battesimo, per lo sviluppo c’è la Cresima, per l’opzione fondamentale della vita ci sono il Matrimonio e l’Ordine sacro, per il tramonto c’è l’Unzione degli infermi, per le malattie spirituali c’è la Confessione o Riconciliazione, per il nutrimento c’è l’Eucaristia.
Ma la forma eucaristica è un mistero di fede più grande ancora dell’Incarnazione. Perché nell’Incarnazione vediamo il Figlio di Dio in forma umana, ammiriamo i suoi esempi, udiamo le Sue parole, contempliamo la sua immolazione e, anche se non riusciamo a dare ai nostri sentimenti lo spessore divino, almeno partecipiamo nei limiti che ci sono consentiti. L’Incarnazione è già una grande umiliazione per Dio, ma nella forma eucaristica Gesù addirittura si offre come un cibo ed occorre davvero tutta la fede per poter superare i nostri limiti legati alla sensibilità, unica forma per noi per poter entrare in relazione con il divino, per questo ogni sacramento ha la "materia sacramentale".
L’Eucaristia è un’azione sacra che ci permette di inserirci nell’infinito di Dio, nella sua eternità, nel suo presente eterno, in maniera soprannaturale, incomprensibile a noi, che viviamo una temporaneità in divenire inarrestabile, che non ci permette neanche di gustare gli eventi, ma ci travolge nel suo moto continuo, e comunque ci richiama alla nostra povera realtà.
Ma queste azioni sacre hanno bisogno di un mediatore visibile, che operi in nome e con l’autorità del Dio invisibile. Questo mediatore è il Sacerdote.
Il Sacerdote mediatore visibile del Dio invisibile
Dio sceglie i suoi sacerdoti tra gli uomini; avrebbe potuto sceglierli tra gli angeli, ma nella sua sapienza inoppugnabile ha disposto così; ed ecco che alcuni giovani, in tutto come gli altri, sentono di voler continuare la missione di Gesù sulla terra, facendosi, per un dono di predilezione divina, mediatori del "sacro".
La missione del sacerdote è santa, è grande, è inarrivabile. Tra i traguardi umani che si possono raggiungere, quella del sacerdozio è la più sublime. Neanche la missione della Madonna uguaglia quella del sacerdote. Il sacerdote, nell’esercizio delle sue funzioni è un alter Christus. quando lui battezza e dice: "Io ti battezzo…", a battezzare, a ridare la vita soprannaturale persa per il peccato originale, è Gesù; quando al confessionale dice: "Io ti assolvo", ad assolvere è Gesù; quando all’altare invoca lo Spirito sul pane e sul vino, la sua autorità, che è quella del Figlio di Dio, muove il cielo e lo Spirito ubbidisce e scende a transustanziare il pane e il vino nel "corpo donato e nel sangue versato" del Figlio di Dio, e quel pane e quel vino sono presenza viva di Gesù in mezzo a noi, sono pegno di redenzione efficace davanti al Padre, che perdona e usa misericordia al mondo intero per il prezioso dono del Figlio suo diletto, fattosi vittima di espiazione dei nostri peccati.
Da quanto detto si può capire l’importanza del sacerdote e la sua missione insostituibile nella Chiesa e nel mondo, perché l’azione liturgica, con il suo carico di grazia, non raggiunge solo i cristiani ma l’umanità intera.
Tutti i momenti importanti della vita sono sanciti dal sacerdote che, in nome di Dio ci apre ai traguardi a cui ci sentiamo chiamati. Anche il matrimonio cristiano è accolto da Gesù per mezzo del sacerdote che benedice le nozze. E’ vero che ci si può sposare anche al comune, ma quel matrimonio non ha valore salvifico perché i contraenti non chiedono al Cristo coniugale di accoglierlo e accompagnarlo.
I sacramenti ci sono offerti ma non ci sono imposti, Dio non vuole persone che forzatamente accolgono le sue offerte, vuole che liberamente ci offriamo a Lui e accogliamo i suoi doni di salvezza e di santificazione.
I VERI CRISTIANI NEL MONDO CONTEMPORANEO
I veri cristiani nel mondo contemporaneo, che sembra voglia fare a meno non solo della Chiesa ma di Dio stesso, devono andare contro corrente. E’ necessario che il mondo cambi rotta, la strada intrapresa non porta ad alcun porto felice e noi portiamo scritto dentro di noi un destino di felicità. Checché ne dica il mondo, l’uomo cerca Dio, l’anima non solo lo cerca ma lo brama e nulla può renderla felice. Sono tante le persone che umanamente non mancano di nulla, ma la felicità è un’altra cosa: la felicità si sperimenta non quando il portafogli è pieno ma quando l’anima è piena e la nostra anima si può riempire solo con Dio.
E’ l’esperienza già fatta da S. Agostino, che pure aveva attinto ad altre fonti nel tentativo di riempire il suo vuoto esistenziale e poi dovette ammettere: "Signore, ci hai fatti per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te".
Anche il semplice cristiano può ambire a raggiungere il più alto grado di perfezione, purché voglia farlo e voglia farlo come Madre Speranza "Costi quel che costi".
Inoltre ogni anima può dire; "Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me", e lo può dire senza timore di essere superbo perché ad ogni Eucaristia, ricevuta in stato di grazia, si verifica questo inserimento profondo in Dio.
La Madre Speranza narra una sua estati in cui Gesù le permise di penetrare il mistero eucaristico:
29 febbraio 1952: Non posso nasconderle, padre mio, che, nonostante tutto, sono felice, molto felice, poiché questa notte il buon Gesù mi ha invitato a soffrire insieme a Lui, facendomi vedere, in un modo misterioso che non saprei spiegarle, la sua immolazione come vittima nella celebrazione della santa cena o, meglio, nella prima messa celebrata nel mondo dal Santo dei santi. La messa che Lui ha santificato col suo sangue!
Gesù mi ha fatto vedere anche i doni di santità che ci ha propiziato nel Calvario, soprattutto la comunione che ci unisce alla fonte di ogni grazia. Io, padre mio, ho sofferto angosce di morte, ma mi sentivo così unita a Gesù, che mi pareva che il mio cuore fosse una cosa sola col suo…che commozione!
Non le nascondo che, questa notte, mi sono profondamente convinta che il buon Gesù mi chiede e mi impone l’obbligo di aspirare ad una maggiore perfezione, utilizzando tutti i mezzi e per prima cosa "che mi incoraggi verso grandi mete, costi quello che costi".
Poi la Madre ha avuto la bella esperienza di vedere una sua figlia, che aveva ricevuto Gesù in stato di grazia e lei non la riconosceva perché Gesù l’aveva trasfigurata con la sua presenza.
Questo avviene per ognuno di noi se facciamo la comunione in stato di grazia e perciò in quei momenti possiamo dire in verità: "Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me", anche se non abbiamo trasporti mistici particolari.
QUESTIONARIO DI REVISIONE PERSONALE
In questo anno di formazione ti sembra di aver fatto dei passi dietro Madre Speranza?
Hai allontanato dal tuo cuore il peccato grave?
Hai diminuito i peccati veniali e le imperfezioni?
Sei diventato più delicato, più gentile con tutti stando alla scuola di Gesù?
Sai valorizzare meglio la sofferenza in tutte le sue forme, trasformandola in offerta?
E’ cresciuto nel tuo cuore l’amore a Gesù e il desiderio di possedere la beatitudine eterna?
Quando preghi e ti sembra di non essere ascoltato, sai aspettare il tempo della purificazione?
Il mondo con le sue lusinghe ti inganna meno? Ti senti più libero dalle sue suggestioni?
Ricevi e vivi i sacramenti con più fede?
Sai vivere l’Eucaristia come vera esperienza di Gesù che vive in te?
Sei convinto di essere chiamato alla perfezione della vita cristiana, cioè alla santità?
Il tuo rapporto con Il Padre, il Figlio, Lo Spirito, con Maria è più confidenziale?
La tua fede è diventata certezza?
(Suor Rifugio Lanese eam)
"NON SONO PIU’ IO CHE VIVO"
La Madre Speranza, come ogni anima che anela a Dio e si lascia conquistare da Lui, come S. Paolo, alla fine della sua vita, poteva dire: "Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me".
Nel 1952 si registra nei suoi scritti un lampo di luce:
«Oggi posso dirti che mi sento felice, perché mi hai detto che finalmente ho acquisito quell’at-teggiamento che Tu desideri da me o, meglio detto, che Tu hai infuso in me ed è che io pensi sempre e solo a Te e che il mio cuore e la mia mente siano fissi sempre in Te e che niente e nessuno mai mi possa distrarre da Te».
La sponsalità è già consegna totale di sé all’Amato, ma l’umanità può ancora sussistere in qualche residuo di resistenza o in qualche particolare momento di prova difficile. Solo col stabilizzarsi del cammino di totale espropriazione può arrivare il momento in cui l’anima può fare sue le parole di S. Paolo.
23 marzo 1952: questa notte l’ho trascorsa distratta, ma senza coricarmi perchè non ne ho avuto il tempo. Il buon Gesù mi diceva che l’unione più vera, intima e profonda è quella esistente tra due volontà e che, conformandomi con la divina volontà, sottometterò la mia unendola alla sua, il cui cibo è stato sempre fare la volontà del Padre, ossia, padre mio, che la volontà di Gesù è consistita nella fusione di due voleri in uno solo e questo è ciò che Lui vuole da me.
Come arriverò a questo, padre mio? Io lo desidero, ma non posso ancora dire in verità "vivo, non io però, ma in me vive il mio Dio".
Devo dirle, padre, con grande pena, che, nonostante il mio proposito di far piacere al buon Gesù, nel momento della prova dimentico che nel dolore debbo unirmi sempre più al mio Dio e accrescere il mio amore per Lui e dimentico anche che, conformare la mia volontà alla sua, secondo Lui, è scambiare i cuori, accettare i suoi giudizi come legge per me, le sue prove come regola per la mia volontà. Come lo otterrò, Gesù mio?
Gesù mio, fa’ che l’amore e la sofferenza mi uniscano profondamente a te e possa dire, con verità, che non ho più volontà mia.
Anche per S. Paolo è stato necessario un cammino. Dopo la caduta da cavallo ha dovuto purificare il suo cuore, togliervi il vecchio lievito e mettervi il nuovo e questo ha richiesto anni di lavoro ma poi la sua fiducia in Gesù si è solidificata e ha potuto dire: "Io so in chi ho messo la mia speranza".
"Io so infatti a chi ho creduto e son convinto che egli è capace di conservare il mio deposito fino a quel giorno". (2Tim 1:1-14)
Dopo anni di impegno, di travagli, di pericoli e di difficoltà senza numero per diffondere la Buona novella della croce, ha capito che la grazia di Dio opera nella debolezza di chi ha buona volontà e ha potuto dire, quasi a mo’ di sfida: "Chi mi separerà dall’amore di Dio?"
"Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi"? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? (…) Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (…) Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore". (cfr.Rm 8,31-39)
E’ un bellissimo traguardo quello raggiunto da Paolo, ma Dio voleva portare il suo apostolo ad un livello ancora più intimo con Lui e più vuoto di se stesso e, attraverso le vicende della vita, che lo hanno portato a Roma, prigioniero per Cristo, ha potuto finalmente consegnare completamente se stesso in sacrificio di olocausto per la diffusione del Vangelo e ha potuto dire: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me".
"Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me". (Gal.2,20)
VOTO DI VITTIMA
Gesù, fin dalle prime apparizioni a Madre Speranza le chiede il voto di vittima per riparare le offese che riceve dal suo amato clero
Questa notte 5 Novembre 1927 mi sono distratta e il buon Gesù mi ha detto, che non debbo desiderare altro che amarlo e soffrire, per riparare le offese che riceve dal suo amato clero. Debbo far sì che quanti vivono con me sentano questo desiderio di soffrire e offrirsi come vittime di espiazione per i peccati che commettono i sacerdoti del mondo intero. Devo adoperarmi con tutte le forze per cercare solo la sua gloria, anche se ciò comporterà il disprezzo di me stessa. Che vuol dirmi Gesù, con tutto questo, padre mio?
Questa offerta la Madre probabilmente la rinnovava tutti i giorni ma in modo speciale quando qualche difficoltà o persecuzione la tormentava; allora andava davanti al Santissimo e rinnovava il suo impegno a non lasciarsi sfuggire nessuna sofferenza senza santificarla unendola a quella di Gesù per il suo "amato clero".
"Oggi, 24 dicembre 1941, sento il trasporto a rinnovare l’offerta come vittima di espiazione in riparazione delle offese dei sacerdoti del mondo intero, fatta il 24 dicembre 1927 ricordando quanto ha sofferto e fatto Gesù per tutti noi, l’amore che continuamente ci dimostra, la poca riconoscenza delle anime consacrate e le numerose offese che riceve dai suoi sacerdoti. Dio mio, quello che ti do per una sì grande riparazione è ben poca cosa, ma tu uniscila al tuo amore e alla tua misericordia e tutto sarà saldato.
In questa circostanza la Madre stava subendo una vera persecuzione da parte del famoso Don Doroteo, che non sopportava che la signorina Maria Pilar de Arratia gli avesse tolto la direzione della Casa dell’Ave Maria per affidarla a Madre Speranza. L’ "Ave Maria", era un collegio da lei istituito per i bambini poveri e dove invece lui accoglieva bambini di famiglie ricche che potevano pagare.
Dopo aver rinnovato l’offerta vittimale, la Madre si ammala e giunge quasi in fin di vita… Era il prezzo da pagare per riparare le offese di quel povero sacerdote.
La Madre pregherà per lui non solo durante la vita ma anche dopo la sua morte, chiedendo al Signore di liberarlo dal purgatorio anche se non aveva completato la purificazione, dicendo che l’avrebbe completata lei dopo la sua morte.
Alla fine il Signore accolse la sua preghiera e lo liberò dal purgatorio e la Madre fece festa insieme a tutte le sue figlie, perché il suo più grande persecutore si era salvato.
IL SIGNORE CHIEDE A OGNI ANIMA L’OFFERTA VITTIMALE
Ma il Signore ha detto alla Madre che tutti quelli che sono raggiunti dalla spiritualità dell’Amore Misericordioso devono arrivare a dire: "Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me", e fare l’offerta di tutte le sofferenze che la vita propone per riparare i peccati del clero del mondo intero. I sacerdoti sono i figli prediletti del Padre, il sacerdozio è il dono del Giovedì santo alla Chiesa e sono necessari al popolo di Dio, perciò dobbiamo proteggerli con la preghiera, la stima, la collaborazione, l’aiuto di cui hanno bisogno.
Gesù sapeva che stava per lasciare questo mondo per tornare al Padre, ma non voleva lasciarci soli. Per questo aveva istituito i sacramenti e, prima di salire al cielo, li consegnò alla Chiesa nascente.
I sacramenti sono azioni sacre, che Dio compie in favore di chi vuole accogliere la salvezza. Gli interventi sacri voluti da Gesù per le sue creature teneramente amate, e accompagnano l’uomo in tutte le sue necessità e in tutto il percorso della sua vita.
La vita dell’uomo comincia con la nascita, c’è poi la crescita fino allo sviluppo, l’età feconda, il tramonto. Ci sono poi gli incidenti di percorso, che possono menomare la vita, infine c’è bisogno di continuo nutrimento.
I sacramenti accompagnano questi eventi: per la nascita c’è il Battesimo, per lo sviluppo c’è la Cresima, per l’opzione fondamentale della vita ci sono il Matrimonio e l’Ordine sacro, per il tramonto c’è l’Unzione degli infermi, per le malattie spirituali c’è la Confessione o Riconciliazione, per il nutrimento c’è l’Eucaristia.
Ma la forma eucaristica è un mistero di fede più grande ancora dell’Incarnazione. Perché nell’Incarnazione vediamo il Figlio di Dio in forma umana, ammiriamo i suoi esempi, udiamo le Sue parole, contempliamo la sua immolazione e, anche se non riusciamo a dare ai nostri sentimenti lo spessore divino, almeno partecipiamo nei limiti che ci sono consentiti. L’Incarnazione è già una grande umiliazione per Dio, ma nella forma eucaristica Gesù addirittura si offre come un cibo ed occorre davvero tutta la fede per poter superare i nostri limiti legati alla sensibilità, unica forma per noi per poter entrare in relazione con il divino, per questo ogni sacramento ha la "materia sacramentale".
L’Eucaristia è un’azione sacra che ci permette di inserirci nell’infinito di Dio, nella sua eternità, nel suo presente eterno, in maniera soprannaturale, incomprensibile a noi, che viviamo una temporaneità in divenire inarrestabile, che non ci permette neanche di gustare gli eventi, ma ci travolge nel suo moto continuo, e comunque ci richiama alla nostra povera realtà.
Ma queste azioni sacre hanno bisogno di un mediatore visibile, che operi in nome e con l’autorità del Dio invisibile. Questo mediatore è il Sacerdote.
Il Sacerdote mediatore visibile del Dio invisibile
Dio sceglie i suoi sacerdoti tra gli uomini; avrebbe potuto sceglierli tra gli angeli, ma nella sua sapienza inoppugnabile ha disposto così; ed ecco che alcuni giovani, in tutto come gli altri, sentono di voler continuare la missione di Gesù sulla terra, facendosi, per un dono di predilezione divina, mediatori del "sacro".
La missione del sacerdote è santa, è grande, è inarrivabile. Tra i traguardi umani che si possono raggiungere, quella del sacerdozio è la più sublime. Neanche la missione della Madonna uguaglia quella del sacerdote. Il sacerdote, nell’esercizio delle sue funzioni è un alter Christus. quando lui battezza e dice: "Io ti battezzo…", a battezzare, a ridare la vita soprannaturale persa per il peccato originale, è Gesù; quando al confessionale dice: "Io ti assolvo", ad assolvere è Gesù; quando all’altare invoca lo Spirito sul pane e sul vino, la sua autorità, che è quella del Figlio di Dio, muove il cielo e lo Spirito ubbidisce e scende a transustanziare il pane e il vino nel "corpo donato e nel sangue versato" del Figlio di Dio, e quel pane e quel vino sono presenza viva di Gesù in mezzo a noi, sono pegno di redenzione efficace davanti al Padre, che perdona e usa misericordia al mondo intero per il prezioso dono del Figlio suo diletto, fattosi vittima di espiazione dei nostri peccati.
Da quanto detto si può capire l’importanza del sacerdote e la sua missione insostituibile nella Chiesa e nel mondo, perché l’azione liturgica, con il suo carico di grazia, non raggiunge solo i cristiani ma l’umanità intera.
Tutti i momenti importanti della vita sono sanciti dal sacerdote che, in nome di Dio ci apre ai traguardi a cui ci sentiamo chiamati. Anche il matrimonio cristiano è accolto da Gesù per mezzo del sacerdote che benedice le nozze. E’ vero che ci si può sposare anche al comune, ma quel matrimonio non ha valore salvifico perché i contraenti non chiedono al Cristo coniugale di accoglierlo e accompagnarlo.
I sacramenti ci sono offerti ma non ci sono imposti, Dio non vuole persone che forzatamente accolgono le sue offerte, vuole che liberamente ci offriamo a Lui e accogliamo i suoi doni di salvezza e di santificazione.
I VERI CRISTIANI NEL MONDO CONTEMPORANEO
I veri cristiani nel mondo contemporaneo, che sembra voglia fare a meno non solo della Chiesa ma di Dio stesso, devono andare contro corrente. E’ necessario che il mondo cambi rotta, la strada intrapresa non porta ad alcun porto felice e noi portiamo scritto dentro di noi un destino di felicità. Checché ne dica il mondo, l’uomo cerca Dio, l’anima non solo lo cerca ma lo brama e nulla può renderla felice. Sono tante le persone che umanamente non mancano di nulla, ma la felicità è un’altra cosa: la felicità si sperimenta non quando il portafogli è pieno ma quando l’anima è piena e la nostra anima si può riempire solo con Dio.
E’ l’esperienza già fatta da S. Agostino, che pure aveva attinto ad altre fonti nel tentativo di riempire il suo vuoto esistenziale e poi dovette ammettere: "Signore, ci hai fatti per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te".
Anche il semplice cristiano può ambire a raggiungere il più alto grado di perfezione, purché voglia farlo e voglia farlo come Madre Speranza "Costi quel che costi".
Inoltre ogni anima può dire; "Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me", e lo può dire senza timore di essere superbo perché ad ogni Eucaristia, ricevuta in stato di grazia, si verifica questo inserimento profondo in Dio.
La Madre Speranza narra una sua estati in cui Gesù le permise di penetrare il mistero eucaristico:
29 febbraio 1952: Non posso nasconderle, padre mio, che, nonostante tutto, sono felice, molto felice, poiché questa notte il buon Gesù mi ha invitato a soffrire insieme a Lui, facendomi vedere, in un modo misterioso che non saprei spiegarle, la sua immolazione come vittima nella celebrazione della santa cena o, meglio, nella prima messa celebrata nel mondo dal Santo dei santi. La messa che Lui ha santificato col suo sangue!
Gesù mi ha fatto vedere anche i doni di santità che ci ha propiziato nel Calvario, soprattutto la comunione che ci unisce alla fonte di ogni grazia. Io, padre mio, ho sofferto angosce di morte, ma mi sentivo così unita a Gesù, che mi pareva che il mio cuore fosse una cosa sola col suo…che commozione!
Non le nascondo che, questa notte, mi sono profondamente convinta che il buon Gesù mi chiede e mi impone l’obbligo di aspirare ad una maggiore perfezione, utilizzando tutti i mezzi e per prima cosa "che mi incoraggi verso grandi mete, costi quello che costi".
Poi la Madre ha avuto la bella esperienza di vedere una sua figlia, che aveva ricevuto Gesù in stato di grazia e lei non la riconosceva perché Gesù l’aveva trasfigurata con la sua presenza.
Questo avviene per ognuno di noi se facciamo la comunione in stato di grazia e perciò in quei momenti possiamo dire in verità: "Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me", anche se non abbiamo trasporti mistici particolari.
QUESTIONARIO DI REVISIONE PERSONALE
In questo anno di formazione ti sembra di aver fatto dei passi dietro Madre Speranza?
Hai allontanato dal tuo cuore il peccato grave?
Hai diminuito i peccati veniali e le imperfezioni?
Sei diventato più delicato, più gentile con tutti stando alla scuola di Gesù?
Sai valorizzare meglio la sofferenza in tutte le sue forme, trasformandola in offerta?
E’ cresciuto nel tuo cuore l’amore a Gesù e il desiderio di possedere la beatitudine eterna?
Quando preghi e ti sembra di non essere ascoltato, sai aspettare il tempo della purificazione?
Il mondo con le sue lusinghe ti inganna meno? Ti senti più libero dalle sue suggestioni?
Ricevi e vivi i sacramenti con più fede?
Sai vivere l’Eucaristia come vera esperienza di Gesù che vive in te?
Sei convinto di essere chiamato alla perfezione della vita cristiana, cioè alla santità?
Il tuo rapporto con Il Padre, il Figlio, Lo Spirito, con Maria è più confidenziale?
La tua fede è diventata certezza?
...un corpo invece mi hai preparato... (Eb 3,1)
I luoghi dove la Madre - per quasi trenta anni - ha vissuto e operato per il Santuario, presso la Casa dell’Istituto in Collevalenza
Quando, dopo la morte della Madre, scegliemmo di rendere accessibili ai pellegrini i luoghi dove la Madre - per quasi trenta anni - aveva vissuto e operato per il Santuario, presso la Casa dell’Istituto in Collevalenza, decidemmo anche di riservare due stanze per raccogliere cose significative della sua vita: nella vecchia sala di lavoro delle suore mettemmo ricordi di luoghi e della sua attività; mentre nella vecchia sala di attesa dei pellegrini scegliemmo di mettere cose sue personali.
Proprio per questa ultima sala ci trovammo difronte a una sorpresa: tra le sue cose personali erano tantissime quelle che testimoniavano la sua vita austera, di penitenza, di sacrificio, di mortificazione, con cilizi (tanti!), "discipline" (tante! di corda, di sassi, di metallo, ecc.). Nel comporre le vetrine che avrebbero accolto questi ricordi si discusse molto e vinse l’idea di non mettere tutti gli strumenti di penitenza della Madre perché avrebbero presentato una santità non facile e non imitabile, perché sarebbero stati considerati come masochismo o come un san Girolamo penitente o, comunque, come una visione negativa di un corpo solo da punire e da castigare e non da amare. Prevalse questa tesi e molti oggetti non furono posti in vetrina e finirono in altri armadi.
Forse fu la scelta più opportuna in quel momento, ma decisamente non riflette affatto la scelta e il pensiero della Madre che ringraziava il Signore per averle "dato un cuore per amare e un corpo per soffrire"; quindi un corpo che - attraverso gli esercizi di vigilanza, di mortificazione e di controllo dei sensi - diventasse capace di essere utilizzato non per il piacere ma per "servire" e "salvare" gli altri; imparando ad amare come ama Dio; un corpo da poter offrire - come ha fatto Gesù - per dare tutto, anche la vita, per la persona che ama.
San Paolo nella Lettera agli Ebrei dice di Gesù: "Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà». Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre". (Ebrei 10, 1-10).
Di Gesù ci sono tante immagini, statue, riproduzioni: Gesù risorto, che cammina sulle acque, che risuscita Lazzaro, che parla alle folle, nel Cenacolo che istituisce l’Eucarestia, con i discepoli di Emmaus, … e mille altre. Nessuna è più diffusa del crocefisso e nessuna esprime di più l’amore di Dio per l’uomo: … un corpo invece mi hai preparato …. non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato ... allora ho detto: ecco, io vengo … per fare, o Dio, la tua volontà. Un corpo offerto sulla croce per amore, per salvare.
Madre Speranza è convinta che contemplare la Passione di Gesù significa voler imitare i sentimenti di Gesù.
… un corpo per soffrire e un cuore per amare…
Scrive la Madre il 17 febbraio1964: Una dice: ahi! Questo mi fa male… ahi! Mi duole questo… Ohé! Figlie mie! Vi siete dimenticate che abbiamo un corpo per soffrire e un cuore per amare? Ripetete con frequenza: "Ti ringrazio, Signore, perché mi hai dato un corpo per soffrire e un cuore per amare". E quando vi si presenta una qualche occasione di mortificarvi, alzate gli occhi al cielo per dire: "Signore, ti ringrazio perché oggi posso offrirti una piccola mortificazione". (El pan 21, 81).
… non voglio che passi un solo giorno senza sofferenza …
Quando la Madre aveva compiuto già i 70 anni, cosi scrive nel febbraio del 1965: « ... Settanta anni! Me ne mancano trenta. Io chiedo al Signore tutti i giorni che mi conceda altri trenta anni di vita e che possa arrivare a cento. Penso che, arrivando a cento, potrei finire tutto quello che devo fare e dopo che mi mettano in un angolo del Santuario e lì il mio corpo, divenuto cenere, che serva, come dire … per quello che il Signore vorrà. Hai compreso? Sta tranquillo … Io vorrei arrivare a cento anni … non è che lo voglio, ma se il Signore mi dicesse: fino a che età?... io Gli direi: Signore, fino a cento, però tutti questi anni che mi mancano sempre nel dolore, non voglio che passi un solo giorno senza sofferenza; poiché, siccome non ho forza per dare al Signore quello che mi chiede, questo glielo posso offrire perché è Lui che me lo da. Nella sofferenza di ogni giorno Gli dico: Signore, Te lo offro perché Tu me lo hai dato. («Oración» del 25.2.1965, El pan 22, 309.)
… voglio soffrire (come Gesù) … per dare la vita
Scrive il 15 aprile 1965: Aiutami, Signore, a essere come quella patata grossa, grossa che ho contemplato tante volte, consumata, disfatta e ridotta solo a pelle; anche io voglio darti figli buoni e forti; te lo dicevo già negli anni 40, 41 e 43, anni di grande prova, quando nell’orto di Roma vedevo quella patata grande ma vuota, consumata… ma che aveva prodotto buone numerose patate … (El pan 22, 336).
… voglio soffrire (come Gesù) non in riparazione dei miei peccati …
Scrive in diverse occasioni.
Gesù mio, perdona la mia vigliaccheria; non trattarmi come una debole bambina e fa’ che io viva sempre immersa nel dolore, per riparare in qualche modo le offese che il peccato ha inflitto al mio Dio; per me, ti prego, finché duri il mio pellegrinaggio terreno, di lasciarmi la pena e la vergogna per averti offeso, finché la morte non mi porti in purgatorio dove potrò soffrire per espiare le mie colpe senza più paura di offenderti; e allora ti ripeterò come il figliol prodigo: "Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te". Perdonami, Gesù mio, ancora una volta e purifica la mia povera anima, perché possa unirsi per sempre a te. (El pan 18, 1353)
Ti chiedo anche, Gesù mio, una e mille volte, che le mie sofferenze non servano a riparare le molte offese che disgraziatamente ti ho arrecato; questa espiazione ti chiedo di riservarmela per il purgatorio, mai per l’inferno, Dio mio, perché laggiù non potrei amarti. (El pan 18, 758)
Ma, Gesù mio, concedimi una cosa sola: che viva amandoti in un continuo dolore, per poter riparare in qualche modo le offese che ti recano le anime consacrate e che, dopo una lunga vita di lavoro e sofferenze, il mio corpo si consumi nella putredine per riparare le tante offese che ricevi con la concupiscenza della carne. Però, ti supplico, ancora una e mille volte, Gesù mio, che le mie sofferenze non siano in riparazione delle offese che disgraziatamente ti ho recato, questa riparazione, ti prego, riservarmela per il purgatorio, non per l’inferno, Dio mio, perché lì non ti potrei amare. (El pan 18, 1301)
Ti chiedo, come sempre, di non applicare quanto soffro o faccio in questo mondo, in riparazione delle offese che disgraziatamente ti ho arrecato io stessa; questa espiazione e riparazione, Gesù mio, conservamela per il purgatorio, poiché nell’eternità non potrò soffrire per i tuoi sacerdoti ed espiare in loro favore; ma ti prego, Dio mio, di avere pietà di me e di non mandarmi all’inferno che merito, perché lì non ti potrei amare e forse, addirittura, in quel luogo bestemmierei mio Padre, dimenticando le tenerezze del suo amore e quanto gli sono costata; non permetterlo, Dio mio! (El pan 18, 1309)
I luoghi dove la Madre - per quasi trenta anni - ha vissuto e operato per il Santuario, presso la Casa dell’Istituto in Collevalenza
Quando, dopo la morte della Madre, scegliemmo di rendere accessibili ai pellegrini i luoghi dove la Madre - per quasi trenta anni - aveva vissuto e operato per il Santuario, presso la Casa dell’Istituto in Collevalenza, decidemmo anche di riservare due stanze per raccogliere cose significative della sua vita: nella vecchia sala di lavoro delle suore mettemmo ricordi di luoghi e della sua attività; mentre nella vecchia sala di attesa dei pellegrini scegliemmo di mettere cose sue personali.
Proprio per questa ultima sala ci trovammo difronte a una sorpresa: tra le sue cose personali erano tantissime quelle che testimoniavano la sua vita austera, di penitenza, di sacrificio, di mortificazione, con cilizi (tanti!), "discipline" (tante! di corda, di sassi, di metallo, ecc.). Nel comporre le vetrine che avrebbero accolto questi ricordi si discusse molto e vinse l’idea di non mettere tutti gli strumenti di penitenza della Madre perché avrebbero presentato una santità non facile e non imitabile, perché sarebbero stati considerati come masochismo o come un san Girolamo penitente o, comunque, come una visione negativa di un corpo solo da punire e da castigare e non da amare. Prevalse questa tesi e molti oggetti non furono posti in vetrina e finirono in altri armadi.
Forse fu la scelta più opportuna in quel momento, ma decisamente non riflette affatto la scelta e il pensiero della Madre che ringraziava il Signore per averle "dato un cuore per amare e un corpo per soffrire"; quindi un corpo che - attraverso gli esercizi di vigilanza, di mortificazione e di controllo dei sensi - diventasse capace di essere utilizzato non per il piacere ma per "servire" e "salvare" gli altri; imparando ad amare come ama Dio; un corpo da poter offrire - come ha fatto Gesù - per dare tutto, anche la vita, per la persona che ama.
San Paolo nella Lettera agli Ebrei dice di Gesù: "Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà». Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre". (Ebrei 10, 1-10).
Di Gesù ci sono tante immagini, statue, riproduzioni: Gesù risorto, che cammina sulle acque, che risuscita Lazzaro, che parla alle folle, nel Cenacolo che istituisce l’Eucarestia, con i discepoli di Emmaus, … e mille altre. Nessuna è più diffusa del crocefisso e nessuna esprime di più l’amore di Dio per l’uomo: … un corpo invece mi hai preparato …. non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato ... allora ho detto: ecco, io vengo … per fare, o Dio, la tua volontà. Un corpo offerto sulla croce per amore, per salvare.
Madre Speranza è convinta che contemplare la Passione di Gesù significa voler imitare i sentimenti di Gesù.
… un corpo per soffrire e un cuore per amare…
Scrive la Madre il 17 febbraio1964: Una dice: ahi! Questo mi fa male… ahi! Mi duole questo… Ohé! Figlie mie! Vi siete dimenticate che abbiamo un corpo per soffrire e un cuore per amare? Ripetete con frequenza: "Ti ringrazio, Signore, perché mi hai dato un corpo per soffrire e un cuore per amare". E quando vi si presenta una qualche occasione di mortificarvi, alzate gli occhi al cielo per dire: "Signore, ti ringrazio perché oggi posso offrirti una piccola mortificazione". (El pan 21, 81).
… non voglio che passi un solo giorno senza sofferenza …
Quando la Madre aveva compiuto già i 70 anni, cosi scrive nel febbraio del 1965: « ... Settanta anni! Me ne mancano trenta. Io chiedo al Signore tutti i giorni che mi conceda altri trenta anni di vita e che possa arrivare a cento. Penso che, arrivando a cento, potrei finire tutto quello che devo fare e dopo che mi mettano in un angolo del Santuario e lì il mio corpo, divenuto cenere, che serva, come dire … per quello che il Signore vorrà. Hai compreso? Sta tranquillo … Io vorrei arrivare a cento anni … non è che lo voglio, ma se il Signore mi dicesse: fino a che età?... io Gli direi: Signore, fino a cento, però tutti questi anni che mi mancano sempre nel dolore, non voglio che passi un solo giorno senza sofferenza; poiché, siccome non ho forza per dare al Signore quello che mi chiede, questo glielo posso offrire perché è Lui che me lo da. Nella sofferenza di ogni giorno Gli dico: Signore, Te lo offro perché Tu me lo hai dato. («Oración» del 25.2.1965, El pan 22, 309.)
… voglio soffrire (come Gesù) … per dare la vita
Scrive il 15 aprile 1965: Aiutami, Signore, a essere come quella patata grossa, grossa che ho contemplato tante volte, consumata, disfatta e ridotta solo a pelle; anche io voglio darti figli buoni e forti; te lo dicevo già negli anni 40, 41 e 43, anni di grande prova, quando nell’orto di Roma vedevo quella patata grande ma vuota, consumata… ma che aveva prodotto buone numerose patate … (El pan 22, 336).
… voglio soffrire (come Gesù) non in riparazione dei miei peccati …
Scrive in diverse occasioni.
Gesù mio, perdona la mia vigliaccheria; non trattarmi come una debole bambina e fa’ che io viva sempre immersa nel dolore, per riparare in qualche modo le offese che il peccato ha inflitto al mio Dio; per me, ti prego, finché duri il mio pellegrinaggio terreno, di lasciarmi la pena e la vergogna per averti offeso, finché la morte non mi porti in purgatorio dove potrò soffrire per espiare le mie colpe senza più paura di offenderti; e allora ti ripeterò come il figliol prodigo: "Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te". Perdonami, Gesù mio, ancora una volta e purifica la mia povera anima, perché possa unirsi per sempre a te. (El pan 18, 1353)
Ti chiedo anche, Gesù mio, una e mille volte, che le mie sofferenze non servano a riparare le molte offese che disgraziatamente ti ho arrecato; questa espiazione ti chiedo di riservarmela per il purgatorio, mai per l’inferno, Dio mio, perché laggiù non potrei amarti. (El pan 18, 758)
Ma, Gesù mio, concedimi una cosa sola: che viva amandoti in un continuo dolore, per poter riparare in qualche modo le offese che ti recano le anime consacrate e che, dopo una lunga vita di lavoro e sofferenze, il mio corpo si consumi nella putredine per riparare le tante offese che ricevi con la concupiscenza della carne. Però, ti supplico, ancora una e mille volte, Gesù mio, che le mie sofferenze non siano in riparazione delle offese che disgraziatamente ti ho recato, questa riparazione, ti prego, riservarmela per il purgatorio, non per l’inferno, Dio mio, perché lì non ti potrei amare. (El pan 18, 1301)
Ti chiedo, come sempre, di non applicare quanto soffro o faccio in questo mondo, in riparazione delle offese che disgraziatamente ti ho arrecato io stessa; questa espiazione e riparazione, Gesù mio, conservamela per il purgatorio, poiché nell’eternità non potrò soffrire per i tuoi sacerdoti ed espiare in loro favore; ma ti prego, Dio mio, di avere pietà di me e di non mandarmi all’inferno che merito, perché lì non ti potrei amare e forse, addirittura, in quel luogo bestemmierei mio Padre, dimenticando le tenerezze del suo amore e quanto gli sono costata; non permetterlo, Dio mio! (El pan 18, 1309)
VOCAZIONE: VIVERE COME IL CHICCO DI GRANO
(M. Elvira eam e M. Graziella eam)
Traccia per la Celebrazione
Canto di esposizione
Pausa di Adorazione individuale
Guida:
Gesù dice: "In verità, in verità, vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv 12,24). Gesù è il chicco di grano che muore ed Egli chiamo noi a vivere così come Lui ha fatto.
Breve pausa
Guida:
Signore Gesù,
per noi hai accettato la sorte del chicco di grano
che cade in terra e muore per produrre molto frutto.
Tutti:
Tu ci inviti a seguirti su questa via quando dici:
"Chi ama la sua vita la perde, e chi odia la sua vita
in questo mondo la conserva per la vita eterna".
Lettore: Dal Vangelo di Giovanni 12,24-26
<<L’ora è venuta. Il Figlio dell’uomo sta per essere innalzato alla gloria. Se il seme di frumento non finisce sotto terra e non muore, non porta frutto. Se muore, invece, porta molto frutto. Ve l’assicuro. Chi ama la propria vita la perderà. Chi è pronto a perdere la propria vita in questo mondo, la conserva per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io ci saranno anche quelli che mi servono. E chi serve me sarà onorato dal Padre>>. Gesù disse ancora: << Sono profondamente turbato. Che devo fare? Dire al Padre: fammi evitare questa prova? Ma è proprio per quest’ora che sono venuto. Padre, glorifica il tuo nome!>>. Allora una voce disse dal cielo: << L’ho glorificato, e lo glorificherò ancora>>. Parola del Signore.
Breve pausa
Guida:
Noi siamo attaccati alla nostra vita. Non vogliamo abbandonarla, ma tenerla tutta per noi stessi.
Vogliamo possederla, non offrirla. Ma tu ci precedi e ci mostri che possiamo salvare la nostra vita soltanto donandola. Vuoi condurci sulla via del chicco di frumento, la via di una fecondità che giunge fino all’eternità. La croce, l’offerta di noi stessi, ci pesa molto. Ma tu hai portato anche la nostra croce, e non l’hai portata in un qualche momento del passato, perché il tuo amore è contemporaneo alla mia vita. La porti oggi con me e per me, e in modo mirabile, vuoi che adesso anch’io, come allora Simone di Cirene, porti con te la tua croce.
Pausa di Riflessione e Preghiera personale
Guida:
Le seguenti invocazioni verranno lette in modo spontaneo.
Gesù, aiutaci a seguirti non solo con nobili pensieri, ma a percorrere la tua via con il cuore, anzi, con i passi concreti della nostra vita quotidiana.
Breve pausa
Gesù, rendici forti e coraggiosi nel vivere come il chicco di grano, fa’ che camminiamo con umiltà sulla via della croce e rimaniamo per sempre fedeli a te.
Breve pausa
Liberaci dalla paura della croce, dalla paura di fronte all’altrui derisione, dalla paura di donare la nostra vita così come hai fatto tu.
Breve pausa
Signore, donaci la capacità di discernere il bene dal male, aiutaci a smascherare le tentazioni che promettono felicità ma le cui conseguenze sono soltanto vuoto e delusione.
Breve pausa
Canto
Guida:
Il servo sofferente e obbediente dà la sua vita per salvare tutta l’umanità.
Lettore: Dal Libro del Profeta Isaia 53,3-10
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure Egli si è caricato delle nostre sofferenza, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno sulla sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrì se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Parola di Dio.
Pausa di Preghiera silenziosa
Canto di meditazione (seduti)
Guida:
La nostra Madre Fondatrice, Madre Speranza, così scriveva alle sue Figlie e Figli dell’Amore Misericordioso.
Lettore: Dagli Scritti di Madre Speranza
Basta uno sguardo alla Croce e subito si intende il Linguaggio con cui ci parla Gesù: lo comprendiamo tutti immediatamente, perché è il linguaggio dell’amore… per poter partecipare della vita e della salvezza che scaturiscono dalla Croce di Gesù, bisogna che ne condividiamo il dolore e il peso, in molteplici forme, e cioè: vivendo nel nostro cuore la Croce di Gesù con sentimenti di amore e di compassione; prendendo la nostra croce e portandola gioiosamente per amore al nostro Dio; inchiodando sulla croce la nostra volontà e i nostri desideri disordinati. È nella Croce che si impara ad amare Gesù… è lì che si apprende la lezione dell’amore.
Momento di silenzio
Tutti insieme:
Gesù mio, sii protezione e conforto all’anima mia; sii mia difesa contro ogni tentazione e coprimi con lo scudo della tua verità. Sii il mio compagno e la mia speranza; difesa e riparo contro tutti i pericoli dell’anima e del corpo. Guidami nel vasto mare di questo mondo e degnati di consolarmi in questa tribolazione. Mi sia di porto sicurissimo l’abisso del tuo amore e della tua misericordia, così potrò vedermi libero dalle insidie del demonio. (Preghiera Novena all'Amore Misericordioso VIII giorno)
Riflessione e preghiera personale
Guida:
Innalziamo al Signore la nostra preghiera per i bisogni di tutta la Chiesa e per la salvezza di tutta l’umanità. Ad ogni invocazione pregata liberamente rispondiamo: Padre misericordioso ascoltaci.
Perché nella contemplazione del Cristo sofferente e crocifisso la Chiesa possa annunciare la vittoria sul male e proclamare la fede nel Dio pieno di amore e di misericordia per tutta l’umanità. Preghiamo
Perché quanti soffrono nello spirito, nell’anima e nel corpo, ricevano la grazia di sentirsi uniti alla passione di Cristo per la salvezza del mondo. Preghiamo
Ti benediciamo, Signore perché da te proviene ogni carisma Tu hai ispirato Madre Speranza a rispondere con la preghiera, il sacrificio, la mortificazione, l’offerta di sé stessa e la carità verso il prossimo più bisognoso di amore e compassione. Preghiamo
O Dio che nella Tua immensa bontà hai ispirato Madre Speranza a seguire in tutto la via del tuo figlio amato, concedi anche a noi di perseverare in questa santa vocazione alla quale ci hai chiamato. Preghiamo
Salvatore nostro, tu hai voluto condividere con noi la tua croce, ti preghiamo per coloro che hai scelto a seguirti nella vita religiosa, sacerdotale e missionaria, fa che molti giovani corrispondano alla tua chiamata. Preghiamo.
Tutti:
Manda, o Dio Onnipotente, vocazioni sante, forti e coraggiose alla tua Chiesa e alla Famiglia Religiosa dell’Amore Misericordioso, te lo chiediamo nel nome di Cristo tuo Figlio e nostro Signore. Amen.
Padre Nostro
Canto finale
(M. Elvira eam e M. Graziella eam)
Traccia per la Celebrazione
Canto di esposizione
Pausa di Adorazione individuale
Guida:
Gesù dice: "In verità, in verità, vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv 12,24). Gesù è il chicco di grano che muore ed Egli chiamo noi a vivere così come Lui ha fatto.
Breve pausa
Guida:
Signore Gesù,
per noi hai accettato la sorte del chicco di grano
che cade in terra e muore per produrre molto frutto.
Tutti:
Tu ci inviti a seguirti su questa via quando dici:
"Chi ama la sua vita la perde, e chi odia la sua vita
in questo mondo la conserva per la vita eterna".
Lettore: Dal Vangelo di Giovanni 12,24-26
<<L’ora è venuta. Il Figlio dell’uomo sta per essere innalzato alla gloria. Se il seme di frumento non finisce sotto terra e non muore, non porta frutto. Se muore, invece, porta molto frutto. Ve l’assicuro. Chi ama la propria vita la perderà. Chi è pronto a perdere la propria vita in questo mondo, la conserva per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io ci saranno anche quelli che mi servono. E chi serve me sarà onorato dal Padre>>. Gesù disse ancora: << Sono profondamente turbato. Che devo fare? Dire al Padre: fammi evitare questa prova? Ma è proprio per quest’ora che sono venuto. Padre, glorifica il tuo nome!>>. Allora una voce disse dal cielo: << L’ho glorificato, e lo glorificherò ancora>>. Parola del Signore.
Breve pausa
Guida:
Noi siamo attaccati alla nostra vita. Non vogliamo abbandonarla, ma tenerla tutta per noi stessi.
Vogliamo possederla, non offrirla. Ma tu ci precedi e ci mostri che possiamo salvare la nostra vita soltanto donandola. Vuoi condurci sulla via del chicco di frumento, la via di una fecondità che giunge fino all’eternità. La croce, l’offerta di noi stessi, ci pesa molto. Ma tu hai portato anche la nostra croce, e non l’hai portata in un qualche momento del passato, perché il tuo amore è contemporaneo alla mia vita. La porti oggi con me e per me, e in modo mirabile, vuoi che adesso anch’io, come allora Simone di Cirene, porti con te la tua croce.
Pausa di Riflessione e Preghiera personale
Guida:
Le seguenti invocazioni verranno lette in modo spontaneo.
Gesù, aiutaci a seguirti non solo con nobili pensieri, ma a percorrere la tua via con il cuore, anzi, con i passi concreti della nostra vita quotidiana.
Breve pausa
Gesù, rendici forti e coraggiosi nel vivere come il chicco di grano, fa’ che camminiamo con umiltà sulla via della croce e rimaniamo per sempre fedeli a te.
Breve pausa
Liberaci dalla paura della croce, dalla paura di fronte all’altrui derisione, dalla paura di donare la nostra vita così come hai fatto tu.
Breve pausa
Signore, donaci la capacità di discernere il bene dal male, aiutaci a smascherare le tentazioni che promettono felicità ma le cui conseguenze sono soltanto vuoto e delusione.
Breve pausa
Canto
Guida:
Il servo sofferente e obbediente dà la sua vita per salvare tutta l’umanità.
Lettore: Dal Libro del Profeta Isaia 53,3-10
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure Egli si è caricato delle nostre sofferenza, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno sulla sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrì se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Parola di Dio.
Pausa di Preghiera silenziosa
Canto di meditazione (seduti)
Guida:
La nostra Madre Fondatrice, Madre Speranza, così scriveva alle sue Figlie e Figli dell’Amore Misericordioso.
Lettore: Dagli Scritti di Madre Speranza
Basta uno sguardo alla Croce e subito si intende il Linguaggio con cui ci parla Gesù: lo comprendiamo tutti immediatamente, perché è il linguaggio dell’amore… per poter partecipare della vita e della salvezza che scaturiscono dalla Croce di Gesù, bisogna che ne condividiamo il dolore e il peso, in molteplici forme, e cioè: vivendo nel nostro cuore la Croce di Gesù con sentimenti di amore e di compassione; prendendo la nostra croce e portandola gioiosamente per amore al nostro Dio; inchiodando sulla croce la nostra volontà e i nostri desideri disordinati. È nella Croce che si impara ad amare Gesù… è lì che si apprende la lezione dell’amore.
Momento di silenzio
Tutti insieme:
Gesù mio, sii protezione e conforto all’anima mia; sii mia difesa contro ogni tentazione e coprimi con lo scudo della tua verità. Sii il mio compagno e la mia speranza; difesa e riparo contro tutti i pericoli dell’anima e del corpo. Guidami nel vasto mare di questo mondo e degnati di consolarmi in questa tribolazione. Mi sia di porto sicurissimo l’abisso del tuo amore e della tua misericordia, così potrò vedermi libero dalle insidie del demonio. (Preghiera Novena all'Amore Misericordioso VIII giorno)
Riflessione e preghiera personale
Guida:
Innalziamo al Signore la nostra preghiera per i bisogni di tutta la Chiesa e per la salvezza di tutta l’umanità. Ad ogni invocazione pregata liberamente rispondiamo: Padre misericordioso ascoltaci.
Perché nella contemplazione del Cristo sofferente e crocifisso la Chiesa possa annunciare la vittoria sul male e proclamare la fede nel Dio pieno di amore e di misericordia per tutta l’umanità. Preghiamo
Perché quanti soffrono nello spirito, nell’anima e nel corpo, ricevano la grazia di sentirsi uniti alla passione di Cristo per la salvezza del mondo. Preghiamo
Ti benediciamo, Signore perché da te proviene ogni carisma Tu hai ispirato Madre Speranza a rispondere con la preghiera, il sacrificio, la mortificazione, l’offerta di sé stessa e la carità verso il prossimo più bisognoso di amore e compassione. Preghiamo
O Dio che nella Tua immensa bontà hai ispirato Madre Speranza a seguire in tutto la via del tuo figlio amato, concedi anche a noi di perseverare in questa santa vocazione alla quale ci hai chiamato. Preghiamo
Salvatore nostro, tu hai voluto condividere con noi la tua croce, ti preghiamo per coloro che hai scelto a seguirti nella vita religiosa, sacerdotale e missionaria, fa che molti giovani corrispondano alla tua chiamata. Preghiamo.
Tutti:
Manda, o Dio Onnipotente, vocazioni sante, forti e coraggiose alla tua Chiesa e alla Famiglia Religiosa dell’Amore Misericordioso, te lo chiediamo nel nome di Cristo tuo Figlio e nostro Signore. Amen.
Padre Nostro
Canto finale
"SE IL CHICCO DI GRANO NON MUORE..."
(M. Elvira eam e M. Graziella eam)
Traccia per la Celebrazione
"Ricordiamoci bene questa grande verità: un’anima ...al servizio di Gesù si deve sforzare per perpetuare sulla terra gli stessi Suoi sacrifici in qualità di vittima immolata... al sacrificio deve unire un grande amore... lasciarsi umiliare come il chicco di grano che, per dar vita ad altri chicchi di grano, si lascia nascondere sotto la terra, per marcire e morire..." (El pan 2, 34). É quanto è accaduto alla nostra Madre che già dai primi anni della sua vita religiosa, ha sperimentato difficoltà e prove che hanno fortemente inciso sulla sua interiorità, determinando il suo progressivo innamoramento per Gesù crocifisso. Chiediamo al Signore di illuminarci con la sua grazia e misericordia, perché possiamo fare nostre queste parole: "...Gesù ci dice: se volete capire me, guardate il chicco di grano; se volete vedermi, guardate la croce. Il chicco di grano e la croce, due immagini come sintesi ardente dell'evento "Gesù". Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. «Per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce» (Karl Rahner).
Canto iniziale Esposizione del Santissimo
Preghiera
Attiraci a te Signore,
noi ti rendiamo grazie
perché ci attiri alla tua croce.
Attiraci a te troveremo il solco
in cui macerare.
Attiraci a te e ogni gioia,
ogni sofferenza avrà un senso,
un fine, attiraci a te e
senza paura afferrata
la tua mano, capiremo
che il dolore è il primo
necessario passo per
risorgere con te.
Lettore:
Quando Gesù parla del seme, parla di se stesso, della Sua morte che avverrà presto. Dalla sua morte però verrà la vita per noi. Anche noi possiamo essere il seme che dà la vita quando non pensiamo solo a noi stessi ma ci apriamo all’amore di Dio e lo doniamo agli altri: dalla morte di Cristo viene il frutto della Resurrezione, dalla morte di ciascuno a se stesso e al proprio egoismo, viene la vita dell'amore donato che dà luce e speranza al mondo.
Lettura dal Vangelo secondo Giovanni 12, 20-33
Gesù rispose: "È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Parola del Signore
Pausa di silenzio
Riflessione Personale
"Se il chicco di grano non cade in terra e non muore, rimane solo; se invece muore, porta molto frutto". Non è il solo insegnamento che Gesù trae dalla vita dei contadini. Il Vangelo è pieno di parabole, immagini e spunti tratti dall’agricoltura che era a suo tempo (ed è ancora oggi per diversi popoli) la professione che occupa il maggior numero di persone. Egli parla del seminatore, del lavoro dei campi, della mietitura, di grano, vino, olio, del fico, della vigna, della vendemmia...
Ma Gesù non si fermava naturalmente al piano agricolo. L’immagine del chicco di grano gli serve per trasmetterci un sublime insegnamento che getta luce, prima di tutto, sulla sua vicenda personale e poi anche su quella dei suoi discepoli.
Il chicco di grano è, infatti, anzitutto Gesù stesso. Come un chicco di frumento, egli è caduto in terra nella sua passione e morte, è rispuntato e ha portato frutto con la sua risurrezione. Il "molto frutto" che egli ha portato è la Chiesa che è nata dalla sua morte, il suo corpo mistico.
Potenzialmente, il "frutto" è tutta l’umanità, non solo noi battezzati, perché egli è morto per tutti, tutti sono stati da lui redenti, anche chi ancora non lo sa. Il brano evangelico si conclude con queste significative parole di Gesù: "Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me".
Ma la storia del piccolo chicco di grano aiuta anche, per un altro verso, a capire noi stessi e il senso della nostra esistenza. Dopo aver parlato del chicco di grano, Gesù aggiunge: "Chi ama la sua vita la perde e chi odia (un altro evangelista dice perde) la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna" (cfr. Mt 16, 25). Cadere in terra e morire, non è dunque solo la via per portare frutto, ma anche per "salvare la propria vita", cioè per continuare a vivere! Che succede al chicco di grano che rifiuta di cadere in terra? O viene qualche uccello e lo becca, o inaridisce e ammuffisce in un angolo umido, oppure viene ridotto in farina, mangiato e tutto finisce lì. In ogni caso, il chicco, come tale, non ha seguito. Se invece viene seminato, rispunterà e conoscerà una nuova vita, come in questa stagione vediamo che è avvenuto dei chicchi di grano seminati in autunno.
Sul piano umano e spirituale ciò significa che se l’uomo non passa attraverso la trasformazione che viene dalla fede e dal battesimo, se non accetta la croce, ma rimane attaccato al suo naturale modo di essere e al suo egoismo, tutto finirà con lui, la sua vita va ad esaurimento. Giovinezza, vecchiaia, morte. Se invece crede e accetta la croce in unione con Cristo, allora gli si apre davanti l’orizzonte dell’eternità.
Ci sono situazioni, già in questa vita, sulle quali la parabola del chicco di grano getta una luce rasserenante. Hai un progetto che ti sta sommamente a cuore; per esso hai lavorato, era diventato lo scopo principale nella vita, ed ecco che in breve lo vedi come caduto in terra e morto. Fallito, oppure tolto a te e affidato a un altro che ne raccoglie i frutti. Ricordati del chicco di grano e spera. I nostri migliori progetti e affetti devono passare per questa fase di apparente buio e di gelido inverno, per rinascere purificati e ricchi di frutti. Se resistono alla prova, sono come l’acciaio dopo che è stato immerso in acqua gelida e ne è uscito "temprato". Come sempre, costatiamo che il Vangelo non è lontano, ma vicinissimo alla nostra vita. Anche quando ci parla con la storia di un piccolo chicco di grano.
Alla fine, questi chicchi di grano che cadono in terra e muoiono, saremo noi stessi, i nostri corpi affidati alla terra. Ma la parola di Gesù ci assicura che anche per noi ci sarà una nuova primavera. Risorgeremo da morte e questa volta per non morire più.
Lettore:
Qual è la gloria del chicco di frumento? Un chicco di frumento è poco glorioso, è solo un chicco di frumento. Se te lo mangi, hai mangiato un chicco di frumento. Se invece il chicco di frumento cade nella terra e muore, porta molto frutto. La gloria del seme è morire per portare vita e frutto.
Lettura dagli scritti di Madre Speranza (Diario 14 maggio del 1949)
Gesù dice alla Madre: ".....Però tu devi tenere ben presente che Io sempre mi sono servito delle cose più povere e inutili per fare quelle più grandi e magnifiche; a Balaam parlai per mezzo di un asino mentre avrei potuto farlo per mezzo di un angelo; e per ottenere un grande raccolto di grano è necessario gettare a terra la semente, ricoprirla di terra, sottoporla all'azione dell'acqua, del sole, del freddo, della neve; infine questa semente deve imputridire e scomparire per poter fruttificare e produrre grande quantità di grano. Tutto ciò non è ancora sufficiente perché il frutto possa servire di sostentamento all'uomo; infatti occorre ancora che il grano sia triturato, macinato e trasformato in farina, che passata al setaccio viene separata dalla crusca, e quindi è pronta per essere impastata con l'acqua e ben cotta. Allora potrà servire di principale alimento per l'uomo. Così tu, devi passare attraverso tutta questa elaborazione per poter arrivare ad essere ciò che Io desidero, cioè che Io possa servirmi di te come alimento per molte anime, e i figli e le figlie prendano da te questa sostanza elaborata e mi diano tanta gloria in questo Santuario con il soave profumo del sacrificio, della preghiera, dell'abnegazione e con l'esercizio continuo della mia carità e amore verso i più bisognosi" .
Pausa di silenzio
Lettore:
"Non è degno del Vangelo chi non è disposto a lasciarsi umiliare come il chicco di grano che, per dare vita a molti altri chicchi, si nasconde sotto terra, marcisce e muore...è nella Croce che si impara ad amare Gesù è lì che si apprende la lezione dell’amore...Senza Croce non v’è redenzione, se non passiamo per questa scuola di virtù non giungeremo alla perfezione dell’amore". (Madre Speranza)
Dal Magistero: Evangelica Testificatio 29-31
«La croce sia per voi, come è stata per il Cristo, la prova dell'amore più grande. Non esiste forse un rapporto misterioso tra la rinuncia e la gioia, tra il sacrificio e la dilatazione del cuore, tra la disciplina e la libertà spirituale?
Ammettiamolo, figli e figlie in Gesù Cristo: nel momento presente, è difficile trovare uno stile di vita che sia in armonia con questa esigenza. Troppe sollecitazioni contrarie vi spingono a cercare, anzitutto, una azione umanamente efficace. Ma non tocca a voi dare l'esempio di un'austerità gioiosa ed equilibrata, accettando le difficoltà inerenti al lavoro e ai rapporti sociali e sopportando pazientemente le prove della vita con la sua angosciosa insicurezza, quali rinunzie indispensabili per la pienezza della vita cristiana? In mezzo a queste pene, grandi o piccole, il vostro fervore interiore vi fa scoprire la croce di Cristo e vi aiuta ad accoglierle con fede ed amore.
A questa condizione voi darete la testimonianza che il Popolo di Dio attende: uomini e donne capaci di accettare l'incognita della povertà, di essere attratti dalla semplicità e dall'umiltà, amanti della pace, immuni da compromessi, decisi all'abnegazione totale, liberi ed insieme obbedienti, spontanei e tenaci, dolci e forti nella certezza della fede: questa grazia vi sarà data da Gesù Cristo in proporzione del dono completo che avrete fatto di voi stessi, senza più riprenderlo ».
Pausa di silenzio
Per un confronto personale
E’ bello sapere Signore che il chicco di grano che muore porta molto frutto! Quante volte ci sentiamo schiacciati dal peso della croce e tutto ci sembra senza senso assurdo. Accresci in noi il dono della fede che ci fa credere che ogni nostra sofferenza offerta per amore può portare grandi frutti grazie al tuo Amore.
La storia del chicco di grano è quella di morire per moltiplicarsi; la sua funzione è quella di un servizio alla vita. L'annientamento di Gesù è paragonabile al seme di vita sepolto nella terra. Nella vita di Gesù amare è servire e servire è perdersi nella vita degli altri, morire a se stessi per far vivere. Ogni discepolo, se vuole essere tale, deve imitare il Maestro (Gv.12,25-26) entrando in questo dinamismo. Sei disponibile a vivere la logica del chicco di grano?
La tua vita esprime il dono di te stesso? È una semina di amore che fa nascere amore? Sei consapevole che per essere seme di gioia, perché ci sia la gioia nel campo di frumento è necessario il momento della semina?
Puoi dire di aver scelto il Signore se poi non abbracci con Lui la croce? Quando si scatena in te la dura lotta tra il «si» e il «no», tra il coraggio e la paura, tra la fede e l'incredulità, tra l'amore e l'egoismo, ti senti smarrito pensando che tali tentazioni non si addicono a chi segue Gesù?
Canto
Preghiere spontanee
Preghiera
Grazie Signore perché hai preso su di te ogni nostro dolore per trasfigurarlo con il tuo amore. Grazie perché tu che sei la via hai voluto percorrere la via della croce perché il non senso della sofferenza potesse essere riempito di senso. Grazie al tuo immenso amore la croce è diventata via per il Paradiso e in te troviamo quel cireneo che rende leggero e dolce ogni nostro giogo. Grazie perché tu ci hai rivelato che "il chicco di grano se muore porta frutto" ed ora sappiamo che la sofferenza non è un assurdo insopportabile peso che ci prostra a terra e ci fa perdere la gioia di vivere, in te con te ogni dolore offerto per amore porta grandi frutti! Certo la sofferenza resta per tutti noi un grande mistero difficile da accettare e da comprendere ma sappiamo che tu hai scelto la via della croce per renderci partecipi della tua gloria ed ora ogni sofferenza vissuta in te ci dischiude nuovi orizzonti di Cielo. Amen
Canto Eucaristico
Benedizione o deposizione del Santissimo
Canto
(M. Elvira eam e M. Graziella eam)
Traccia per la Celebrazione
"Ricordiamoci bene questa grande verità: un’anima ...al servizio di Gesù si deve sforzare per perpetuare sulla terra gli stessi Suoi sacrifici in qualità di vittima immolata... al sacrificio deve unire un grande amore... lasciarsi umiliare come il chicco di grano che, per dar vita ad altri chicchi di grano, si lascia nascondere sotto la terra, per marcire e morire..." (El pan 2, 34). É quanto è accaduto alla nostra Madre che già dai primi anni della sua vita religiosa, ha sperimentato difficoltà e prove che hanno fortemente inciso sulla sua interiorità, determinando il suo progressivo innamoramento per Gesù crocifisso. Chiediamo al Signore di illuminarci con la sua grazia e misericordia, perché possiamo fare nostre queste parole: "...Gesù ci dice: se volete capire me, guardate il chicco di grano; se volete vedermi, guardate la croce. Il chicco di grano e la croce, due immagini come sintesi ardente dell'evento "Gesù". Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. «Per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce» (Karl Rahner).
Canto iniziale Esposizione del Santissimo
Preghiera
Attiraci a te Signore,
noi ti rendiamo grazie
perché ci attiri alla tua croce.
Attiraci a te troveremo il solco
in cui macerare.
Attiraci a te e ogni gioia,
ogni sofferenza avrà un senso,
un fine, attiraci a te e
senza paura afferrata
la tua mano, capiremo
che il dolore è il primo
necessario passo per
risorgere con te.
Lettore:
Quando Gesù parla del seme, parla di se stesso, della Sua morte che avverrà presto. Dalla sua morte però verrà la vita per noi. Anche noi possiamo essere il seme che dà la vita quando non pensiamo solo a noi stessi ma ci apriamo all’amore di Dio e lo doniamo agli altri: dalla morte di Cristo viene il frutto della Resurrezione, dalla morte di ciascuno a se stesso e al proprio egoismo, viene la vita dell'amore donato che dà luce e speranza al mondo.
Lettura dal Vangelo secondo Giovanni 12, 20-33
Gesù rispose: "È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Parola del Signore
Pausa di silenzio
Riflessione Personale
"Se il chicco di grano non cade in terra e non muore, rimane solo; se invece muore, porta molto frutto". Non è il solo insegnamento che Gesù trae dalla vita dei contadini. Il Vangelo è pieno di parabole, immagini e spunti tratti dall’agricoltura che era a suo tempo (ed è ancora oggi per diversi popoli) la professione che occupa il maggior numero di persone. Egli parla del seminatore, del lavoro dei campi, della mietitura, di grano, vino, olio, del fico, della vigna, della vendemmia...
Ma Gesù non si fermava naturalmente al piano agricolo. L’immagine del chicco di grano gli serve per trasmetterci un sublime insegnamento che getta luce, prima di tutto, sulla sua vicenda personale e poi anche su quella dei suoi discepoli.
Il chicco di grano è, infatti, anzitutto Gesù stesso. Come un chicco di frumento, egli è caduto in terra nella sua passione e morte, è rispuntato e ha portato frutto con la sua risurrezione. Il "molto frutto" che egli ha portato è la Chiesa che è nata dalla sua morte, il suo corpo mistico.
Potenzialmente, il "frutto" è tutta l’umanità, non solo noi battezzati, perché egli è morto per tutti, tutti sono stati da lui redenti, anche chi ancora non lo sa. Il brano evangelico si conclude con queste significative parole di Gesù: "Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me".
Ma la storia del piccolo chicco di grano aiuta anche, per un altro verso, a capire noi stessi e il senso della nostra esistenza. Dopo aver parlato del chicco di grano, Gesù aggiunge: "Chi ama la sua vita la perde e chi odia (un altro evangelista dice perde) la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna" (cfr. Mt 16, 25). Cadere in terra e morire, non è dunque solo la via per portare frutto, ma anche per "salvare la propria vita", cioè per continuare a vivere! Che succede al chicco di grano che rifiuta di cadere in terra? O viene qualche uccello e lo becca, o inaridisce e ammuffisce in un angolo umido, oppure viene ridotto in farina, mangiato e tutto finisce lì. In ogni caso, il chicco, come tale, non ha seguito. Se invece viene seminato, rispunterà e conoscerà una nuova vita, come in questa stagione vediamo che è avvenuto dei chicchi di grano seminati in autunno.
Sul piano umano e spirituale ciò significa che se l’uomo non passa attraverso la trasformazione che viene dalla fede e dal battesimo, se non accetta la croce, ma rimane attaccato al suo naturale modo di essere e al suo egoismo, tutto finirà con lui, la sua vita va ad esaurimento. Giovinezza, vecchiaia, morte. Se invece crede e accetta la croce in unione con Cristo, allora gli si apre davanti l’orizzonte dell’eternità.
Ci sono situazioni, già in questa vita, sulle quali la parabola del chicco di grano getta una luce rasserenante. Hai un progetto che ti sta sommamente a cuore; per esso hai lavorato, era diventato lo scopo principale nella vita, ed ecco che in breve lo vedi come caduto in terra e morto. Fallito, oppure tolto a te e affidato a un altro che ne raccoglie i frutti. Ricordati del chicco di grano e spera. I nostri migliori progetti e affetti devono passare per questa fase di apparente buio e di gelido inverno, per rinascere purificati e ricchi di frutti. Se resistono alla prova, sono come l’acciaio dopo che è stato immerso in acqua gelida e ne è uscito "temprato". Come sempre, costatiamo che il Vangelo non è lontano, ma vicinissimo alla nostra vita. Anche quando ci parla con la storia di un piccolo chicco di grano.
Alla fine, questi chicchi di grano che cadono in terra e muoiono, saremo noi stessi, i nostri corpi affidati alla terra. Ma la parola di Gesù ci assicura che anche per noi ci sarà una nuova primavera. Risorgeremo da morte e questa volta per non morire più.
Lettore:
Qual è la gloria del chicco di frumento? Un chicco di frumento è poco glorioso, è solo un chicco di frumento. Se te lo mangi, hai mangiato un chicco di frumento. Se invece il chicco di frumento cade nella terra e muore, porta molto frutto. La gloria del seme è morire per portare vita e frutto.
Lettura dagli scritti di Madre Speranza (Diario 14 maggio del 1949)
Gesù dice alla Madre: ".....Però tu devi tenere ben presente che Io sempre mi sono servito delle cose più povere e inutili per fare quelle più grandi e magnifiche; a Balaam parlai per mezzo di un asino mentre avrei potuto farlo per mezzo di un angelo; e per ottenere un grande raccolto di grano è necessario gettare a terra la semente, ricoprirla di terra, sottoporla all'azione dell'acqua, del sole, del freddo, della neve; infine questa semente deve imputridire e scomparire per poter fruttificare e produrre grande quantità di grano. Tutto ciò non è ancora sufficiente perché il frutto possa servire di sostentamento all'uomo; infatti occorre ancora che il grano sia triturato, macinato e trasformato in farina, che passata al setaccio viene separata dalla crusca, e quindi è pronta per essere impastata con l'acqua e ben cotta. Allora potrà servire di principale alimento per l'uomo. Così tu, devi passare attraverso tutta questa elaborazione per poter arrivare ad essere ciò che Io desidero, cioè che Io possa servirmi di te come alimento per molte anime, e i figli e le figlie prendano da te questa sostanza elaborata e mi diano tanta gloria in questo Santuario con il soave profumo del sacrificio, della preghiera, dell'abnegazione e con l'esercizio continuo della mia carità e amore verso i più bisognosi" .
Pausa di silenzio
Lettore:
"Non è degno del Vangelo chi non è disposto a lasciarsi umiliare come il chicco di grano che, per dare vita a molti altri chicchi, si nasconde sotto terra, marcisce e muore...è nella Croce che si impara ad amare Gesù è lì che si apprende la lezione dell’amore...Senza Croce non v’è redenzione, se non passiamo per questa scuola di virtù non giungeremo alla perfezione dell’amore". (Madre Speranza)
Dal Magistero: Evangelica Testificatio 29-31
«La croce sia per voi, come è stata per il Cristo, la prova dell'amore più grande. Non esiste forse un rapporto misterioso tra la rinuncia e la gioia, tra il sacrificio e la dilatazione del cuore, tra la disciplina e la libertà spirituale?
Ammettiamolo, figli e figlie in Gesù Cristo: nel momento presente, è difficile trovare uno stile di vita che sia in armonia con questa esigenza. Troppe sollecitazioni contrarie vi spingono a cercare, anzitutto, una azione umanamente efficace. Ma non tocca a voi dare l'esempio di un'austerità gioiosa ed equilibrata, accettando le difficoltà inerenti al lavoro e ai rapporti sociali e sopportando pazientemente le prove della vita con la sua angosciosa insicurezza, quali rinunzie indispensabili per la pienezza della vita cristiana? In mezzo a queste pene, grandi o piccole, il vostro fervore interiore vi fa scoprire la croce di Cristo e vi aiuta ad accoglierle con fede ed amore.
A questa condizione voi darete la testimonianza che il Popolo di Dio attende: uomini e donne capaci di accettare l'incognita della povertà, di essere attratti dalla semplicità e dall'umiltà, amanti della pace, immuni da compromessi, decisi all'abnegazione totale, liberi ed insieme obbedienti, spontanei e tenaci, dolci e forti nella certezza della fede: questa grazia vi sarà data da Gesù Cristo in proporzione del dono completo che avrete fatto di voi stessi, senza più riprenderlo ».
Pausa di silenzio
Per un confronto personale
E’ bello sapere Signore che il chicco di grano che muore porta molto frutto! Quante volte ci sentiamo schiacciati dal peso della croce e tutto ci sembra senza senso assurdo. Accresci in noi il dono della fede che ci fa credere che ogni nostra sofferenza offerta per amore può portare grandi frutti grazie al tuo Amore.
La storia del chicco di grano è quella di morire per moltiplicarsi; la sua funzione è quella di un servizio alla vita. L'annientamento di Gesù è paragonabile al seme di vita sepolto nella terra. Nella vita di Gesù amare è servire e servire è perdersi nella vita degli altri, morire a se stessi per far vivere. Ogni discepolo, se vuole essere tale, deve imitare il Maestro (Gv.12,25-26) entrando in questo dinamismo. Sei disponibile a vivere la logica del chicco di grano?
La tua vita esprime il dono di te stesso? È una semina di amore che fa nascere amore? Sei consapevole che per essere seme di gioia, perché ci sia la gioia nel campo di frumento è necessario il momento della semina?
Puoi dire di aver scelto il Signore se poi non abbracci con Lui la croce? Quando si scatena in te la dura lotta tra il «si» e il «no», tra il coraggio e la paura, tra la fede e l'incredulità, tra l'amore e l'egoismo, ti senti smarrito pensando che tali tentazioni non si addicono a chi segue Gesù?
Canto
Preghiere spontanee
Preghiera
Grazie Signore perché hai preso su di te ogni nostro dolore per trasfigurarlo con il tuo amore. Grazie perché tu che sei la via hai voluto percorrere la via della croce perché il non senso della sofferenza potesse essere riempito di senso. Grazie al tuo immenso amore la croce è diventata via per il Paradiso e in te troviamo quel cireneo che rende leggero e dolce ogni nostro giogo. Grazie perché tu ci hai rivelato che "il chicco di grano se muore porta frutto" ed ora sappiamo che la sofferenza non è un assurdo insopportabile peso che ci prostra a terra e ci fa perdere la gioia di vivere, in te con te ogni dolore offerto per amore porta grandi frutti! Certo la sofferenza resta per tutti noi un grande mistero difficile da accettare e da comprendere ma sappiamo che tu hai scelto la via della croce per renderci partecipi della tua gloria ed ora ogni sofferenza vissuta in te ci dischiude nuovi orizzonti di Cielo. Amen
Canto Eucaristico
Benedizione o deposizione del Santissimo
Canto
Contemplare la Passione di Gesù significa voler imitare i sentimenti di Gesù
(M. Elvira eam e M. Graziella eam)
Madre Speranza, appassionata di Gesù, voleva imparare ed approfondire, vivere quanto Gesù voleva, quanto Gesù desiderava, quanto a Gesù piaceva. Come per Paolo: "Per me vivere è Cristo". Di Gesù ci sono tante immagini, ma nessuna è più diffusa del crocefisso e nessuna esprime di più l’amore di Dio per l’uomo: "... un corpo invece mi hai preparato ... non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato ... allora ho detto: ecco, io vengo ... per fare, o Dio, la tua volontà". Un corpo offerto sulla croce per amore, per salvare.
... un corpo per soffrire e un cuore per amare...
Scrive la Madre il 17 febbraio1964: Una dice: ahi! Questo mi fa male... ahi! Mi duole questo... Ohé! Figlie mie! Vi siete dimenticate che abbiamo un corpo per soffrire e un cuore per amare? Ripetete con frequenza: "Ti ringrazio, Signore, perché mi hai dato un corpo per soffrire e un cuore per amare". E quando vi si presenta una qualche occasione di mortificarvi, alzate gli occhi al cielo per dire: "Signore, ti ringrazio perché oggi posso offrirti una piccola mortificazione". (El pan 21, 81).
... non voglio che passi un solo giorno senza sofferenza ...
Quando la Madre aveva compiuto già i 70 anni, cosi scrive nel febbraio del 1965: « ... Settanta anni! Me ne mancano trenta. Io chiedo al Signore tutti i giorni che mi conceda altri trenta anni di vita e che possa arrivare a cento. Penso che, arrivando a cento, potrei finire tutto quello che devo fare e dopo che mi mettano in un angolo del Santuario e lì il mio corpo, divenuto cenere, che serva, come dire ... per quello che il Signore vorrà. Hai compreso? Sta tranquillo ... Io vorrei arrivare a cento anni ... non è che lo voglio, ma se il Signore mi dicesse: fino a che età?... io Gli direi: Signore, fino a cento, però tutti questi anni che mi mancano sempre nel dolore, non voglio che passi un solo giorno senza sofferenza; poiché, siccome non ho forza per dare al Signore quello che mi chiede, questo glielo posso offrire perché è Lui che me lo da. Nella sofferenza di ogni giorno Gli dico: Signore, Te lo offro perché Tu me lo hai dato. («Oración» del 25.2.1965, El pan 22, 309.)
... voglio soffrire (come Gesù) ... per dare la vita
Scrive il 15 aprile 1965: Aiutami, Signore, a essere come quella patata grossa, grossa che ho contemplato tante volte, consumata, disfatta e ridotta solo a pelle; anche io voglio darti figli buoni e forti; te lo dicevo già negli anni 40, 41 e 43, anni di grande prova, quando nell’orto di Roma vedevo quella patata grande ma vuota, consumata... ma che aveva prodotto buone numerose patate ... (El pan 22, 336).
... voglio soffrire (come Gesù) non in riparazione dei miei peccati ...
Scrive in diverse occasioni.
Gesù mio, perdona la mia vigliaccheria; non trattarmi come una debole bambina e fa’ che io viva sempre immersa nel dolore, per riparare in qualche modo le offese che il peccato ha inflitto al mio Dio; per me, ti prego, finché duri il mio pellegrinaggio terreno, di lasciarmi la pena e la vergogna per averti offeso, finché la morte non mi porti in purgatorio dove potrò soffrire per espiare le mie colpe senza più paura di offenderti; e allora ti ripeterò come il figliol prodigo: "Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te". Perdonami, Gesù mio, ancora una volta e purifica la mia povera anima, perché possa unirsi per sempre a te. (El pan 18, 1353)
Ti chiedo anche, Gesù mio, una e mille volte, che le mie sofferenze non servano a riparare le molte offese che disgraziatamente ti ho arrecato; questa espiazione ti chiedo di riservarmela per il purgatorio, mai per l’inferno, Dio mio, perché laggiù non potrei amarti. (El pan 18, 758)
Ma, Gesù mio, concedimi una cosa sola: che viva amandoti in un continuo dolore, per poter riparare in qualche modo le offese che ti recano le anime consacrate e che, dopo una lunga vita di lavoro e sofferenze, il mio corpo si consumi nella putredine per riparare le tante offese che ricevi con la concupiscenza della carne. Però, ti supplico, ancora una e mille volte, Gesù mio, che le mie sofferenze non siano in riparazione delle offese che disgraziatamente ti ho recato, questa riparazione, ti prego, riservarmela per il purgatorio, non per l’inferno, Dio mio, perché lì non ti potrei amare. (El pan 18, 1301)
Ti chiedo, come sempre, di non applicare quanto soffro o faccio in questo mondo, in riparazione delle offese che disgraziatamente ti ho arrecato io stessa; questa espiazione e riparazione, Gesù mio, conservamela per il purgatorio, poiché nell’eternità non potrò soffrire per i tuoi sacerdoti ed espiare in loro favore; ma ti prego, Dio mio, di avere pietà di me e di non mandarmi all’inferno che merito, perché lì non ti potrei amare e forse, addirittura, in quel luogo bestemmierei mio Padre, dimenticando le tenerezze del suo amore e quanto gli sono costata; non permetterlo, Dio mio! (El pan 18, 1309)
(M. Elvira eam e M. Graziella eam)
Madre Speranza, appassionata di Gesù, voleva imparare ed approfondire, vivere quanto Gesù voleva, quanto Gesù desiderava, quanto a Gesù piaceva. Come per Paolo: "Per me vivere è Cristo". Di Gesù ci sono tante immagini, ma nessuna è più diffusa del crocefisso e nessuna esprime di più l’amore di Dio per l’uomo: "... un corpo invece mi hai preparato ... non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato ... allora ho detto: ecco, io vengo ... per fare, o Dio, la tua volontà". Un corpo offerto sulla croce per amore, per salvare.
... un corpo per soffrire e un cuore per amare...
Scrive la Madre il 17 febbraio1964: Una dice: ahi! Questo mi fa male... ahi! Mi duole questo... Ohé! Figlie mie! Vi siete dimenticate che abbiamo un corpo per soffrire e un cuore per amare? Ripetete con frequenza: "Ti ringrazio, Signore, perché mi hai dato un corpo per soffrire e un cuore per amare". E quando vi si presenta una qualche occasione di mortificarvi, alzate gli occhi al cielo per dire: "Signore, ti ringrazio perché oggi posso offrirti una piccola mortificazione". (El pan 21, 81).
... non voglio che passi un solo giorno senza sofferenza ...
Quando la Madre aveva compiuto già i 70 anni, cosi scrive nel febbraio del 1965: « ... Settanta anni! Me ne mancano trenta. Io chiedo al Signore tutti i giorni che mi conceda altri trenta anni di vita e che possa arrivare a cento. Penso che, arrivando a cento, potrei finire tutto quello che devo fare e dopo che mi mettano in un angolo del Santuario e lì il mio corpo, divenuto cenere, che serva, come dire ... per quello che il Signore vorrà. Hai compreso? Sta tranquillo ... Io vorrei arrivare a cento anni ... non è che lo voglio, ma se il Signore mi dicesse: fino a che età?... io Gli direi: Signore, fino a cento, però tutti questi anni che mi mancano sempre nel dolore, non voglio che passi un solo giorno senza sofferenza; poiché, siccome non ho forza per dare al Signore quello che mi chiede, questo glielo posso offrire perché è Lui che me lo da. Nella sofferenza di ogni giorno Gli dico: Signore, Te lo offro perché Tu me lo hai dato. («Oración» del 25.2.1965, El pan 22, 309.)
... voglio soffrire (come Gesù) ... per dare la vita
Scrive il 15 aprile 1965: Aiutami, Signore, a essere come quella patata grossa, grossa che ho contemplato tante volte, consumata, disfatta e ridotta solo a pelle; anche io voglio darti figli buoni e forti; te lo dicevo già negli anni 40, 41 e 43, anni di grande prova, quando nell’orto di Roma vedevo quella patata grande ma vuota, consumata... ma che aveva prodotto buone numerose patate ... (El pan 22, 336).
... voglio soffrire (come Gesù) non in riparazione dei miei peccati ...
Scrive in diverse occasioni.
Gesù mio, perdona la mia vigliaccheria; non trattarmi come una debole bambina e fa’ che io viva sempre immersa nel dolore, per riparare in qualche modo le offese che il peccato ha inflitto al mio Dio; per me, ti prego, finché duri il mio pellegrinaggio terreno, di lasciarmi la pena e la vergogna per averti offeso, finché la morte non mi porti in purgatorio dove potrò soffrire per espiare le mie colpe senza più paura di offenderti; e allora ti ripeterò come il figliol prodigo: "Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te". Perdonami, Gesù mio, ancora una volta e purifica la mia povera anima, perché possa unirsi per sempre a te. (El pan 18, 1353)
Ti chiedo anche, Gesù mio, una e mille volte, che le mie sofferenze non servano a riparare le molte offese che disgraziatamente ti ho arrecato; questa espiazione ti chiedo di riservarmela per il purgatorio, mai per l’inferno, Dio mio, perché laggiù non potrei amarti. (El pan 18, 758)
Ma, Gesù mio, concedimi una cosa sola: che viva amandoti in un continuo dolore, per poter riparare in qualche modo le offese che ti recano le anime consacrate e che, dopo una lunga vita di lavoro e sofferenze, il mio corpo si consumi nella putredine per riparare le tante offese che ricevi con la concupiscenza della carne. Però, ti supplico, ancora una e mille volte, Gesù mio, che le mie sofferenze non siano in riparazione delle offese che disgraziatamente ti ho recato, questa riparazione, ti prego, riservarmela per il purgatorio, non per l’inferno, Dio mio, perché lì non ti potrei amare. (El pan 18, 1301)
Ti chiedo, come sempre, di non applicare quanto soffro o faccio in questo mondo, in riparazione delle offese che disgraziatamente ti ho arrecato io stessa; questa espiazione e riparazione, Gesù mio, conservamela per il purgatorio, poiché nell’eternità non potrò soffrire per i tuoi sacerdoti ed espiare in loro favore; ma ti prego, Dio mio, di avere pietà di me e di non mandarmi all’inferno che merito, perché lì non ti potrei amare e forse, addirittura, in quel luogo bestemmierei mio Padre, dimenticando le tenerezze del suo amore e quanto gli sono costata; non permetterlo, Dio mio! (El pan 18, 1309)
Dalla pienezza del dolore alla pienezza dell’amore ...
(M. Elvira eam e M. Graziella eam)
Madre Speranza è stata chiamata a riconfermare con la sua vita due certezze: quella di un Dio che vuole la felicità degli uomini, che li segue e li cerca con amore instancabile, come se Lui non potesse essere felice senza di loro e la certezza che l’uomo può essere davvero felice solo riconoscendo in Dio suo Padre e cercando la sua volontà e la sua gloria.
La Madre per entrare nel progetto di Dio e per abbracciarlo con tutta la sua vita tenne presente alcune condizioni: non avere altro desiderio che amare Gesù e voler soffrire per riparare le offese che Dio riceve. Condizione da esigere anche a tutti quelli che vogliono entrare in questo invito di seguirlo. Cercare solo la gloria di Dio, a qualunque costo.
"Il buon Gesù mi ha detto che io non devo avere altra ambizione che amarLo e soffrire in riparazione delle offese che Lui riceve dal suo amato clero; devo fare in modo che tutti quelli che trattano con me sentano anch'essi il desiderio di offrirsi come vittime di espiazione per i peccati dei sacerdoti del mondo intero. Devo sforzarmi di cercare solo la Sua gloria, anche a costo del mio disprezzo".
Essa ha avuto il dono grande di poter riscoprire il vero volto di Dio, il volto di un Padre che ama e ama con tenerezza materna; lei si è lasciata trasformare da Dio per ripetere nella sua vita questo modo di amare di Dio. Il buon Gesù invita la Madre a voler sentire i dolori e le sofferenze della Sua Passione assicurandola che in questo avrebbe imparato molto per unirsi di più a Lui:
"...il buon Gesù mi ha invitato a sentire un po' i dolori e le angustie della Sua passione, dicendomi che in essa avrei imparato molto per unirmi più a Lui fino ad abbracciarmi con gioia alla Sua divina Volontà e a compiere con entusiasmo il lavoro che mi aspetta;...ho sentito come mai i dolori e le sofferenze della Passione del buon Gesù e ciò che mi ha fatto impressione di più e soffrire di più è stato quando ho potuto rivedere e rivivere in una maniera misteriosa le terribili conseguenze della tristezza, dell'abbattimento e della .....che oppressero il buon Gesù nell'orto degli ulivi...in quei momenti Lui si è visto solo, abbattuto, vicino alla sua passione e abbandonato apparentemente anche dal suo proprio Padre e da ogni conforto umano...; che orrore e tormento ha provato il mio cuore davanti a questo quadro! Io non so se sarà una illusione, però mi pare di amare il buon Gesù più di prima;...mi pare di sentire nella mia anima un movimento interno che mi trasporta a Lui, che infonde nella mia anima una sete ardente di soffrire con Lui e aspetto con ansia che arrivi il momento che Lui mi possa chiedere quel lavoro che dice io devo fare con il Suo aiuto. Che lavoro sarà?"
Madre Speranza non dimenticherà mai che ha sposato un "Crocifisso", e la croce è l'immagine più amata perché manifestazione suprema dell'amore. Amore e dolore (croce) sono per M. Speranza, due cose inscindibili:
"La sofferenza, accende l'amore e non si trova amore senza sofferenza, così l'anima che davvero ama il Suo Dio ama anche la Croce e non può vivere senza di essa".
Colpisce fino alla meraviglia la passione che la Madre Speranza dimostra per tutto quello che riguarda Gesù Crocifisso. Ma è una predilezione che entra nella logica del Messaggio. Il Cristo sulla Croce che chiede perdono al Padre e che si offre per la salvezza dei peccatori è la sintesi logica più alta e perfetta dell'Amore Misericordioso. L'immagine del Crocifisso è il cuore del suo Messaggio, è la "Rivelazione radicale della Misericordia".
Questa predilezione si manifesta chiaramente nella sua opera: il Santuario con al centro il Crocifisso, la Via Crucis che si snoda intorno al Santuario, Sacrificio, immolazione, sofferenza, amore alla Croce, vittima di espiazione, offerta totale di sé, olocausto... sono termini sparsi dappertutto che vogliono esprimere l'atteggiamento morale che nasce dalla logica della croce e dell'Amore Misericordioso nel Messaggio della M. Speranza. E' un atteggiamento un po' duro che riusciamo ad accettare con fatica ma che non possiamo minimizzare senza travisare profondamente l'eredità di M. Speranza sull'Amore Misericordioso.
In Gesù Cristo si può capire che il dolore è una grazia: «...perché a voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Gesù Cristo, ma anche di soffrire per lui, sostenendo la stessa lotta che mi avete veduto sostenere e che ora sentite dire che io sostengo» (Fil 1, 29-30).
Il dolore ha anche le sue gioie: «Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12, 10; cf At 5, 41).
Così Madre Speranza in un altro testo richiama le gioie e le dolcezze del patire per amore. Questi sentimenti di gioia e dolcezza sono spesso presenti nei testi che parlano di sofferenza per amore:
"Non é vero che è dolce e dilettevole patire con Gesù? Non è vero quello che vi ho detto migliaia di volte che l'amore si alimenta di sacrifici e che amando è dolce patire"?
"Sì, Gesù è amore e l'amore è fuoco che consuma, è attivo e così come il fuoco se non incendia, se non brucia non è vero fuoco, anche l'amore se non opera se non patisce, se non si sacrifica non è amore".
E, proprio attraverso la croce (sofferenza e morte), Gesù Cristo ha compiuto la redenzione; avrebbe potuto farlo in altri modi, ma ha scelto il mezzo più duro e più umiliante che l’uomo non riesce a capire e, di conseguenza, ad accettare: «Chi vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9, 23);
«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto» (Gv 12, 24); «Non vi è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13). Sono gli annunci di Gesù prima dell’offerta della sua vita.
Il sacrificio della Croce è la massima espressione dell'Amore Misericordioso di Dio: sia dell'Amore del Padre, che ama tanto il mondo da donare Suo Figlio, sia dell'Amore salvifico del Figlio che offre sé stesso al Padre per la salvezza di ogni uomo.
Per Madre Speranza l'immagine della Croce è un punto di riferimento indispensabile:
"Perché l'amore alla Croce è quello che ci fa più simili a Gesù Amore Misericordioso".
"Dovrebbe bastarci guardare la Croce per capire il linguaggio con cui ci parla Gesù".
"E' nella Croce dove si imparano le lezioni dell'Amore".
"L'immagine della croce ci deve ricordare - per noi che la portiamo - che dobbiamo offrirci vittime e ostie vive di Gesù".
Questo ultimo brano ci rimanda a un'altro aspetto, del nostro atteggiamento: l'offerta di vittima in espiazione per gli altri. M. Speranza per prima ha dato alle sue Figlie e Figli dell’Amore Misericordioso questo invito e ce lo ha lasciato come eredità inseparabile dalla realtà dell'Amore Misericordioso.
Gesù, Misericordia Incarnata, non solo ha voluto il bene di tutti gli uomini, non solo è venuto incontro ad ogni bisognoso, non solo ha perdonato e dimenticato e non tiene in conto, ma dimostra il suo Amore Misericordioso soprattutto perché Lui, l'Innocente ha pagato di persona per tutti noi. In questa logica dell'Amore Misericordioso l'offerta di vittima sembra una tappa obbligata per chi vuole concretizzarla nella sua vita. Perciò il Crocifisso "ci deve ricordare che dobbiamo offrirci come vittime e ostie vive per Gesù"... "L'amore porta con se la sete della sofferenza. Amando il Signore si ama il prossimo e l'anima che ama vuol soffrire per riparare i peccati del prossimo".
Nel modo di vivere di Madre Speranza era molto presente l’anelito di non solo voler soffrire personalmente ma fare in modo che tutti quelli che trattino con Lei abbiano lo stesso desiderio. Lei ha avuto sempre molto a cuore i sacerdoti con un gran desiderio di soffrire e offrirsi vittima per loro. Questa preferenza prende corpo e luce proprio dall'immagine di Gesù Crocifisso dove l'Amore Misericordioso, Sacerdote e Vittima s'identificano nel massimo della pienezza.
Lo stesso atteggiamento di donazione totale deve essere presente in chi vuole modellare la propria vita secondo l'ideale dell'Amore Misericordioso:
"... Sforziamoci di praticare la carità, l’amore al prossimo e di vivere uniti a Gesù, dimentichi di noi stessi. Aiutiamoci scambievolmente con carità, amore,fiducia fraterna, senza cercare altro che la gloria di Gesù. Baciamo con amore la croce e l’ostia ad essa unita che riposa sul nostro petto per ricordarci che dobbiamo offrirci a Gesù come vittime e ostie viventi. Non ci sembri duro il sacrificio, anzi desideriamolo sempre e sia questa la prova più sicura dell’amore a Gesù".
"... Egli ci invita a soffrire, ad amare; quindi non dobbiamo vivere per noi stessi, ma per la sua gloria, e morire di dolore nel vedere quanto è offeso, rinnegato, non amato..."(El pan 2, 63 e 116).
"... la nostra vita di Figli e Ancelle dell'Amore Misericordioso deve essere vita di olocausto per il nostro Dio e la sua gloria. Dobbiamo essere imitatori del Buon Gesù, il quale per amore alle miserie dell'uomo non rifiutò sofferenza alcuna fino al punto di morire nudo su una croce".
E' interessante notare come Madre Speranza, in questo brano, fa distinzione tra ciò che è la Vita Religiosa in sé e la vita di chi ha come vocazione incarnare l'Amore Misericordioso di Dio a somiglianza del Buon Gesù: e qualifica di vita di olocausto solo la seconda. La differenza tra olocausto e sacrificio è che nell'olocausto nulla è riservato all'offerente ma tutto offerto a Dio. Non sappiamo se Madre Speranza conosceva che già S. Tommaso aveva definito il religioso come colui che con la sua vita di consacrazione offre un olocausto: "quasi holocaustum offerens". Ma risulta chiaro che per Lei l'offerta totale di Sé deve essere soprattutto caratteristica di chi vuole vivere il Messaggio dell'Amore Misericordioso. E' così che si attualizza l'estrema Misericordia di Dio.
(M. Elvira eam e M. Graziella eam)
Madre Speranza è stata chiamata a riconfermare con la sua vita due certezze: quella di un Dio che vuole la felicità degli uomini, che li segue e li cerca con amore instancabile, come se Lui non potesse essere felice senza di loro e la certezza che l’uomo può essere davvero felice solo riconoscendo in Dio suo Padre e cercando la sua volontà e la sua gloria.
La Madre per entrare nel progetto di Dio e per abbracciarlo con tutta la sua vita tenne presente alcune condizioni: non avere altro desiderio che amare Gesù e voler soffrire per riparare le offese che Dio riceve. Condizione da esigere anche a tutti quelli che vogliono entrare in questo invito di seguirlo. Cercare solo la gloria di Dio, a qualunque costo.
"Il buon Gesù mi ha detto che io non devo avere altra ambizione che amarLo e soffrire in riparazione delle offese che Lui riceve dal suo amato clero; devo fare in modo che tutti quelli che trattano con me sentano anch'essi il desiderio di offrirsi come vittime di espiazione per i peccati dei sacerdoti del mondo intero. Devo sforzarmi di cercare solo la Sua gloria, anche a costo del mio disprezzo".
Essa ha avuto il dono grande di poter riscoprire il vero volto di Dio, il volto di un Padre che ama e ama con tenerezza materna; lei si è lasciata trasformare da Dio per ripetere nella sua vita questo modo di amare di Dio. Il buon Gesù invita la Madre a voler sentire i dolori e le sofferenze della Sua Passione assicurandola che in questo avrebbe imparato molto per unirsi di più a Lui:
"...il buon Gesù mi ha invitato a sentire un po' i dolori e le angustie della Sua passione, dicendomi che in essa avrei imparato molto per unirmi più a Lui fino ad abbracciarmi con gioia alla Sua divina Volontà e a compiere con entusiasmo il lavoro che mi aspetta;...ho sentito come mai i dolori e le sofferenze della Passione del buon Gesù e ciò che mi ha fatto impressione di più e soffrire di più è stato quando ho potuto rivedere e rivivere in una maniera misteriosa le terribili conseguenze della tristezza, dell'abbattimento e della .....che oppressero il buon Gesù nell'orto degli ulivi...in quei momenti Lui si è visto solo, abbattuto, vicino alla sua passione e abbandonato apparentemente anche dal suo proprio Padre e da ogni conforto umano...; che orrore e tormento ha provato il mio cuore davanti a questo quadro! Io non so se sarà una illusione, però mi pare di amare il buon Gesù più di prima;...mi pare di sentire nella mia anima un movimento interno che mi trasporta a Lui, che infonde nella mia anima una sete ardente di soffrire con Lui e aspetto con ansia che arrivi il momento che Lui mi possa chiedere quel lavoro che dice io devo fare con il Suo aiuto. Che lavoro sarà?"
Madre Speranza non dimenticherà mai che ha sposato un "Crocifisso", e la croce è l'immagine più amata perché manifestazione suprema dell'amore. Amore e dolore (croce) sono per M. Speranza, due cose inscindibili:
"La sofferenza, accende l'amore e non si trova amore senza sofferenza, così l'anima che davvero ama il Suo Dio ama anche la Croce e non può vivere senza di essa".
Colpisce fino alla meraviglia la passione che la Madre Speranza dimostra per tutto quello che riguarda Gesù Crocifisso. Ma è una predilezione che entra nella logica del Messaggio. Il Cristo sulla Croce che chiede perdono al Padre e che si offre per la salvezza dei peccatori è la sintesi logica più alta e perfetta dell'Amore Misericordioso. L'immagine del Crocifisso è il cuore del suo Messaggio, è la "Rivelazione radicale della Misericordia".
Questa predilezione si manifesta chiaramente nella sua opera: il Santuario con al centro il Crocifisso, la Via Crucis che si snoda intorno al Santuario, Sacrificio, immolazione, sofferenza, amore alla Croce, vittima di espiazione, offerta totale di sé, olocausto... sono termini sparsi dappertutto che vogliono esprimere l'atteggiamento morale che nasce dalla logica della croce e dell'Amore Misericordioso nel Messaggio della M. Speranza. E' un atteggiamento un po' duro che riusciamo ad accettare con fatica ma che non possiamo minimizzare senza travisare profondamente l'eredità di M. Speranza sull'Amore Misericordioso.
In Gesù Cristo si può capire che il dolore è una grazia: «...perché a voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Gesù Cristo, ma anche di soffrire per lui, sostenendo la stessa lotta che mi avete veduto sostenere e che ora sentite dire che io sostengo» (Fil 1, 29-30).
Il dolore ha anche le sue gioie: «Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12, 10; cf At 5, 41).
Così Madre Speranza in un altro testo richiama le gioie e le dolcezze del patire per amore. Questi sentimenti di gioia e dolcezza sono spesso presenti nei testi che parlano di sofferenza per amore:
"Non é vero che è dolce e dilettevole patire con Gesù? Non è vero quello che vi ho detto migliaia di volte che l'amore si alimenta di sacrifici e che amando è dolce patire"?
"Sì, Gesù è amore e l'amore è fuoco che consuma, è attivo e così come il fuoco se non incendia, se non brucia non è vero fuoco, anche l'amore se non opera se non patisce, se non si sacrifica non è amore".
E, proprio attraverso la croce (sofferenza e morte), Gesù Cristo ha compiuto la redenzione; avrebbe potuto farlo in altri modi, ma ha scelto il mezzo più duro e più umiliante che l’uomo non riesce a capire e, di conseguenza, ad accettare: «Chi vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9, 23);
«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto» (Gv 12, 24); «Non vi è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13). Sono gli annunci di Gesù prima dell’offerta della sua vita.
Il sacrificio della Croce è la massima espressione dell'Amore Misericordioso di Dio: sia dell'Amore del Padre, che ama tanto il mondo da donare Suo Figlio, sia dell'Amore salvifico del Figlio che offre sé stesso al Padre per la salvezza di ogni uomo.
Per Madre Speranza l'immagine della Croce è un punto di riferimento indispensabile:
"Perché l'amore alla Croce è quello che ci fa più simili a Gesù Amore Misericordioso".
"Dovrebbe bastarci guardare la Croce per capire il linguaggio con cui ci parla Gesù".
"E' nella Croce dove si imparano le lezioni dell'Amore".
"L'immagine della croce ci deve ricordare - per noi che la portiamo - che dobbiamo offrirci vittime e ostie vive di Gesù".
Questo ultimo brano ci rimanda a un'altro aspetto, del nostro atteggiamento: l'offerta di vittima in espiazione per gli altri. M. Speranza per prima ha dato alle sue Figlie e Figli dell’Amore Misericordioso questo invito e ce lo ha lasciato come eredità inseparabile dalla realtà dell'Amore Misericordioso.
Gesù, Misericordia Incarnata, non solo ha voluto il bene di tutti gli uomini, non solo è venuto incontro ad ogni bisognoso, non solo ha perdonato e dimenticato e non tiene in conto, ma dimostra il suo Amore Misericordioso soprattutto perché Lui, l'Innocente ha pagato di persona per tutti noi. In questa logica dell'Amore Misericordioso l'offerta di vittima sembra una tappa obbligata per chi vuole concretizzarla nella sua vita. Perciò il Crocifisso "ci deve ricordare che dobbiamo offrirci come vittime e ostie vive per Gesù"... "L'amore porta con se la sete della sofferenza. Amando il Signore si ama il prossimo e l'anima che ama vuol soffrire per riparare i peccati del prossimo".
Nel modo di vivere di Madre Speranza era molto presente l’anelito di non solo voler soffrire personalmente ma fare in modo che tutti quelli che trattino con Lei abbiano lo stesso desiderio. Lei ha avuto sempre molto a cuore i sacerdoti con un gran desiderio di soffrire e offrirsi vittima per loro. Questa preferenza prende corpo e luce proprio dall'immagine di Gesù Crocifisso dove l'Amore Misericordioso, Sacerdote e Vittima s'identificano nel massimo della pienezza.
Lo stesso atteggiamento di donazione totale deve essere presente in chi vuole modellare la propria vita secondo l'ideale dell'Amore Misericordioso:
"... Sforziamoci di praticare la carità, l’amore al prossimo e di vivere uniti a Gesù, dimentichi di noi stessi. Aiutiamoci scambievolmente con carità, amore,fiducia fraterna, senza cercare altro che la gloria di Gesù. Baciamo con amore la croce e l’ostia ad essa unita che riposa sul nostro petto per ricordarci che dobbiamo offrirci a Gesù come vittime e ostie viventi. Non ci sembri duro il sacrificio, anzi desideriamolo sempre e sia questa la prova più sicura dell’amore a Gesù".
"... Egli ci invita a soffrire, ad amare; quindi non dobbiamo vivere per noi stessi, ma per la sua gloria, e morire di dolore nel vedere quanto è offeso, rinnegato, non amato..."(El pan 2, 63 e 116).
"... la nostra vita di Figli e Ancelle dell'Amore Misericordioso deve essere vita di olocausto per il nostro Dio e la sua gloria. Dobbiamo essere imitatori del Buon Gesù, il quale per amore alle miserie dell'uomo non rifiutò sofferenza alcuna fino al punto di morire nudo su una croce".
E' interessante notare come Madre Speranza, in questo brano, fa distinzione tra ciò che è la Vita Religiosa in sé e la vita di chi ha come vocazione incarnare l'Amore Misericordioso di Dio a somiglianza del Buon Gesù: e qualifica di vita di olocausto solo la seconda. La differenza tra olocausto e sacrificio è che nell'olocausto nulla è riservato all'offerente ma tutto offerto a Dio. Non sappiamo se Madre Speranza conosceva che già S. Tommaso aveva definito il religioso come colui che con la sua vita di consacrazione offre un olocausto: "quasi holocaustum offerens". Ma risulta chiaro che per Lei l'offerta totale di Sé deve essere soprattutto caratteristica di chi vuole vivere il Messaggio dell'Amore Misericordioso. E' così che si attualizza l'estrema Misericordia di Dio.
Iscriviti a:
Post (Atom)