La croce e la sofferenza come espressione d’amore
(M. Elvira eam e M. Graziella eam)
All’inizio dell’anno di beatificazione della nostra Fondatrice Madre Speranza, vogliamo presentare la sua esperienza nel vivere la sofferenza, le difficoltà e le prove, già sperimentate fin dai primi anni della sua vita religiosa. La Croce ha fortemente inciso sulla sua interiorità, determinando il suo progressivo innamoramento per Gesù crocifisso. Chiediamo al Signore di illuminarci con la sua grazia e misericordia, perché possiamo convincerci che la sofferenza è il banco di prova per costruire l'autenticità della nostra risposta cristiana. Una risposta d’amore per percorrere insieme a Madre Speranza il lungo cammino verso la santità. Ciascuno possa sperimentare la «meraviglia» di appartenere ad un Dio che si inserisce nella povera e semplice storia di ogni uomo.
La particolare manifestazione che Dio fa di sé a Madre Speranza, come Amore Misericordioso, fin dai primi anni della sua vita religiosa, non è "un Padre offeso", e tanto meno "un giudice severo", ma un Padre che ama "che non tiene in conto, perdona e dimentica". Dio gli si manifesta come Colui "che raddoppia il suo Amore nella misura in cui l'uomo diventa più miserabile". "L'uomo più perverso, il più miserabile e perfino il più perduto è amato con tenerezza immensa da Gesù che è per lui un Padre e una tenera Madre". E' il Dio, infine, che per Amore alle miserie dell'uomo, non rifiutò nessuna sofferenza, fino al punto di morire nudo su una croce".
Il Vangelo conferma in pieno questa conoscenza di Dio, Padre di bontà e ricco di Misericordia. Sì, il Vangelo è una Buona Novella di grazia, di perdono e di salvezza e il "Buon Gesù" è l'Amore Misericordioso incarnato del Padre.
I passi del Vangelo, dove Dio è presentato come Padre, dove Gesù incarna la misericordia di Dio con gesti e parole e soprattutto i racconti della Passione dove il "Buon Gesù", offrendo tutto se stesso, arriva alla massima espressione dell'Amore Misericordioso di Dio, diventano motivo frequente di riflessione, fonte di ispirazione e continuo punto di riferimento per le scelte concrete della sua vita. Alla certezza di avere Dio come Padre, fa riscontro in lei una fiducia illimitata nella sua volontà e al Gesù crocifisso, massima espressione dell'Amore Misericordioso di Dio si presta l'identificazione con Cristo nell'offerta totale di sé.
Questo desiderio di ricerca e conformità con la Volontà di Dio si fonda nella ferma fiducia "che il Nostro Dio non vuole né permette nessuna cosa che non sia per il bene delle nostre anime" e nella certezza filiale che il volere di Dio è sempre un gesto d'amore:
"Perché ci divenga dolce la conformità con la Volontà del nostro Dio, pensiamo che nessuna pena ci può venire senza passare dalle mani del nostro Dio, valutata da Lui per nostro bene e profitto; e abbiamo grande fiducia nel Buon Gesù, senza mai dubitare dell'infinita Provvidenza del Nostro Dio che da ogni parte ci circonda...".
I suoi scritti testimoniano continuamente questa certezza dell’Amore di Dio e la tensione di identificarsi e di conformarsi con Gesù Amore Misericordioso, quasi da sembrare una necessità senza la quale niente ha senso.
domenica 15 novembre 2015
Quanto è dolce, sorella mia, soffrire con il Buon Gesù
Tutto per amore
Carissima figlia Ascensión. Ti prego di tener sempre presente che alle ombre sanguigne del Calvario segue l’aurora della Resurrezione e che, quanti abbiamo avuto la grazia di vivere uniti a Lui ed abbiamo saputo far tesoro delle prove e del dolore, resusciteremo alla vita di gloria, come Gesù nel giorno del trionfo.
Quanto è dolce, sorella mia, soffrire con il Buon Gesù, senza altro desiderio che riparare le offese fatte a Lui e soffrire per la Sua gloria!
Vorrei proprio che tutte le mie figlie sperimentassero ciò che si prova nell’anima quando, all’aumentare la sofferenza, si fissa lo sguardo nel buon Gesù che ci sta guardando con amore compassionevole. Io credo, sorella mia, che soffrire con il buon Gesù è consolarlo e completare la sua Passione ed amarlo con maggiore perfezione in questo esilio, che è la migliore preparazione per gioire con più pienezza del Suo amore per tutta l’eternità.
A tutte le figlie un forte abbraccio e dì loro che, da questo esilio, chiedo al buon Gesù mi conceda la grazia che tutte le mie figlie ardano dal desiderio di soffrire con amore e per amore, unite a Lui.
Tu e le figlie pregate perché in me si compia sempre la volontà del nostro Dio, per molto che mi faccia soffrire, per quanto non la comprenda e anche quando non la veda.
M. Speranza di Gesú, eam
El Pan 19 cart, 1536-1539
Fa, Dio mio, che io ami con passione la croce e che non possa vivere felice senza di essa fino a che la morte non mi abbia unito a Te per tutta l’eternità e non ti abbia potuto dire veramente che t’amo tanto, Gesù mio, tanto, e che non ho più volontà mia.
Tutto per amore
Carissima figlia Ascensión. Ti prego di tener sempre presente che alle ombre sanguigne del Calvario segue l’aurora della Resurrezione e che, quanti abbiamo avuto la grazia di vivere uniti a Lui ed abbiamo saputo far tesoro delle prove e del dolore, resusciteremo alla vita di gloria, come Gesù nel giorno del trionfo.
Quanto è dolce, sorella mia, soffrire con il Buon Gesù, senza altro desiderio che riparare le offese fatte a Lui e soffrire per la Sua gloria!
Vorrei proprio che tutte le mie figlie sperimentassero ciò che si prova nell’anima quando, all’aumentare la sofferenza, si fissa lo sguardo nel buon Gesù che ci sta guardando con amore compassionevole. Io credo, sorella mia, che soffrire con il buon Gesù è consolarlo e completare la sua Passione ed amarlo con maggiore perfezione in questo esilio, che è la migliore preparazione per gioire con più pienezza del Suo amore per tutta l’eternità.
A tutte le figlie un forte abbraccio e dì loro che, da questo esilio, chiedo al buon Gesù mi conceda la grazia che tutte le mie figlie ardano dal desiderio di soffrire con amore e per amore, unite a Lui.
Tu e le figlie pregate perché in me si compia sempre la volontà del nostro Dio, per molto che mi faccia soffrire, per quanto non la comprenda e anche quando non la veda.
M. Speranza di Gesú, eam
El Pan 19 cart, 1536-1539
Fa, Dio mio, che io ami con passione la croce e che non possa vivere felice senza di essa fino a che la morte non mi abbia unito a Te per tutta l’eternità e non ti abbia potuto dire veramente che t’amo tanto, Gesù mio, tanto, e che non ho più volontà mia.
’orazione in Madre Speranza
(Suor Lidia Gabor eam)
Ho tentato di confrontarmi su quanto è stato già detto e scritto sulla preghiera nella Madre, su quanto la Madre stessa ha scritto sulla preghiera, soprattutto nelle "Lettere circolari" che nel corso degli anni e delle vicende ritornano tanto spesso sul tema dell’orazione. Ho tentato, soprattutto, di confrontarmi con le "oraciones de la Madre", quelle che hanno accompagnato la sua vita personale e di fondatrice, convinto che il mistico non parla dell’orazione;
comunica la sua orazione,
racconta e narra la sua orazione;
ogni parola autentica sull’orazione è autobiografia.
Nel corso dei secoli la spiritualità cristiana ha sempre tentato di definire il mistero dell’orazione, senza riuscire a conseguirlo soddisfacentemente. L’orazione appartiene alla sfera della grazia e mai si conseguirà di poter rinchiudere dentro una formula esplicativa il contenuto della medesima. Le definizioni saranno sempre un tentativo di avvicinarsi e uno sforzo di approssimazione al mistero.
Che ruolo ha avuto l’orazione nella Madre? Direi subito: nella Madre la sua persona e il suo insegnamento è una storia lunga e profonda di orazione. Studiare l’orazione della Madre non significa tirar fuori una parte del suo essere, ma incontrasi con la totalità del suo essere: una vita totalmente di unione con Dio e per questo maestra di orazione.
Anche la Madre ha tentato di dare un contributo su questo terreno; anche lei ci ha lasciato alcune definizioni che sono frutto della sua esperienza spirituale e che raccolgono molti elementi già presenti nelle definizioni precedenti ma, allo stesso tempo, ripresentano questi elementi in una sintesi peculiare e nuova.
Dice la Madre:"L’orazione è il desiderio della nostra perfezione" (El pan 20, 449)."Tutti sappiamo che la preghiera è una elevazione dell’anima a Dio; una amorosa aspirazione dell’anima verso il suo Dio; una amorosa conversazione con Lui. È un manifestargli tutte le nostre necessità e le grazie di cui abbiamo bisogno per camminare nella perfezione e per lavorare nell’esercizio della carità, soltanto per la sua gloria. L’espressione "elevazione dell’anima a Dio", credo che ci indichi lo sforzo che nella preghiera si fa per distaccarci dalle creature e da noi stessi e pensare solo a Dio, che sta nel più intimo della nostra anima. E lì, dove l’anima è unita al suo Dio, si stabilisce un soave e intimo colloquio; lì l’anima espone al suo Dio, Padre e Signore, tutte le proprie necessità, che Egli prende in considerazione se sono tutte orientate alla sua maggior gloria". (El pan 16, 164-165).
"L’orazione, figlie mie, è una elevazione dell’anima verso il suo Dio, o meglio, una conversazione con Lui, nella quale l’anima non sente altro che una forte ansia di stare da sola con il suo Dio per potergli dire tante cose". (El pan 20, 450). "L’orazione è un dialogo amoroso con il proprio Dio" (El pan 20, 415). Sono definizioni esplicative che manifestano una esperienza profonda dell’orazione, che va molto più in là dei concetti espressi.
La Madre, prima di fondare, veniva da una esperienza di clausura (sette anni a Villena tra le Figlie del Calvario e nove anni a Madrid e Vélez Rubio tra le Clarettiane), dove la giornata era scandita dalle 5/6 ore di coro, che avevano nella Regola il primo posto e che non potevano essere condizionate da nessun’altra attività (ricorda l’episodio del Gesù Bambino che ora si conserva in Santuario; ricorda i problemi della assistenza alle giovani dell’internato, ecc.). Una forte esperienza di vita contemplativa.
Nel fondare la nuova Congregazione Madre speranza non fa un passo indietro, riducendo le ore di contemplazione, ma passa a una vita attiva-contemplativa fatta di 24 ore. Il tema della preghiera della Madre è il tema nel quale dobbiamo forse ancora riscoprire quale è stata la "novità" che il Signore ci ha voluto offrire per mezzo della Madre. Il motivo ultimo per il quale la Madre si vide nella necessità di lasciare le Clarettiane, fare una scelta sofferta come chiedere la dispensa dai voti, soffrire la conseguente logica incomprensione del suo Istituto e del suo vescovo, ecc... il motivo ultimo - ripeto - fu solo l’esigenza di una nuova forma di contemplazione, diversa da quella già ricca ed esperimentata di un Istituto di vita contemplativa come erano le Clarettiane.
Quella vita contemplativa appariva alla Madre come:
una cosa staccata dalla vita di azione di tutto il giorno;
una forma di preghiera che distingueva il tempo della contemplazione dal tempo della azione;
come fossero due realtà diverse o due attività diverse di una stessa persona;
come se una persona potesse essere o attiva o contemplativa;
o come una scelta che autorizzava a privilegiare una al posto di un’altra.
La novità della preghiera della Madre si presentava:
come una realtà che unificava la persona,
che rendeva una persona attiva e contemplativa allo stesso tempo,
che rendeva una persona attiva perché contemplativa.
Il tentativo fatto per quattro anni a Madrid, prima a C/.Toledo e poi a C/. del Pinar, era motivato solo dal tentare di trovare una via di conciliazione tra le esigenze di una vita contemplativa (il coro, le ore di preghiera assoluta che esigevano lasciare qualunque cosa, anche l’assistenza alle bambine accolte in casa...) e i comportamenti di giustizia esigiti da un vero servizio ai poveri: assistenza, educazione, accompagnamento, condivisione, ecc... anche a costo di perdere la "tranquillità" della vita religiosa, gli "orari" della vita religiosa, le "prerogative" della vita religiosa (la casa ben pulita e non sporcata dai poveri, il tempo sacro della preghiera che autorizzava anche a tralasciare gli obblighi della giustizia e della carità come il lasciare sole le bambine, come il chiudersi ai bisogni reali dei poveri (cf. pranzo di Natale, dimissione di alcune ragazze dell’internato, ecc).
La Madre si è sentita chiamata a ripresentare una vita religiosa che fosse né puramente attiva né puramente contemplativa, ma attiva e contemplativa allo stesso tempo, attiva e contemplativa a tempo pieno, profondamente attiva solo perché profondamente contemplativa.
Una vita religiosa dove
la attività emergesse non come frutto di una particolare sensibilità della persona ai bisogni degli altri,
né come frutto di programmazione di servizi,
ma come una conseguenza logica della contemplazione che in Dio rende capace la persona di vedere un bisogno e in Dio fa sentire la necessità di impegnarsi a risolvere quel bisogno.
Il tutto come conseguenza di una particolare rivelazione di Dio per la quale Dio si manifesta come Colui che cerca con tutti i mezzi di far felici gli uomini e che vive questo impegno come se Lui non potesse essere felice senza di loro.
Da una contemplazione di Dio e soprattutto da una contemplazione di Gesù nella Sua Passione la Madre vuole scoprire quali sono i sentimenti che hanno mosso Dio nel Suo agire e vuole tentare di imitare e copiare nella sua vita quegli stessi sentimenti.
Per questo la contemplazione è scuola per conoscere Dio, per conoscere i Suoi desideri, per imitare i Suoi comportamenti e i Suoi sentimenti.
Per questo la preghiera della Madre è:
un dialogo di amore che approfondisce la conoscenza di Dio e di sé.
un dialogo di amore che tende a trasformare la vita dell’uomo e lo spinge a imitare e copiare i sentimenti e i comportamenti di Dio; lo spinge ad amare "come Io vi ho amati...".
un dialogo di amore che si trasforma in una scuola all’amore, che rende capace l’uomo di amare con verità:
un dialogo di amore che si trasforma in una scuola alla misericordia. In Dio la misericordia è esigìta dalla Sua giustizia, non c’è contrapposizione tra giustizia e misericordia: Dio è misericordioso perché è giusto. L’uomo è giusto se è misericordioso; "senza misericordia non c’è futuro per il mondo" - ha detto il Papa ai giovani a Collevalenza il 19 settembre 1993.
un dialogo di amore che si trasforma in una scuola al sacrificio. Dio ha amato l’uomo fino a dare la Sua vita per lui; imitare i sentimenti e i comportamenti di Gesù significa scoprire una vita che si realizza nel modo migliore in misura di quanto - sull’esempio di Gesù - è disposta a dare la vita per la persona che ama; il sacrifico non è solo rinuncia e mortificazione, ma è soprattutto dono.
un dialogo di amore che dà senso alla vita e che rende l’uomo capace di realizzarsi nel modo più completo e perfetto: "siate perfetti come il Padre vostro che è nei cieli...".
Scrive la Madre:
"La pietà, figlie mie, soffre oggi una malattia quasi generale; è inconsistente e nel fondo le manca un solido alimento. È tutto così superficiale in alcune anime! Il fascino delle vanità mette in ombra il vero bene e non lascia vedere più in là dell’apparenza seduttrice della superficie. Attente, figlie mie, perché non entri nella Congregazione la vita superficiale; infatti vivendo secondo i sensi, si vive nella esteriorità e non si penetra nell’interiorità dell’anima. Questa possiede delle profondità insondabili, figlie mie. Dio parla nel profondo; ascoltiamo la verità lì dove si lascia sentire e dove si accolgono le idee più alte e sublimi. Andiamo al Signore mediante la pietà interiore.
Poche sono le anime che, conoscendo la vita intellettuale per la quale Dio viene a noi, escono incontro a Lui passando per la sua dimora interiore, nell’innocenza del cuore. Quanto poco conosciamo il nostro intimo, figlie mie, e come poco sappiamo entrarci!
A volte neppure ci preoccupiamo di penetrarvi e con frequenza abbiamo perfino paura di farlo e ci accontentiamo di uno sguardo superficiale, solo quanto basta per stabilire nell’intimo una conversazione relativa. Ma la purificazione profonda dell’anima, la trasformazione progressiva della vita umana nella vita divina che ci spoglia dell’uomo vecchio per rivestirci del nuovo, tutto questo lavoro nelle profondità dell’anima lo ignoriamo quasi completamente e lasciamo che ogni tipo di miseria invada quelle profondità.
Il fatto di ricercare sempre noi stesse è il compendio di tutti i nostri vizi e la causa di tutte le nostre mancanze; è ciò a cui ci accomodiamo molto presto e bene. È così piacevole per noi essere contente di noi stesse... e di Dio! E trovandoci così a nostro agio su questo Tabor, perché non vi possiamo costruire tre tende? Sì, però in esse, figlie mie, non prenderanno dimora né Gesù, né Mosè, né Elia; soltanto l’anima vi dimorerà in compagnia della sua pietà sensibile, di una virtù tiepida, e forse della sensualità e dell’orgoglio.
Ignoranza delle profondità. Non è questo il luogo che il Signore ha designato come punto di partenza per le ascensioni del nostro cuore. Le ascensioni del cuore, figlie mie, partono da un punto più profondo, emergono dalla valle delle lacrime, e qui in queste profondità c’è la lotta, c’è il dolore. È necessario svellere dalla radice l’egoismo personale, l’amore di noi stesse che è così vivo e che tanto profondamente è radicato nel nostro cuore. Il lavoro è molto duro e i piaceri molto scarsi, almeno per i sensi. Però in questa lotta ci sono godimenti più veri e completi per il fatto che Dio stesso partecipa a questo lavoro e comunica all’anima la gioia della sua presenza; ciò la rende beata.
I sensi però tante volte ignorano queste gioie perché non le vedono né le sentono; vedono soltanto le lacrime e il dolore, il lavoro penoso dell’ascesa e la lotta. Per questo istintivamente temono le profondità dove si realizza questo lavoro. È così facile illudersi quando da una parte si esperimentano senza grandi difficoltà gioie che si credono molto pure e dall’altra si vedono combattimenti che non si stimano necessari! Allora abbondano i pretesti per dare la preferenza alle gioie immediate e facili della superficie e rifiutare il lavoro e la lotta.
È molto deprecabile che, per la loro poca conoscenza, alcune religiose si servano delle cose spirituali solo per la soddisfazione dei sensi. La sensualità infatti, bevendo la linfa prima che arrivi allo spirito, in parte lo rovina perché lo lascia secco e vuoto. (cfr. El pan 8, 80-87).
Che cosa è l’orazione
Madre Speranza, al momento di definire l’orazione, utilizza tre idee fondamentali:
a) L’orazione è «relación de amistad» (rapporto di amicizia);
b) L’orazione è «dialogo de amor» (dialogo di amore);
c) L’orazione è «estar a solas con El» (stare da soli con Lui).
a) L’orazione è «relación de amistad»
L’orazione è "relación de amistad". Pregare è rendere concreta e solida una amicizia tra Dio e l’uomo. Lo sforzo che l’uomo deve fare per seguire questa esigenza si concretizza come: «elevazione dell’anima», come «amorosa aspirazione», come «pensare solo in Dio», come «soave e intimo colloquio», come «stare da soli con Lui».
Pregare è una relazione amichevole e un incontro personale con Dio «nel più intimo dell’anima». Questo significa: ogni incontro personale tra due amici coinvolge tutte le forze ed energie dell’amore umano e della affettività; un incontro profondo tra due amici comporta di per sé il bisogno di intimità, di stare da soli, di confidenza, di abbandono. Una orazione fredda, senza sentimento, senza affetto, disincarnata e lontana dal vissuto dell’uomo, non potrà mai arrivare a essere «elevazione dell’anima al suo Dio».
Pertanto pregare non significa fondamentalmente fare pratiche di orazione, dire molte cose a Dio, ma significa essere presenza amante, amicizia che dialoga, che si dona, presenza amichevole. (cf El pan 9, 260-267).
L’orazione autentica
ha bisogno (per la necessità di stare a solas) degli atti di pietà;
e nello stesso tempo li relativizza (perché la vera orazione si apre alla vita, è un vivere insieme, è un vivere la vita insieme in una amicizia che dialoga).
Nell’amicizia ciò che conta è l’attitudine permanente verso l’amico, più che il numero delle volte che ci s’incontra con lui.
È più importante la qualità dell’incontro che il numero degli incontri.
È più importante l’attitudine di orante attraverso tutta la vita più che le pratiche di pietà.
È più importante la qualità dei tempi di orazione più che la semplice quantità dei tempi di orazione.
È più importante l’atteggiamento di volersi abbandonare alla volontà dell’amico, più che l’osservanza dei tempi di preghiera.
b) L’orazione è «dialogo de amor»
L’orazione è dialogo e colloquio di amore. La Madre, pur usando questi termini, non paragona mai i colloqui e le conversazioni dell’orazione con i colloqui e le conversazioni degli uomini; il dialogo con Dio, pur essendo dialogo di amore, ha, secondo la Madre, una peculiarità che si esprime in due esigenze:
A Dio non lo si può trattare "alla pari";
nessuno può sentire la Sua voce come quella degli uomini;
nessuno può avvicinarsi a Dio per iniziativa sua; non si può chiamarlo, parlargli, pretendendo che Lui ci ascolti o ci obbedisca;
a Dio solo si può parlare rispondendo a un dialogo che Lui previamente ha iniziato, accettando il dono che è Lui stesso che si dona a noi, rispondendo a una rivelazione di Se stesso che gratuitamente ci offre.
Dialogare e parlare con Dio è un aprirsi, un accettare, un rispondere a una presenza che ci viene offerta e a una proposta che ci viene fatta.
Dialogare con Dio significa:
accettare questa presenza e volerla condividere;
lasciarsi avvolgere e coinvolgere da questa presenza;
quindi il dialogare con Dio è un aprirsi a Lui che rivela la sua vicinanza e amicizia, stabilire una relazione perché Lui parli e rispondere parlando e amando;
è vita condivisa, unione amichevole e intima, amore goduto, che si manifestano in parole che si dicono, in attitudini che si manifestano, in affetti che si esprimono; è l’incontro e il tratto tra due amici.
"Pensiamo spesso che Dio si è abbassato fino a noi, come il padre più affettuoso si china verso il proprio figlio, e ci invita ad amarlo e a donargli il nostro cuore … è soprattutto un amore di amicizia che ci porta ad avere con Dio un tratto soave e delicato, come con il più fedele e generoso degli amici …" (El pan 9, 19-20).
c) L’orazione è «estar a solas con El».
Pregare è «stare da soli, pensando solo nel nostro Dio».
La Madre ripete spesso questo: a solas con Dios, pensando sólo en El; non ci può essere nessun altro e nessun’altra cosa; Lui solo.
Pregare è cercare, vivere ed esprimere un cambio radicale della direzione della propria vita. E’ l’incontro con un Amico al quale si consegna la nostra persona, nel quale solo vogliamo pensare. Prega chi veramente cerca con sincerità Dio come unico amico della propria vita. «Le nostre gioie, figlie mie, devono consistere nello stare con Gesù, così come Egli ha posto le sue compiacenze nel rimanere giorno e notte con noi». (El pan 8, 409).
Nel comunicarsi a vicenda, Dio e l’uomo, fanno amicizia, a solas. L’amore esclusivo costruisce, mantiene e sostiene l’orazione. Dove non ci fosse una lotta per un distacco (desasimiento) effettivo e unitivo e dove non ci fosse un amore totalitario che esiga appartenere (pertenecer) solo all’Altro non esiste neanche vera orazione; al massimo ci potranno essere pratiche di orazione che non arriveranno mai a essere una pratica orante. "La pietra angolare sulla quale deve poggiare l’edificio della santificazione non consiste nella recita di un numero enorme di pratiche di devozione ma nella carità, nella obbedienza, nell’osservanza delle proprie Costituzioni, nell’altruismo e nel sacrificio" (El pan 20, 30; circolare del 23.12.1935).
La ricerca sincera di queste virtù manifesta l’amore che ci unisce a Dio ed è quest’amore che fa in modo che l’orazione si riduca a semplice recita di formule o, al contrario, a autentico dialogo di amore.
Si fa preghiera autentica quando l’anima tende sul serio a darsi completamente a Dio (cfr El pan 20, 61-63; circolare del dicembre 1937) e quando si lotta «perché Egli regni nei nostri cuori, nella nostra intelligenza e nella nostra volontà» (cfr El pan 20, 220; circolare del 16.11.1941). «Vi supplico anche di tener presente che l’orazione è un desiderio della nostra santificazione, perché nessuno prega con entusiasmo se non è perché desidera essere migliore» (El pan 20, 449; circolare del 12.03.1953).
Nell’orazione tutta la persona deve stare centrata nel suo Dio, fissa in Lui. Tutto deve tacere dentro il cuore di chi prega. Solo deve esistere la presenza dell’Amico, poiché si sta «a solas», amando. «Nell’orazione non perdere il tempo in discorsi, ma in affetti"- "En la oración no pierdas el tiempo en discursos, sino en afectos» (El pan 19, 2023; lettera del 5.6.1955 a Padre Alfredo).
La trasformazione della vita è il criterio che identifica la vera orazione
Come discernere e valutare una orazione? La mia orazione è autentica, o sola fantasia, o solo sentimento, o sola emotività, o sola fedeltà esterna?
Il criterio che manifesta quanto sia valida ed efficace l’orazione è dato dalla constatazione della trasformazione che, di fatto, opera nella vita di chi prega. "Figlie mie, vi devo dire che dove non c’è carità verso il prossimo non c’è ombra di perfezione, né di santità. La santità infatti consiste essenzialmente nell’amare Gesù e questo amore ha come parte sostanziale il riferimento ai nostri simili. Ne deriva che, per sapere se veramente amiamo Gesù, basta che verifichiamo se nel nostro cuore arde in concreto la carità verso il prossimo; la grandezza di questa sarà la misura del nostro vero amore. Figlie mie, la carità deve essere il nostro distintivo e deve portarci ad amare i poveri come noi stesse". (El pan 2, 60).
Questo è l’unico criterio; le forme di preghiera possono essere tante e tutte possono essere identicamente buone.
Le diverse forme di orazione sono valide solo se aiutano a crescere nell’amore a Dio e nell’amore al prossimo. "Come oseremo dire di amare Gesù se non ci sforziamo di fare tutto il possibile perché arrivino ad amarLo tutti quelli che incontriamo?" (El pan 5,20).
Le opere di per sé manifestano e rivelano la nostra natura, le nostre tendenze, i nostri gusti, il nostro egoismo; se MODELLATE da Dio nell’orazione, esprimono Dio.
Nella densità e intensità di una vita interiore si rivelano la profondità e la verità dell’orazione. Se non c’è «cambio di vita», l’orazione è solo formalità, è solo apparenza, è solo sensibilità. "Non vorrei che tra di voi ci fosse qualcuna che, dimentica della carità, pretendesse identificare la sua santità con l’andare a testa bassa, il volto compunto, sospirando con gemiti per l’Amato, e che non fosse capace di sopportare che una consorella l’avesse contraddetta in una pur piccola cosa, o che le avesse detto di andare più in fretta nel darsi da fare per i poveri". (El pan 20, 6; del 12. 2.1934).
Gli aspetti della vita che possono darci una misura della nostra unione con Dio sono: amore al prossimo, disponibilità radicale e obbedienza, umiltà.
AMORE AL PROSSIMO. "Il frutto che dobbiamo ricavare dall’orazione è quello di infiammare il nostro cuore nel fuoco dell’amore di Dio e della carità". (El pan 14, 32; Costumbres fam). L’ardore della carità misericordiosa verso la quale ci orienta l’orazione si evidenzia in una capacità di:
perdono misericordioso che si offre in qualunque circostanza;
non lasciare spazio nel cuore all’odio, alla avversione, alla cattiva volontà, neanche quando si trattasse di nemici (cfr. El pan 20, 12; circolare del 19.12.1934);
essere disponibili a fare il bene a tutti, anche a quelli che ci disprezzano (cfr. El pan 20, 81-87; circolare del 5.12.1938);
sentire il bisogno di un lavoro incessante in favore di chiunque ha bisogno. «senza perdere neanche un minuto di tempo» (El pan 5, 9);
sentirsi spinti a una comprensione e dedizione misericordiosa (cfr. El pan 2, 75-76) e a un’abnegazione fino al sacrificio (El pan 5, 26- 28).
È autentica solo l’orazione di chi «si consacra corpo e anima al servizio di Gesù mediante l’esercizio della carità». (cfr El pan 5, 26-28)
DISPONIBILITÀ RADICALE ALLA VOLONTÀ DI DIO. Un altro aspetto che si deve guardare e che deve andare unito al precedente per valutare una buona orazione è un atteggiamento di disponibilità radicale e assoluta di chi prega verso la divina volontà. «Chiedimi tutto quello che vuoi; io sono a disposizione» (cfr El pan 20, 309-314; circolare del 6.10.1947).
difficilmente può fare esperienza di un’autentica unione a Dio chi mette difese o condizioni alla volontà di Dio; la Madre era solita riassumere questo insegnamento con le parole: «Vivere solo per compiere la volontà divina, dimenticandosi di se stessi» (El pan 14, 25; Costumbres fam);
è nota una frase tipica sua: «Si compia, Dio mio, la tua volontà anche se io non la vedo, si compia la tua volontà anche se mi dovesse costare molto, si compia la tua volontà anche se io non arrivo a comprenderla» (El pan 19, 1679; del 16.8.1946).
l’obbedienza è il compendio di tutta la vita di Gesù e non può arrivare alla unione chi non entra nella medesima forma di essere e di attuare di Gesù (cfr. El pan 4, 77-78). Obbedire è amare. "Care figlie, attente, perché è molto facile ingannarsi e immaginare una vita religiosa meravigliosa. Le persone, amiche della preghiera e del raccoglimento, immaginano che la vita religiosa consista nel trascorrere tutto il giorno nel santo riposo della preghiera e credono ore perdute quelle non dedicate alla contemplazione. Altre, specialmente le attive e laboriose, immaginano che la vita religiosa sia consumare le proprie forze ed energie in opere buone e pensano facilmente che sia più utile lavorare che pregare. Altre, amiche delle penitenze, sognano solo veglie, digiuni, discipline e cilici e non riescono a capire che possono essere ottime religiose senza tutto questo. Altre, sempre scontente della loro situazione, desiderano ardentemente, per santificarsi, la clausura e il nascondimento. Altre, infine, passano la vita preoccupate che le Superiore non hanno capito le loro attitudini, non esercitano il giusto incarico dove le vorrebbe la divina provvidenza e sospirano trasferimenti programmando un piano di vita più perfetto. Che orrore, figlie mie! Ascoltate cosa dice un santo: L’autentica religiosa è quella che non ha più volontà". (El pan 4, 87-92).
UMILTÀ. Infine un ultimo aspetto cui si deve guardare è quello della umiltà. Questa nasce dalla unione con Dio e l’autenticità della unione con Dio risiede nei frutti della umiltà, che la Madre esprime così: «Mai mette impedimento ai disegni di Dio sulla sua persona e gli incarichi, in modo che Dio si può servire di lei per mezzo dei legittimi superiori senza timore a rifiuti» (El pan 20, 376-381; del 19.3/1951). Concretamente:
nel non porre mai resistenza o, meglio, nel desiderare ricevere i saggi e paterni consigli dei superiori e nell’accogliere senza inquietudine le riprensioni è dove si colloca la vera umiltà (cf El pan 20, 392-396; circolare del 21.11.1951);
questa umiltà dà frutti nella carità, nella obbedienza, nell’osservanza delle Costituzioni, nella abnegazione e nel sacrificio. (cfr El pan 20, 570-574; circolare del dicembre 1955; Cfr El pan 20, 685-692; circolare del 25.1.1961).
Bisogna saper guardare ai gesti di mortificazione, di umiltà, di purezza di coscienza, di disponibilità, di zelo e di carità per poter giudicare e discernere la bontà dell’orazione. Sarà molto più orante non chi dice di avere molte «rivelazioni» nell’orazione ma chi vive nella pratica le esigenze e i dinamismi dell’orazione.
L’accento dell’orazione autentica non cade sulle forme, sui metodi, sulle classificazioni, ecc. dell’orazione, ma nella vita. Non ha importanza il «come si prega» o «con quali mezzi si prega». Ciò che conta è la vita, ciò che l’orazione cambia nella vita.
Conclusione. L’orazione-unione mette in evidenza la vita di una persona: si è come si prega. L’orazione fa la persona, la cambia, la modella, la costruisce.
L’ORAZIONE NEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
Nel Padre nostro il riepilogo di tutto il vangelo.
Il nuovo CCC presenta l’orazione del Padre Nostro come il riepilogo di tutto il vangelo.
Anche la nostra Madre, con l’orazione della Novena all’A.M., nel commento che ha fatto del Padre Nostro ha condensato tutta la spiritualità dell’Amore Misericordioso, presentando anche una sintesi dei sentimenti che devono accompagnare ogni cristiano nel cammino verso Dio.
La Novena si articola con una preghiera introduttiva e una domanda che si ripetono uguali tutti i giorni, mentre ognuno dei 9 giorni è caratterizzato da una breve meditazione a commento del Padre nostro e da una preghiera. La meditazione del Padre nostro è l’occasione per imparare a pregare come ha insegnato Gesù e l’occasione per ripresentare il progetto di amore e di fiducia di Dio sull’uomo.
La preghiera introduttiva della Novena - ripetuta ogni giorno – ricorda che, ogni volta che noi ci mettiamo a pregare, possiamo essere mossi da qualche problema da risolvere o da qualche grazia da chiedere, ma è importante ricordare che la cosa più importante resta sempre solo quella di riuscire a cambiare la nostra condotta. Recita così: Gesù mio, grande è il mio dolore considerando la disgrazia che ho avuto di offenderti tante volte. Tu invece, con cuore di Padre, non solo mi hai perdonato ma con le tue parole: "domandate ed otterrete" mi inviti a chiederti quanto mi è necessario. Pieno di fiducia ricorro al tuo Amore Misericordioso, affinché mi conceda ciò che imploro in questa novena e soprattutto la grazia di cambiare la mia condotta e d’ora innanzi di testimoniare la mia fede con le opere, vivendo secondo i tuoi precetti, e di ardere nel fuoco della tua carità.
Per la Madre l’orazione parte dal vissuto, dal quotidiano e c’è da imparare a pregare in ogni tempo, nei momenti particolari, nelle vicende belle o tristi di ogni giorno: è in queste vicende che lo Spirito nell’orazione ci indica il cammino verso Dio.
Nei momenti di allegria, come nei momenti di difficoltà, di ansia o di dolore, il cristiano ricorre alla preghiera non per dire a Dio come dovrebbe risolvere la situazione ma per imparare a scoprire la volontà amorosa di Dio anche in quella situazione.
È come se, in un momento di difficoltà, il cristiano ricorresse all’orazione per fare orazione COME ha insegnato Gesù:
Signore, Tu già vedi che proprio in questo momento mi trovo in una grande angustia e difficoltà; ma io sono sicuro di essere oggetto della tua divina provvidenza e sono sicuro che tutto ciò che passa per le tue mani è per il mio bene: è totale la mia confidenza in Te. Per questo:
Padre: Adesso, in questa situazione e soprattutto in questa situazione di sofferenza, io sento la certezza di poterti considerare mio Padre
Nostro; padre mio e padre di chi mi ha procurato questa sofferenza
Che sei nei cieli: Ti penso nei cieli perché anche in questa situazione io voglio aspirare alle cose celesti.
Sia santificato il tuo nome: La cosa che più mi sta a cuore, soprattutto in questo momento, è la tua gloria.
Venga il tuo regno: Desidero anch’io offrire e soffrire qualche cosa perché venga il tuo regno.
Sia fatta la tua volontà: Desidero che anche in questo momento si compia solo quello che tu desideri.
Dacci oggi il nostro pane: Ti chiedo di aiutarmi con la tua grazia, per me tanto necessaria come il pane di ogni giorno, soprattutto in questa occasione.
Perdona i nostri debiti: Perdona i miei peccati e la mia indelicatezza con Te.
Come noi li perdoniamo: So che anche io devo perdonare e che Tu userai della tua generosità con me nella misura che anche io lo avrò fatto con i miei fratelli.
E non ci indurre in tentazione: Solo vivendo così, questa situazione non si trasformerà in occasione di peccato e mi vedrò libero da ogni male.
(Suor Lidia Gabor eam)
Ho tentato di confrontarmi su quanto è stato già detto e scritto sulla preghiera nella Madre, su quanto la Madre stessa ha scritto sulla preghiera, soprattutto nelle "Lettere circolari" che nel corso degli anni e delle vicende ritornano tanto spesso sul tema dell’orazione. Ho tentato, soprattutto, di confrontarmi con le "oraciones de la Madre", quelle che hanno accompagnato la sua vita personale e di fondatrice, convinto che il mistico non parla dell’orazione;
comunica la sua orazione,
racconta e narra la sua orazione;
ogni parola autentica sull’orazione è autobiografia.
Nel corso dei secoli la spiritualità cristiana ha sempre tentato di definire il mistero dell’orazione, senza riuscire a conseguirlo soddisfacentemente. L’orazione appartiene alla sfera della grazia e mai si conseguirà di poter rinchiudere dentro una formula esplicativa il contenuto della medesima. Le definizioni saranno sempre un tentativo di avvicinarsi e uno sforzo di approssimazione al mistero.
Che ruolo ha avuto l’orazione nella Madre? Direi subito: nella Madre la sua persona e il suo insegnamento è una storia lunga e profonda di orazione. Studiare l’orazione della Madre non significa tirar fuori una parte del suo essere, ma incontrasi con la totalità del suo essere: una vita totalmente di unione con Dio e per questo maestra di orazione.
Anche la Madre ha tentato di dare un contributo su questo terreno; anche lei ci ha lasciato alcune definizioni che sono frutto della sua esperienza spirituale e che raccolgono molti elementi già presenti nelle definizioni precedenti ma, allo stesso tempo, ripresentano questi elementi in una sintesi peculiare e nuova.
Dice la Madre:"L’orazione è il desiderio della nostra perfezione" (El pan 20, 449)."Tutti sappiamo che la preghiera è una elevazione dell’anima a Dio; una amorosa aspirazione dell’anima verso il suo Dio; una amorosa conversazione con Lui. È un manifestargli tutte le nostre necessità e le grazie di cui abbiamo bisogno per camminare nella perfezione e per lavorare nell’esercizio della carità, soltanto per la sua gloria. L’espressione "elevazione dell’anima a Dio", credo che ci indichi lo sforzo che nella preghiera si fa per distaccarci dalle creature e da noi stessi e pensare solo a Dio, che sta nel più intimo della nostra anima. E lì, dove l’anima è unita al suo Dio, si stabilisce un soave e intimo colloquio; lì l’anima espone al suo Dio, Padre e Signore, tutte le proprie necessità, che Egli prende in considerazione se sono tutte orientate alla sua maggior gloria". (El pan 16, 164-165).
"L’orazione, figlie mie, è una elevazione dell’anima verso il suo Dio, o meglio, una conversazione con Lui, nella quale l’anima non sente altro che una forte ansia di stare da sola con il suo Dio per potergli dire tante cose". (El pan 20, 450). "L’orazione è un dialogo amoroso con il proprio Dio" (El pan 20, 415). Sono definizioni esplicative che manifestano una esperienza profonda dell’orazione, che va molto più in là dei concetti espressi.
La Madre, prima di fondare, veniva da una esperienza di clausura (sette anni a Villena tra le Figlie del Calvario e nove anni a Madrid e Vélez Rubio tra le Clarettiane), dove la giornata era scandita dalle 5/6 ore di coro, che avevano nella Regola il primo posto e che non potevano essere condizionate da nessun’altra attività (ricorda l’episodio del Gesù Bambino che ora si conserva in Santuario; ricorda i problemi della assistenza alle giovani dell’internato, ecc.). Una forte esperienza di vita contemplativa.
Nel fondare la nuova Congregazione Madre speranza non fa un passo indietro, riducendo le ore di contemplazione, ma passa a una vita attiva-contemplativa fatta di 24 ore. Il tema della preghiera della Madre è il tema nel quale dobbiamo forse ancora riscoprire quale è stata la "novità" che il Signore ci ha voluto offrire per mezzo della Madre. Il motivo ultimo per il quale la Madre si vide nella necessità di lasciare le Clarettiane, fare una scelta sofferta come chiedere la dispensa dai voti, soffrire la conseguente logica incomprensione del suo Istituto e del suo vescovo, ecc... il motivo ultimo - ripeto - fu solo l’esigenza di una nuova forma di contemplazione, diversa da quella già ricca ed esperimentata di un Istituto di vita contemplativa come erano le Clarettiane.
Quella vita contemplativa appariva alla Madre come:
una cosa staccata dalla vita di azione di tutto il giorno;
una forma di preghiera che distingueva il tempo della contemplazione dal tempo della azione;
come fossero due realtà diverse o due attività diverse di una stessa persona;
come se una persona potesse essere o attiva o contemplativa;
o come una scelta che autorizzava a privilegiare una al posto di un’altra.
La novità della preghiera della Madre si presentava:
come una realtà che unificava la persona,
che rendeva una persona attiva e contemplativa allo stesso tempo,
che rendeva una persona attiva perché contemplativa.
Il tentativo fatto per quattro anni a Madrid, prima a C/.Toledo e poi a C/. del Pinar, era motivato solo dal tentare di trovare una via di conciliazione tra le esigenze di una vita contemplativa (il coro, le ore di preghiera assoluta che esigevano lasciare qualunque cosa, anche l’assistenza alle bambine accolte in casa...) e i comportamenti di giustizia esigiti da un vero servizio ai poveri: assistenza, educazione, accompagnamento, condivisione, ecc... anche a costo di perdere la "tranquillità" della vita religiosa, gli "orari" della vita religiosa, le "prerogative" della vita religiosa (la casa ben pulita e non sporcata dai poveri, il tempo sacro della preghiera che autorizzava anche a tralasciare gli obblighi della giustizia e della carità come il lasciare sole le bambine, come il chiudersi ai bisogni reali dei poveri (cf. pranzo di Natale, dimissione di alcune ragazze dell’internato, ecc).
La Madre si è sentita chiamata a ripresentare una vita religiosa che fosse né puramente attiva né puramente contemplativa, ma attiva e contemplativa allo stesso tempo, attiva e contemplativa a tempo pieno, profondamente attiva solo perché profondamente contemplativa.
Una vita religiosa dove
la attività emergesse non come frutto di una particolare sensibilità della persona ai bisogni degli altri,
né come frutto di programmazione di servizi,
ma come una conseguenza logica della contemplazione che in Dio rende capace la persona di vedere un bisogno e in Dio fa sentire la necessità di impegnarsi a risolvere quel bisogno.
Il tutto come conseguenza di una particolare rivelazione di Dio per la quale Dio si manifesta come Colui che cerca con tutti i mezzi di far felici gli uomini e che vive questo impegno come se Lui non potesse essere felice senza di loro.
Da una contemplazione di Dio e soprattutto da una contemplazione di Gesù nella Sua Passione la Madre vuole scoprire quali sono i sentimenti che hanno mosso Dio nel Suo agire e vuole tentare di imitare e copiare nella sua vita quegli stessi sentimenti.
Per questo la contemplazione è scuola per conoscere Dio, per conoscere i Suoi desideri, per imitare i Suoi comportamenti e i Suoi sentimenti.
Per questo la preghiera della Madre è:
un dialogo di amore che approfondisce la conoscenza di Dio e di sé.
un dialogo di amore che tende a trasformare la vita dell’uomo e lo spinge a imitare e copiare i sentimenti e i comportamenti di Dio; lo spinge ad amare "come Io vi ho amati...".
un dialogo di amore che si trasforma in una scuola all’amore, che rende capace l’uomo di amare con verità:
un dialogo di amore che si trasforma in una scuola alla misericordia. In Dio la misericordia è esigìta dalla Sua giustizia, non c’è contrapposizione tra giustizia e misericordia: Dio è misericordioso perché è giusto. L’uomo è giusto se è misericordioso; "senza misericordia non c’è futuro per il mondo" - ha detto il Papa ai giovani a Collevalenza il 19 settembre 1993.
un dialogo di amore che si trasforma in una scuola al sacrificio. Dio ha amato l’uomo fino a dare la Sua vita per lui; imitare i sentimenti e i comportamenti di Gesù significa scoprire una vita che si realizza nel modo migliore in misura di quanto - sull’esempio di Gesù - è disposta a dare la vita per la persona che ama; il sacrifico non è solo rinuncia e mortificazione, ma è soprattutto dono.
un dialogo di amore che dà senso alla vita e che rende l’uomo capace di realizzarsi nel modo più completo e perfetto: "siate perfetti come il Padre vostro che è nei cieli...".
Scrive la Madre:
"La pietà, figlie mie, soffre oggi una malattia quasi generale; è inconsistente e nel fondo le manca un solido alimento. È tutto così superficiale in alcune anime! Il fascino delle vanità mette in ombra il vero bene e non lascia vedere più in là dell’apparenza seduttrice della superficie. Attente, figlie mie, perché non entri nella Congregazione la vita superficiale; infatti vivendo secondo i sensi, si vive nella esteriorità e non si penetra nell’interiorità dell’anima. Questa possiede delle profondità insondabili, figlie mie. Dio parla nel profondo; ascoltiamo la verità lì dove si lascia sentire e dove si accolgono le idee più alte e sublimi. Andiamo al Signore mediante la pietà interiore.
Poche sono le anime che, conoscendo la vita intellettuale per la quale Dio viene a noi, escono incontro a Lui passando per la sua dimora interiore, nell’innocenza del cuore. Quanto poco conosciamo il nostro intimo, figlie mie, e come poco sappiamo entrarci!
A volte neppure ci preoccupiamo di penetrarvi e con frequenza abbiamo perfino paura di farlo e ci accontentiamo di uno sguardo superficiale, solo quanto basta per stabilire nell’intimo una conversazione relativa. Ma la purificazione profonda dell’anima, la trasformazione progressiva della vita umana nella vita divina che ci spoglia dell’uomo vecchio per rivestirci del nuovo, tutto questo lavoro nelle profondità dell’anima lo ignoriamo quasi completamente e lasciamo che ogni tipo di miseria invada quelle profondità.
Il fatto di ricercare sempre noi stesse è il compendio di tutti i nostri vizi e la causa di tutte le nostre mancanze; è ciò a cui ci accomodiamo molto presto e bene. È così piacevole per noi essere contente di noi stesse... e di Dio! E trovandoci così a nostro agio su questo Tabor, perché non vi possiamo costruire tre tende? Sì, però in esse, figlie mie, non prenderanno dimora né Gesù, né Mosè, né Elia; soltanto l’anima vi dimorerà in compagnia della sua pietà sensibile, di una virtù tiepida, e forse della sensualità e dell’orgoglio.
Ignoranza delle profondità. Non è questo il luogo che il Signore ha designato come punto di partenza per le ascensioni del nostro cuore. Le ascensioni del cuore, figlie mie, partono da un punto più profondo, emergono dalla valle delle lacrime, e qui in queste profondità c’è la lotta, c’è il dolore. È necessario svellere dalla radice l’egoismo personale, l’amore di noi stesse che è così vivo e che tanto profondamente è radicato nel nostro cuore. Il lavoro è molto duro e i piaceri molto scarsi, almeno per i sensi. Però in questa lotta ci sono godimenti più veri e completi per il fatto che Dio stesso partecipa a questo lavoro e comunica all’anima la gioia della sua presenza; ciò la rende beata.
I sensi però tante volte ignorano queste gioie perché non le vedono né le sentono; vedono soltanto le lacrime e il dolore, il lavoro penoso dell’ascesa e la lotta. Per questo istintivamente temono le profondità dove si realizza questo lavoro. È così facile illudersi quando da una parte si esperimentano senza grandi difficoltà gioie che si credono molto pure e dall’altra si vedono combattimenti che non si stimano necessari! Allora abbondano i pretesti per dare la preferenza alle gioie immediate e facili della superficie e rifiutare il lavoro e la lotta.
È molto deprecabile che, per la loro poca conoscenza, alcune religiose si servano delle cose spirituali solo per la soddisfazione dei sensi. La sensualità infatti, bevendo la linfa prima che arrivi allo spirito, in parte lo rovina perché lo lascia secco e vuoto. (cfr. El pan 8, 80-87).
Che cosa è l’orazione
Madre Speranza, al momento di definire l’orazione, utilizza tre idee fondamentali:
a) L’orazione è «relación de amistad» (rapporto di amicizia);
b) L’orazione è «dialogo de amor» (dialogo di amore);
c) L’orazione è «estar a solas con El» (stare da soli con Lui).
a) L’orazione è «relación de amistad»
L’orazione è "relación de amistad". Pregare è rendere concreta e solida una amicizia tra Dio e l’uomo. Lo sforzo che l’uomo deve fare per seguire questa esigenza si concretizza come: «elevazione dell’anima», come «amorosa aspirazione», come «pensare solo in Dio», come «soave e intimo colloquio», come «stare da soli con Lui».
Pregare è una relazione amichevole e un incontro personale con Dio «nel più intimo dell’anima». Questo significa: ogni incontro personale tra due amici coinvolge tutte le forze ed energie dell’amore umano e della affettività; un incontro profondo tra due amici comporta di per sé il bisogno di intimità, di stare da soli, di confidenza, di abbandono. Una orazione fredda, senza sentimento, senza affetto, disincarnata e lontana dal vissuto dell’uomo, non potrà mai arrivare a essere «elevazione dell’anima al suo Dio».
Pertanto pregare non significa fondamentalmente fare pratiche di orazione, dire molte cose a Dio, ma significa essere presenza amante, amicizia che dialoga, che si dona, presenza amichevole. (cf El pan 9, 260-267).
L’orazione autentica
ha bisogno (per la necessità di stare a solas) degli atti di pietà;
e nello stesso tempo li relativizza (perché la vera orazione si apre alla vita, è un vivere insieme, è un vivere la vita insieme in una amicizia che dialoga).
Nell’amicizia ciò che conta è l’attitudine permanente verso l’amico, più che il numero delle volte che ci s’incontra con lui.
È più importante la qualità dell’incontro che il numero degli incontri.
È più importante l’attitudine di orante attraverso tutta la vita più che le pratiche di pietà.
È più importante la qualità dei tempi di orazione più che la semplice quantità dei tempi di orazione.
È più importante l’atteggiamento di volersi abbandonare alla volontà dell’amico, più che l’osservanza dei tempi di preghiera.
b) L’orazione è «dialogo de amor»
L’orazione è dialogo e colloquio di amore. La Madre, pur usando questi termini, non paragona mai i colloqui e le conversazioni dell’orazione con i colloqui e le conversazioni degli uomini; il dialogo con Dio, pur essendo dialogo di amore, ha, secondo la Madre, una peculiarità che si esprime in due esigenze:
A Dio non lo si può trattare "alla pari";
nessuno può sentire la Sua voce come quella degli uomini;
nessuno può avvicinarsi a Dio per iniziativa sua; non si può chiamarlo, parlargli, pretendendo che Lui ci ascolti o ci obbedisca;
a Dio solo si può parlare rispondendo a un dialogo che Lui previamente ha iniziato, accettando il dono che è Lui stesso che si dona a noi, rispondendo a una rivelazione di Se stesso che gratuitamente ci offre.
Dialogare e parlare con Dio è un aprirsi, un accettare, un rispondere a una presenza che ci viene offerta e a una proposta che ci viene fatta.
Dialogare con Dio significa:
accettare questa presenza e volerla condividere;
lasciarsi avvolgere e coinvolgere da questa presenza;
quindi il dialogare con Dio è un aprirsi a Lui che rivela la sua vicinanza e amicizia, stabilire una relazione perché Lui parli e rispondere parlando e amando;
è vita condivisa, unione amichevole e intima, amore goduto, che si manifestano in parole che si dicono, in attitudini che si manifestano, in affetti che si esprimono; è l’incontro e il tratto tra due amici.
"Pensiamo spesso che Dio si è abbassato fino a noi, come il padre più affettuoso si china verso il proprio figlio, e ci invita ad amarlo e a donargli il nostro cuore … è soprattutto un amore di amicizia che ci porta ad avere con Dio un tratto soave e delicato, come con il più fedele e generoso degli amici …" (El pan 9, 19-20).
c) L’orazione è «estar a solas con El».
Pregare è «stare da soli, pensando solo nel nostro Dio».
La Madre ripete spesso questo: a solas con Dios, pensando sólo en El; non ci può essere nessun altro e nessun’altra cosa; Lui solo.
Pregare è cercare, vivere ed esprimere un cambio radicale della direzione della propria vita. E’ l’incontro con un Amico al quale si consegna la nostra persona, nel quale solo vogliamo pensare. Prega chi veramente cerca con sincerità Dio come unico amico della propria vita. «Le nostre gioie, figlie mie, devono consistere nello stare con Gesù, così come Egli ha posto le sue compiacenze nel rimanere giorno e notte con noi». (El pan 8, 409).
Nel comunicarsi a vicenda, Dio e l’uomo, fanno amicizia, a solas. L’amore esclusivo costruisce, mantiene e sostiene l’orazione. Dove non ci fosse una lotta per un distacco (desasimiento) effettivo e unitivo e dove non ci fosse un amore totalitario che esiga appartenere (pertenecer) solo all’Altro non esiste neanche vera orazione; al massimo ci potranno essere pratiche di orazione che non arriveranno mai a essere una pratica orante. "La pietra angolare sulla quale deve poggiare l’edificio della santificazione non consiste nella recita di un numero enorme di pratiche di devozione ma nella carità, nella obbedienza, nell’osservanza delle proprie Costituzioni, nell’altruismo e nel sacrificio" (El pan 20, 30; circolare del 23.12.1935).
La ricerca sincera di queste virtù manifesta l’amore che ci unisce a Dio ed è quest’amore che fa in modo che l’orazione si riduca a semplice recita di formule o, al contrario, a autentico dialogo di amore.
Si fa preghiera autentica quando l’anima tende sul serio a darsi completamente a Dio (cfr El pan 20, 61-63; circolare del dicembre 1937) e quando si lotta «perché Egli regni nei nostri cuori, nella nostra intelligenza e nella nostra volontà» (cfr El pan 20, 220; circolare del 16.11.1941). «Vi supplico anche di tener presente che l’orazione è un desiderio della nostra santificazione, perché nessuno prega con entusiasmo se non è perché desidera essere migliore» (El pan 20, 449; circolare del 12.03.1953).
Nell’orazione tutta la persona deve stare centrata nel suo Dio, fissa in Lui. Tutto deve tacere dentro il cuore di chi prega. Solo deve esistere la presenza dell’Amico, poiché si sta «a solas», amando. «Nell’orazione non perdere il tempo in discorsi, ma in affetti"- "En la oración no pierdas el tiempo en discursos, sino en afectos» (El pan 19, 2023; lettera del 5.6.1955 a Padre Alfredo).
La trasformazione della vita è il criterio che identifica la vera orazione
Come discernere e valutare una orazione? La mia orazione è autentica, o sola fantasia, o solo sentimento, o sola emotività, o sola fedeltà esterna?
Il criterio che manifesta quanto sia valida ed efficace l’orazione è dato dalla constatazione della trasformazione che, di fatto, opera nella vita di chi prega. "Figlie mie, vi devo dire che dove non c’è carità verso il prossimo non c’è ombra di perfezione, né di santità. La santità infatti consiste essenzialmente nell’amare Gesù e questo amore ha come parte sostanziale il riferimento ai nostri simili. Ne deriva che, per sapere se veramente amiamo Gesù, basta che verifichiamo se nel nostro cuore arde in concreto la carità verso il prossimo; la grandezza di questa sarà la misura del nostro vero amore. Figlie mie, la carità deve essere il nostro distintivo e deve portarci ad amare i poveri come noi stesse". (El pan 2, 60).
Questo è l’unico criterio; le forme di preghiera possono essere tante e tutte possono essere identicamente buone.
Le diverse forme di orazione sono valide solo se aiutano a crescere nell’amore a Dio e nell’amore al prossimo. "Come oseremo dire di amare Gesù se non ci sforziamo di fare tutto il possibile perché arrivino ad amarLo tutti quelli che incontriamo?" (El pan 5,20).
Le opere di per sé manifestano e rivelano la nostra natura, le nostre tendenze, i nostri gusti, il nostro egoismo; se MODELLATE da Dio nell’orazione, esprimono Dio.
Nella densità e intensità di una vita interiore si rivelano la profondità e la verità dell’orazione. Se non c’è «cambio di vita», l’orazione è solo formalità, è solo apparenza, è solo sensibilità. "Non vorrei che tra di voi ci fosse qualcuna che, dimentica della carità, pretendesse identificare la sua santità con l’andare a testa bassa, il volto compunto, sospirando con gemiti per l’Amato, e che non fosse capace di sopportare che una consorella l’avesse contraddetta in una pur piccola cosa, o che le avesse detto di andare più in fretta nel darsi da fare per i poveri". (El pan 20, 6; del 12. 2.1934).
Gli aspetti della vita che possono darci una misura della nostra unione con Dio sono: amore al prossimo, disponibilità radicale e obbedienza, umiltà.
AMORE AL PROSSIMO. "Il frutto che dobbiamo ricavare dall’orazione è quello di infiammare il nostro cuore nel fuoco dell’amore di Dio e della carità". (El pan 14, 32; Costumbres fam). L’ardore della carità misericordiosa verso la quale ci orienta l’orazione si evidenzia in una capacità di:
perdono misericordioso che si offre in qualunque circostanza;
non lasciare spazio nel cuore all’odio, alla avversione, alla cattiva volontà, neanche quando si trattasse di nemici (cfr. El pan 20, 12; circolare del 19.12.1934);
essere disponibili a fare il bene a tutti, anche a quelli che ci disprezzano (cfr. El pan 20, 81-87; circolare del 5.12.1938);
sentire il bisogno di un lavoro incessante in favore di chiunque ha bisogno. «senza perdere neanche un minuto di tempo» (El pan 5, 9);
sentirsi spinti a una comprensione e dedizione misericordiosa (cfr. El pan 2, 75-76) e a un’abnegazione fino al sacrificio (El pan 5, 26- 28).
È autentica solo l’orazione di chi «si consacra corpo e anima al servizio di Gesù mediante l’esercizio della carità». (cfr El pan 5, 26-28)
DISPONIBILITÀ RADICALE ALLA VOLONTÀ DI DIO. Un altro aspetto che si deve guardare e che deve andare unito al precedente per valutare una buona orazione è un atteggiamento di disponibilità radicale e assoluta di chi prega verso la divina volontà. «Chiedimi tutto quello che vuoi; io sono a disposizione» (cfr El pan 20, 309-314; circolare del 6.10.1947).
difficilmente può fare esperienza di un’autentica unione a Dio chi mette difese o condizioni alla volontà di Dio; la Madre era solita riassumere questo insegnamento con le parole: «Vivere solo per compiere la volontà divina, dimenticandosi di se stessi» (El pan 14, 25; Costumbres fam);
è nota una frase tipica sua: «Si compia, Dio mio, la tua volontà anche se io non la vedo, si compia la tua volontà anche se mi dovesse costare molto, si compia la tua volontà anche se io non arrivo a comprenderla» (El pan 19, 1679; del 16.8.1946).
l’obbedienza è il compendio di tutta la vita di Gesù e non può arrivare alla unione chi non entra nella medesima forma di essere e di attuare di Gesù (cfr. El pan 4, 77-78). Obbedire è amare. "Care figlie, attente, perché è molto facile ingannarsi e immaginare una vita religiosa meravigliosa. Le persone, amiche della preghiera e del raccoglimento, immaginano che la vita religiosa consista nel trascorrere tutto il giorno nel santo riposo della preghiera e credono ore perdute quelle non dedicate alla contemplazione. Altre, specialmente le attive e laboriose, immaginano che la vita religiosa sia consumare le proprie forze ed energie in opere buone e pensano facilmente che sia più utile lavorare che pregare. Altre, amiche delle penitenze, sognano solo veglie, digiuni, discipline e cilici e non riescono a capire che possono essere ottime religiose senza tutto questo. Altre, sempre scontente della loro situazione, desiderano ardentemente, per santificarsi, la clausura e il nascondimento. Altre, infine, passano la vita preoccupate che le Superiore non hanno capito le loro attitudini, non esercitano il giusto incarico dove le vorrebbe la divina provvidenza e sospirano trasferimenti programmando un piano di vita più perfetto. Che orrore, figlie mie! Ascoltate cosa dice un santo: L’autentica religiosa è quella che non ha più volontà". (El pan 4, 87-92).
UMILTÀ. Infine un ultimo aspetto cui si deve guardare è quello della umiltà. Questa nasce dalla unione con Dio e l’autenticità della unione con Dio risiede nei frutti della umiltà, che la Madre esprime così: «Mai mette impedimento ai disegni di Dio sulla sua persona e gli incarichi, in modo che Dio si può servire di lei per mezzo dei legittimi superiori senza timore a rifiuti» (El pan 20, 376-381; del 19.3/1951). Concretamente:
nel non porre mai resistenza o, meglio, nel desiderare ricevere i saggi e paterni consigli dei superiori e nell’accogliere senza inquietudine le riprensioni è dove si colloca la vera umiltà (cf El pan 20, 392-396; circolare del 21.11.1951);
questa umiltà dà frutti nella carità, nella obbedienza, nell’osservanza delle Costituzioni, nella abnegazione e nel sacrificio. (cfr El pan 20, 570-574; circolare del dicembre 1955; Cfr El pan 20, 685-692; circolare del 25.1.1961).
Bisogna saper guardare ai gesti di mortificazione, di umiltà, di purezza di coscienza, di disponibilità, di zelo e di carità per poter giudicare e discernere la bontà dell’orazione. Sarà molto più orante non chi dice di avere molte «rivelazioni» nell’orazione ma chi vive nella pratica le esigenze e i dinamismi dell’orazione.
L’accento dell’orazione autentica non cade sulle forme, sui metodi, sulle classificazioni, ecc. dell’orazione, ma nella vita. Non ha importanza il «come si prega» o «con quali mezzi si prega». Ciò che conta è la vita, ciò che l’orazione cambia nella vita.
Conclusione. L’orazione-unione mette in evidenza la vita di una persona: si è come si prega. L’orazione fa la persona, la cambia, la modella, la costruisce.
L’ORAZIONE NEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
Nel Padre nostro il riepilogo di tutto il vangelo.
Il nuovo CCC presenta l’orazione del Padre Nostro come il riepilogo di tutto il vangelo.
Anche la nostra Madre, con l’orazione della Novena all’A.M., nel commento che ha fatto del Padre Nostro ha condensato tutta la spiritualità dell’Amore Misericordioso, presentando anche una sintesi dei sentimenti che devono accompagnare ogni cristiano nel cammino verso Dio.
La Novena si articola con una preghiera introduttiva e una domanda che si ripetono uguali tutti i giorni, mentre ognuno dei 9 giorni è caratterizzato da una breve meditazione a commento del Padre nostro e da una preghiera. La meditazione del Padre nostro è l’occasione per imparare a pregare come ha insegnato Gesù e l’occasione per ripresentare il progetto di amore e di fiducia di Dio sull’uomo.
La preghiera introduttiva della Novena - ripetuta ogni giorno – ricorda che, ogni volta che noi ci mettiamo a pregare, possiamo essere mossi da qualche problema da risolvere o da qualche grazia da chiedere, ma è importante ricordare che la cosa più importante resta sempre solo quella di riuscire a cambiare la nostra condotta. Recita così: Gesù mio, grande è il mio dolore considerando la disgrazia che ho avuto di offenderti tante volte. Tu invece, con cuore di Padre, non solo mi hai perdonato ma con le tue parole: "domandate ed otterrete" mi inviti a chiederti quanto mi è necessario. Pieno di fiducia ricorro al tuo Amore Misericordioso, affinché mi conceda ciò che imploro in questa novena e soprattutto la grazia di cambiare la mia condotta e d’ora innanzi di testimoniare la mia fede con le opere, vivendo secondo i tuoi precetti, e di ardere nel fuoco della tua carità.
Per la Madre l’orazione parte dal vissuto, dal quotidiano e c’è da imparare a pregare in ogni tempo, nei momenti particolari, nelle vicende belle o tristi di ogni giorno: è in queste vicende che lo Spirito nell’orazione ci indica il cammino verso Dio.
Nei momenti di allegria, come nei momenti di difficoltà, di ansia o di dolore, il cristiano ricorre alla preghiera non per dire a Dio come dovrebbe risolvere la situazione ma per imparare a scoprire la volontà amorosa di Dio anche in quella situazione.
È come se, in un momento di difficoltà, il cristiano ricorresse all’orazione per fare orazione COME ha insegnato Gesù:
Signore, Tu già vedi che proprio in questo momento mi trovo in una grande angustia e difficoltà; ma io sono sicuro di essere oggetto della tua divina provvidenza e sono sicuro che tutto ciò che passa per le tue mani è per il mio bene: è totale la mia confidenza in Te. Per questo:
Padre: Adesso, in questa situazione e soprattutto in questa situazione di sofferenza, io sento la certezza di poterti considerare mio Padre
Nostro; padre mio e padre di chi mi ha procurato questa sofferenza
Che sei nei cieli: Ti penso nei cieli perché anche in questa situazione io voglio aspirare alle cose celesti.
Sia santificato il tuo nome: La cosa che più mi sta a cuore, soprattutto in questo momento, è la tua gloria.
Venga il tuo regno: Desidero anch’io offrire e soffrire qualche cosa perché venga il tuo regno.
Sia fatta la tua volontà: Desidero che anche in questo momento si compia solo quello che tu desideri.
Dacci oggi il nostro pane: Ti chiedo di aiutarmi con la tua grazia, per me tanto necessaria come il pane di ogni giorno, soprattutto in questa occasione.
Perdona i nostri debiti: Perdona i miei peccati e la mia indelicatezza con Te.
Come noi li perdoniamo: So che anche io devo perdonare e che Tu userai della tua generosità con me nella misura che anche io lo avrò fatto con i miei fratelli.
E non ci indurre in tentazione: Solo vivendo così, questa situazione non si trasformerà in occasione di peccato e mi vedrò libero da ogni male.
onsiderazioni sulla aridità
Care figlie, dalle vostre lettere ho potuto vedere che alcune di voi soffrono la prova dell'aridità. Coraggio, figlie mie! Tenete presente che spesso il buon Gesù ci manda l'aridità per staccarci dalle creature e anche dallo stesso piacere che incontriamo nella preghiera, affinché poniamo ogni nostra attenzione ad amare soltanto Lui.
L'aridità è la privazione delle consolazioni spirituali sensibili che favoriscono la nostra meditazione e l'esercizio delle virtù. Nel tempo dell'aridità, quindi, sperimentiamo che, malgrado l'impegno posto nel fare bene la nostra preghiera, non proviamo piacere in essa, ma piuttosto stanchezza e tedio.
Però, a volte, l'aridità deriva dalle nostre mancanze; dobbiamo allora esaminarci con molta attenzione, figlie mie, ma senza inquietudine, per vedere se a causarla sono state le nostre colpe. Moti più o meno acconsentiti di superbia, di vano compiacimento; o l'essere andate cercando consolazioni umane, sapendo che Dio vuole per se tutto intero il nostro cuore; oppure mancanza di lealtà con i nostri superiori. Se così fosse, figlie mie, abbiamo ben meritato che Dio ci neghi le sue consolazioni.
Riconosciute le cause della vostra aridità, umiliatevi, e con cuore sincero chiedete perdono al buon Gesù e, aiutate da Lui, cercate di correggervi.
Se non ne siete voi la causa, sforzatevi di trarre dalla prova il vantaggio che Dio desidera. Per far questo dobbiamo essere convinte che servire Dio senza alcun piacere è molto più meritorio che farlo con grandi consolazioni.
Coraggio, figlie mie! Cominciate di nuovo a camminare nella perfezione, tenendo presente che, senza sforzo e costanza, è molto difficile crescere nelle virtù. Convinciamoci che l'opera della nostra perfezione è un lavoro che richiede molto tempo e costanza.
Fa', Gesù mio, che i figli e le figlie ricavino sempre dalle prove il profitto che Tu desideri, e che arrivino tutti a convincersi che servire Dio senza piacere né diletto è molto più meritorio che farlo con grandi consolazioni; che il più perfetto atto d'amore è conformare la propria volontà a quella di Dio.
Aiutali, Gesù mio, affinché, sempre uniti a Te, nel momento della prova e della tristezza, non si perdano di coraggio, né tolgano nulla agli atti di comunità, alla loro attività e ai loro buoni propositi, ma, imitando Te che nel momento dell'agonia hai pregato più intensamente, preghino e soffrano solo per amor tuo.
Pregate tutti perché questa vostra madre, aiutata dal buon Gesù, mai si insuperbisca nelle consolazioni, né si scoraggi nelle aridità e nelle prove; che sia sempre costante nell'amarlo e nel dargli quanto Egli le chiede, costi quello che costi.
Care figlie, dalle vostre lettere ho potuto vedere che alcune di voi soffrono la prova dell'aridità. Coraggio, figlie mie! Tenete presente che spesso il buon Gesù ci manda l'aridità per staccarci dalle creature e anche dallo stesso piacere che incontriamo nella preghiera, affinché poniamo ogni nostra attenzione ad amare soltanto Lui.
L'aridità è la privazione delle consolazioni spirituali sensibili che favoriscono la nostra meditazione e l'esercizio delle virtù. Nel tempo dell'aridità, quindi, sperimentiamo che, malgrado l'impegno posto nel fare bene la nostra preghiera, non proviamo piacere in essa, ma piuttosto stanchezza e tedio.
Però, a volte, l'aridità deriva dalle nostre mancanze; dobbiamo allora esaminarci con molta attenzione, figlie mie, ma senza inquietudine, per vedere se a causarla sono state le nostre colpe. Moti più o meno acconsentiti di superbia, di vano compiacimento; o l'essere andate cercando consolazioni umane, sapendo che Dio vuole per se tutto intero il nostro cuore; oppure mancanza di lealtà con i nostri superiori. Se così fosse, figlie mie, abbiamo ben meritato che Dio ci neghi le sue consolazioni.
Riconosciute le cause della vostra aridità, umiliatevi, e con cuore sincero chiedete perdono al buon Gesù e, aiutate da Lui, cercate di correggervi.
Se non ne siete voi la causa, sforzatevi di trarre dalla prova il vantaggio che Dio desidera. Per far questo dobbiamo essere convinte che servire Dio senza alcun piacere è molto più meritorio che farlo con grandi consolazioni.
Coraggio, figlie mie! Cominciate di nuovo a camminare nella perfezione, tenendo presente che, senza sforzo e costanza, è molto difficile crescere nelle virtù. Convinciamoci che l'opera della nostra perfezione è un lavoro che richiede molto tempo e costanza.
Fa', Gesù mio, che i figli e le figlie ricavino sempre dalle prove il profitto che Tu desideri, e che arrivino tutti a convincersi che servire Dio senza piacere né diletto è molto più meritorio che farlo con grandi consolazioni; che il più perfetto atto d'amore è conformare la propria volontà a quella di Dio.
Aiutali, Gesù mio, affinché, sempre uniti a Te, nel momento della prova e della tristezza, non si perdano di coraggio, né tolgano nulla agli atti di comunità, alla loro attività e ai loro buoni propositi, ma, imitando Te che nel momento dell'agonia hai pregato più intensamente, preghino e soffrano solo per amor tuo.
Pregate tutti perché questa vostra madre, aiutata dal buon Gesù, mai si insuperbisca nelle consolazioni, né si scoraggi nelle aridità e nelle prove; che sia sempre costante nell'amarlo e nel dargli quanto Egli le chiede, costi quello che costi.
Preghiera senza consolazione e inascoltata
La preghiera senza consolazione
Nulla è più dolce della consolazione nella preghiera. Chi è arrivato a gustare qualche volta quanto è dolce il Signore, facilmente pensa che sia valida solo la preghiera che si accompagna alle consolazioni. È un errore, perché ciò che conta non è quello che noi sperimentiamo nella preghiera, ma ciò che da essa Dio riceve, e spesso Dio riceve di più quando a noi sembra di aver ricevuto di meno.
Non è difficile pregare con fervore quando si gode della consolazione. Ma continuare a pregare nella desolazione glorifica il Signore; denota una fede solida, una ferma speranza, una carità fedele e vero amore.
Ricordiamo che, per essere esauditi, le nostre domande devono sempre avere questa condizione: la maggior gloria di Dio. Non il piacere o il dolore delle creature, ma la gloria di Dio: a questo deve essere orientato tutto. Non la mia volontà, ma quella di Dio.
Molte volte, soprattutto quando siamo nella tribolazione, importuniamo il cielo con richieste che ci sembrano buone, ma inutilmente, perché il Signore vuole il sacrificio. Vuole che il cuore, anche se al limite della disperazione, si sottometta alla dura sorte che Egli gli presenta. Vuole che gli offriamo il profumo della perfetta rassegnazione e che ripetiamo tante volte: Dio mio, non la mia, ma la tua volontà.
Se desideriamo sinceramente pregare bene, guardiamo Gesù nell’orto degli ulivi
Ci presenta tutte le condizioni esterne necessarie ad una perfetta orazione.
● Si allontana anche dagli amici più intimi, per insegnarci che è necessario separarci dagli uomini se vogliamo parlare con Dio.
● Prega in silenziosa solitudine per insegnarci che dobbiamo pregare lontano dal chiasso e dalle faccende degli uomini.
● Gesù si pone in ginocchio, con le mani giunte in atteggiamento di profondo rispetto e compostezza. Il giungere le mani indica, in certo modo, essere come schiavo legato davanti a Dio. Inginocchiarsi è farsi piccoli, umili davanti a Dio. Prostrarsi a terra è prendere la posizione della vittima che, disposta a ricevere il colpo mortale, dice: eccomi, fa’ di me quello che ti piace.
Come conservate la compostezza esteriore nella preghiera?
Considerate che questo contegno rispettoso è già preghiera. È espressione di fede e contribuisce a disporre lo spirito al raccoglimento, a suscitare e ravvivare la coscienza di stare alla presenza di Dio. Un contegno di profondo rispetto edifica gli altri e li invoglia a pregare. Dato che pregare è mendicare, l’atteggiamento umile e riverente del mendicante appoggia e sostiene la preghiera e la rende efficace per ottenere le grazie che chiede.
La preghiera di Gesù nell’orto ebbe anche tutte le condizioni interiori essenziali per essere autentica:
● la fiducia filiale espressa con il dolce nome di «Padre». Pur in un’amara sofferenza Dio non cessa di essere Padre, anche quando lascia pesare su di noi la sua mano, anche quando sembra averci abbandonato nell’oscurità e nella desolazione interiore. Chiamarlo ancora Padre in tali momenti indica una sincera fiducia.
● L’obbedienza e il perfetto abbandono alla volontà di Dio: «Si compia, Dio mio, la tua volontà anche se mi fa molto soffrire. Si compia, Dio mio, la tua divina volontà anche se non la comprendo. Si compia, Dio mio la tua divina volontà anche quando non la vedo. Si compia la tua volontà in tutto e per tutto».
Soprattutto nella sofferenza dobbiamo essere molto osservanti nell’adempimento del nostro dovere ed avere ancora più mansuetudine.
Se tutto si presenta piano, senza ostacoli, e percorriamo una strada ben delineata, in situazioni gradite che rendono semplice la vita, tra lodi e onori che addolciscono i nostri doveri, è facile essere precisi nel compimento del dovere. Ma diventa molto difficile, quando per indisposizione del corpo o dell’anima, si perde il gusto di ciò che si deve fare e il dovere è offuscato da ombre oscure. In tal caso è facile assecondare la tentazione di abbandonare tutto, soprattutto di trascurare la cura degli altri per preoccuparci solo dei nostri mali e dispensarci dagli obblighi che esige la nostra vocazione: carità, sacrificio, abnegazione e lavoro. Il Maestro ci dà l’esempio. Egli non solo si sacrifica e soffre per tutti, ma arriva a dare la vita, e lo fa senza alterarsi, nonostante la sua anima sia gravata dalla sofferenza interiore.
Nonostante la debolezza, il tremore delle gambe, e un’altissima febbre, tre volte torna dai suoi per avvisarli e premunirli, come buon Padre e Pastore delle loro anime.
E noi? Quando si soffre diventa difficile il compimento fedele e costante dei propri doveri, ma ancor più conservare la mansuetudine, la pazienza e la benignità. Le sofferenze del corpo e il turbamento interiore, infatti, scoraggiano l’anima, la caricano di eccitazione, la impressionano vivamente, la rendono elettrica, ferita e piagata, per cui qualsiasi rapporto con gli altri le procura forte agitazione.
Come è facile per chi ha delle responsabilità avvertire l’impulso di far pesare sugli altri gli effetti della propria amarezza, con violenti rimproveri, impazienze ed un continuo malumore.
Non è questo l’insegnamento di Gesù. Egli avvisa e rimprovera con fermezza e dolcezza i discepoli, come è suo compito, ma senza agitazione e senza parole pungenti o offensive; nonostante il loro comportamento sia totalmente contrario a quanto Egli ha loro insegnato e a mala pena scusabile. Ma il cuore mite e buono di Gesù, colmo di compassione per la loro debolezza, trova parole di scusa. Sebbene cadano per tre volte, li tratta come figli deboli e dice: «Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».
Quante volte anche noi abbiamo riscontrato una simile debolezza perfino nelle persone migliori. Ciò che più mi fa soffrire e mi stupisce è vedere i miei figli cadere nei medesimi errori, debolezze e miserie, nonostante tantissime esortazioni; non è sempre facile mantenermi indulgente e benigna. Ci sono riuscita solo quando, nel mio dolore, ho fissato lo sguardo sul buon Gesù e ho visto che lui si è mostrato mite proprio quando la sua anima era più afflitta: nell’orto, nel cammino verso il Calvario e sulla croce.
(El pan 7, 553-569)
La preghiera senza consolazione
Nulla è più dolce della consolazione nella preghiera. Chi è arrivato a gustare qualche volta quanto è dolce il Signore, facilmente pensa che sia valida solo la preghiera che si accompagna alle consolazioni. È un errore, perché ciò che conta non è quello che noi sperimentiamo nella preghiera, ma ciò che da essa Dio riceve, e spesso Dio riceve di più quando a noi sembra di aver ricevuto di meno.
Non è difficile pregare con fervore quando si gode della consolazione. Ma continuare a pregare nella desolazione glorifica il Signore; denota una fede solida, una ferma speranza, una carità fedele e vero amore.
Ricordiamo che, per essere esauditi, le nostre domande devono sempre avere questa condizione: la maggior gloria di Dio. Non il piacere o il dolore delle creature, ma la gloria di Dio: a questo deve essere orientato tutto. Non la mia volontà, ma quella di Dio.
Molte volte, soprattutto quando siamo nella tribolazione, importuniamo il cielo con richieste che ci sembrano buone, ma inutilmente, perché il Signore vuole il sacrificio. Vuole che il cuore, anche se al limite della disperazione, si sottometta alla dura sorte che Egli gli presenta. Vuole che gli offriamo il profumo della perfetta rassegnazione e che ripetiamo tante volte: Dio mio, non la mia, ma la tua volontà.
Se desideriamo sinceramente pregare bene, guardiamo Gesù nell’orto degli ulivi
Ci presenta tutte le condizioni esterne necessarie ad una perfetta orazione.
● Si allontana anche dagli amici più intimi, per insegnarci che è necessario separarci dagli uomini se vogliamo parlare con Dio.
● Prega in silenziosa solitudine per insegnarci che dobbiamo pregare lontano dal chiasso e dalle faccende degli uomini.
● Gesù si pone in ginocchio, con le mani giunte in atteggiamento di profondo rispetto e compostezza. Il giungere le mani indica, in certo modo, essere come schiavo legato davanti a Dio. Inginocchiarsi è farsi piccoli, umili davanti a Dio. Prostrarsi a terra è prendere la posizione della vittima che, disposta a ricevere il colpo mortale, dice: eccomi, fa’ di me quello che ti piace.
Come conservate la compostezza esteriore nella preghiera?
Considerate che questo contegno rispettoso è già preghiera. È espressione di fede e contribuisce a disporre lo spirito al raccoglimento, a suscitare e ravvivare la coscienza di stare alla presenza di Dio. Un contegno di profondo rispetto edifica gli altri e li invoglia a pregare. Dato che pregare è mendicare, l’atteggiamento umile e riverente del mendicante appoggia e sostiene la preghiera e la rende efficace per ottenere le grazie che chiede.
La preghiera di Gesù nell’orto ebbe anche tutte le condizioni interiori essenziali per essere autentica:
● la fiducia filiale espressa con il dolce nome di «Padre». Pur in un’amara sofferenza Dio non cessa di essere Padre, anche quando lascia pesare su di noi la sua mano, anche quando sembra averci abbandonato nell’oscurità e nella desolazione interiore. Chiamarlo ancora Padre in tali momenti indica una sincera fiducia.
● L’obbedienza e il perfetto abbandono alla volontà di Dio: «Si compia, Dio mio, la tua volontà anche se mi fa molto soffrire. Si compia, Dio mio, la tua divina volontà anche se non la comprendo. Si compia, Dio mio la tua divina volontà anche quando non la vedo. Si compia la tua volontà in tutto e per tutto».
Soprattutto nella sofferenza dobbiamo essere molto osservanti nell’adempimento del nostro dovere ed avere ancora più mansuetudine.
Se tutto si presenta piano, senza ostacoli, e percorriamo una strada ben delineata, in situazioni gradite che rendono semplice la vita, tra lodi e onori che addolciscono i nostri doveri, è facile essere precisi nel compimento del dovere. Ma diventa molto difficile, quando per indisposizione del corpo o dell’anima, si perde il gusto di ciò che si deve fare e il dovere è offuscato da ombre oscure. In tal caso è facile assecondare la tentazione di abbandonare tutto, soprattutto di trascurare la cura degli altri per preoccuparci solo dei nostri mali e dispensarci dagli obblighi che esige la nostra vocazione: carità, sacrificio, abnegazione e lavoro. Il Maestro ci dà l’esempio. Egli non solo si sacrifica e soffre per tutti, ma arriva a dare la vita, e lo fa senza alterarsi, nonostante la sua anima sia gravata dalla sofferenza interiore.
Nonostante la debolezza, il tremore delle gambe, e un’altissima febbre, tre volte torna dai suoi per avvisarli e premunirli, come buon Padre e Pastore delle loro anime.
E noi? Quando si soffre diventa difficile il compimento fedele e costante dei propri doveri, ma ancor più conservare la mansuetudine, la pazienza e la benignità. Le sofferenze del corpo e il turbamento interiore, infatti, scoraggiano l’anima, la caricano di eccitazione, la impressionano vivamente, la rendono elettrica, ferita e piagata, per cui qualsiasi rapporto con gli altri le procura forte agitazione.
Come è facile per chi ha delle responsabilità avvertire l’impulso di far pesare sugli altri gli effetti della propria amarezza, con violenti rimproveri, impazienze ed un continuo malumore.
Non è questo l’insegnamento di Gesù. Egli avvisa e rimprovera con fermezza e dolcezza i discepoli, come è suo compito, ma senza agitazione e senza parole pungenti o offensive; nonostante il loro comportamento sia totalmente contrario a quanto Egli ha loro insegnato e a mala pena scusabile. Ma il cuore mite e buono di Gesù, colmo di compassione per la loro debolezza, trova parole di scusa. Sebbene cadano per tre volte, li tratta come figli deboli e dice: «Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».
Quante volte anche noi abbiamo riscontrato una simile debolezza perfino nelle persone migliori. Ciò che più mi fa soffrire e mi stupisce è vedere i miei figli cadere nei medesimi errori, debolezze e miserie, nonostante tantissime esortazioni; non è sempre facile mantenermi indulgente e benigna. Ci sono riuscita solo quando, nel mio dolore, ho fissato lo sguardo sul buon Gesù e ho visto che lui si è mostrato mite proprio quando la sua anima era più afflitta: nell’orto, nel cammino verso il Calvario e sulla croce.
(El pan 7, 553-569)
l buon Gesù vive in noi
come un intimo amico
Dobbiamo essere persuasi che il buon Gesù vive in noi come un intimo amico
Sapendo che da soli non possiamo coltivare la vita soprannaturale e progredire costantemente nella perfezione, Dio opera accanto a noi come il più potente collaboratore, supplendo di continuo alla nostra impotenza e aiutandoci mediante la grazia.
Se veramente vogliamo combattere le nostre passioni e vincere le tentazioni, ricorriamo a Lui che ci attende per darcene la forza.
Se al momento di fare il bene al nostro prossimo ci sentiamo portati all'avvilimento e alla tristezza, invochiamo il buon Gesù: Egli si unirà più fortemente a noi per sostenerci ed assicurare la nostra perseveranza. Lavorerà insieme a noi fino a portare a compimento l'opera della nostra santificazione, che Egli stesso perfezionerà.
Dobbiamo perseverare nello stato di vita che abbiamo abbracciato, pregare e pensare con frequenza a queste verità: il buon Gesù non si accontentò di meritare per noi, ma volle essere anche il modello vivente della nostra vita soprannaturale.
Ed ecco il modello che dobbiamo seguire: Egli per trenta anni condusse la vita più nascosta e ordinaria, dando l'esempio più perfetto di obbedienza e sacrificio. Lavorava e pregava l'eterno Padre insegnandoci così che, se vogliamo, possiamo santificarci in mezzo alle occupazioni più comuni. Visse anche la vita pubblica ed esercitò l'apostolato evangelizzando il popolo; soffrì la stanchezza, la sete, la fame e le fatiche; sperimentò l'amicizia di alcuni e l'ingratitudine di altri, trionfi e persecuzioni; passò, cioè, per le vicende di ogni uomo che ha relazioni con gli amici e con la gente.
Non diciamo che, essendo Dio, soffriva meno. Dato che era Dio e uomo nello stesso tempo, dotato di una squisita sensibilità sentiva più intensamente di noi le ingratitudini degli uomini da Lui redenti.
Continuamente si vedono anime che si consacrano totalmente al suo servizio nell'esercizio della carità; sono felici quando possono soffrire qualcosa per il buon Gesù e, nonostante la ripugnanza della natura, coraggiosamente e con amore portano la loro croce per essere sempre più simili al loro divino Maestro, soffrendo per Lui e con Lui.
Noi che cosa facciamo? Di che possiamo lamentarci quando siamo stanchi, angustiati, perseguitati e privi del necessario? Niente ci sembrerà troppo duro se pensiamo continuamente alla povertà del nostro Dio, alla sua umiltà, ai suoi dolori, alle sue angosce.
Madre Speranza
come un intimo amico
Dobbiamo essere persuasi che il buon Gesù vive in noi come un intimo amico
Sapendo che da soli non possiamo coltivare la vita soprannaturale e progredire costantemente nella perfezione, Dio opera accanto a noi come il più potente collaboratore, supplendo di continuo alla nostra impotenza e aiutandoci mediante la grazia.
Se veramente vogliamo combattere le nostre passioni e vincere le tentazioni, ricorriamo a Lui che ci attende per darcene la forza.
Se al momento di fare il bene al nostro prossimo ci sentiamo portati all'avvilimento e alla tristezza, invochiamo il buon Gesù: Egli si unirà più fortemente a noi per sostenerci ed assicurare la nostra perseveranza. Lavorerà insieme a noi fino a portare a compimento l'opera della nostra santificazione, che Egli stesso perfezionerà.
Dobbiamo perseverare nello stato di vita che abbiamo abbracciato, pregare e pensare con frequenza a queste verità: il buon Gesù non si accontentò di meritare per noi, ma volle essere anche il modello vivente della nostra vita soprannaturale.
Ed ecco il modello che dobbiamo seguire: Egli per trenta anni condusse la vita più nascosta e ordinaria, dando l'esempio più perfetto di obbedienza e sacrificio. Lavorava e pregava l'eterno Padre insegnandoci così che, se vogliamo, possiamo santificarci in mezzo alle occupazioni più comuni. Visse anche la vita pubblica ed esercitò l'apostolato evangelizzando il popolo; soffrì la stanchezza, la sete, la fame e le fatiche; sperimentò l'amicizia di alcuni e l'ingratitudine di altri, trionfi e persecuzioni; passò, cioè, per le vicende di ogni uomo che ha relazioni con gli amici e con la gente.
Non diciamo che, essendo Dio, soffriva meno. Dato che era Dio e uomo nello stesso tempo, dotato di una squisita sensibilità sentiva più intensamente di noi le ingratitudini degli uomini da Lui redenti.
Continuamente si vedono anime che si consacrano totalmente al suo servizio nell'esercizio della carità; sono felici quando possono soffrire qualcosa per il buon Gesù e, nonostante la ripugnanza della natura, coraggiosamente e con amore portano la loro croce per essere sempre più simili al loro divino Maestro, soffrendo per Lui e con Lui.
Noi che cosa facciamo? Di che possiamo lamentarci quando siamo stanchi, angustiati, perseguitati e privi del necessario? Niente ci sembrerà troppo duro se pensiamo continuamente alla povertà del nostro Dio, alla sua umiltà, ai suoi dolori, alle sue angosce.
Madre Speranza
Due occhi e il rosario di Maria.
Due occhi luminosi e aperti, rivelazione di un cuore pieno di bontà e di misericordia. Una corona del rosario, immancabilmente tra le mani, sgranato senza sosta.
È l'ultima immagine di Madre Speranza che porto negli occhi, ricordo sereno di colei che è all'origine "dell'unica famiglia" dell'Amore Misericordioso, della diffusione del culto verso lo Stesso, del Santuario e delle opere annesse di Collevalenza.
E quando torno, spontaneamente guardo in alto, cerco la stanza della Madre all'ultimo piano e nei terrazzi dello stesso, per incontrare ancora quelle mani che stringono il rosario, quegli occhi che sembrano riflettere la dolcezza e la misericordia di Maria, contemplate, imparate, vissute nell'alveo del mistero di salvezza, il cui compendio è la santa corona.
L'amava tanto. Ricca della sapienza dei poveri nel Signore si era attaccata a quest'umile preghiera fin dall'infanzia. Nelle ore di dolore e di preoccupazione, come nelle persecuzioni, il ricorso continuo al rosario era sicurezza di grazia e certezza di aiuto da parte di Colei che amava invocare "Madre mediatrice universale, arca dell'Alleanza, Regina di amore e madre di misericordia".
E durante la guerra, quando il quartiere Casilino, ancora estrema periferia di Roma, fu esposto particolarmente al pericolo dei bombardamenti, il 28.09.1943 s'impegnava con la sua Comunità alla recita continua, giorno e notte, del rosario - a cui durante il giorno si univano anche i fedeli - perché per la Mediazione di Maria il mondo avesse la pace e in Italia trionfasse l'Amore Misericordioso.
Ma che cosa direbbero, se potessero parlare, i muri di questa casa benedetta, innalzata a gloria e a servizio dell'Amore Misericordioso, e cementata con il sudore del lavoro della Madre e delle sue Ancelle, offerti con un amore giovanile ammirevole ritmato dalla recita instancabile del rosario di Maria - da prima che sorgesse il sole fino all'ora del tramonto - con un andare che faceva sì che il coro delle "Ave" vincesse il rumore delle macchine del laboratorio?
Ricordo di avere letto - ancora vivente la Madre - che quando essa si rivolse al Sig. Spagnoli per avere l'impegno di lavoro di maglieria, si sentì rispondere da lui che non si fidava troppo delle promesse delle Suore, un giorno con una devozione a S. Antonio, un altro triduo a S. Rita, un altro ancora con un festa. Al che la Madre avrebbe risposto che tra le Ancelle dell'Amore Misericordioso non si aveva nessuna devozione particolare e che poteva perciò fidarsi. La sua devozione, la devozione della sua Famiglia era ed è quella della fedeltà amorosa al volere di Dio, nel compimento gioioso - specialmente quando duro e faticoso - del proprio dovere e del lavoro.
A imitazione della prima Ancella dell'Amore Misericordioso, la Vergine Maria, il cui aiuto di madre di misericordia è forza, coraggio, gioia, nella coerenza. Ne fece la prova lo Spagnoli, come già a Roma durante la guerra lo aveva dovuto ammettere il Comandante militare per il quale la Madre s'era impegnata a fornire ogni mese 10.000 camicie per soldati. Tutti si meravigliavano di tale fede alla parola. Non si meravigliava la Madre che contava su Maria e sulle Figlie così agganciate al rosario.
La grande preghiera Mariana, recitata fin dall'inizio comunitariamente e integralmente, fu sempre per la Madre e le Figlie la grande devozione che articolava il ricorso fidente alla Madre della Misericordia "perché Ella - come disse la Madre - sia sempre accanto a noi e ci aiuti a correre nella via della santità, senza deviare a destra o a sinistra".
In questo clima che sviluppiamo il tema assegnatosi:
― dell'esperienza mariana della Madre Speranza di Gesù; per passare poi a proporre:
― alcune linee del suo insegnamento spirituale su Maria Mediatrice e Madre di Misericordia.
1 La mediatrice Madre di Misericordia nell'esperienza spirituale di Madre Speranza
Non è facile parlare della Comunione della Madre con la Vergine benedetta nei primi anni della sua vita. È noto quanto Essa fosse discreta su ciò che si riferiva personalmente a lei stessa e non riguardasse in qualche modo la sua opera. Forse gli Archivi di Collevalenza e o qualche Casa di Spagna conservano i documenti a me sconosciuti.
Comunque, quanto sinora è stato edito, sia pure ciclostilato o per uso privato, anche di recente, non accenna minimamente alla Vergine nella vita della Madre.
Possiamo però intravedere qualcosa dagli inizi della fondazione delle Ancelle dell'Amore Misericordioso, la cui notte di grazia fu la notte di Natale del 1939, quasi nuova rivelazione di una speciale bontà di Dio per la sua Chiesa, donata con Gesù Amore Misericordioso, da Maria Madre di Misericordia.
Già un anno prima, nel novembre del 1929, la giovane religiosa aveva visto in una delle sue famose "distrazioni" la Vergine Maria con l'Abito delle future Ancelle, le prime delle quali avrebbero emesso i voti privati nella nuova Opera il 24.12.1930 nell'appartamento avuto in affitto dalla Contessa De Fuensalida, nella Calle Velázquez di Madrid.
Fu l'inizio dell'Opera, poi così provata e combattuta per anni e anni, ma che sembrava avere diffusione in misura che incontrava difficoltà. Come non ricordare la gioia "mariana" della Madre in alcune date così apertamente segnate dalla benedizione della Vergine? Il 31 maggio del 1932, festa di Maria Mediatrice è inaugurata la Casa di Bilbao. Il 24 settembre 1933, festa di Nostra Signora della Mercede, è accettata la fondazione di Larrondo, nei primi disegni della Madre destinata ad essere centro della devozione a Gesù Amore Misericordioso. Nella festa dell'Immacolata dello stesso anno s'apre a Santurce la Casa, così cara alla Madre, perché destinata a creature subnormali. L'8 settembre 1935 segnerà nel Nome di Maria Bambina la nascita della Casa di Ochandiano (Vizcaya), mentre la vigilia dell'Annunciazione dell'anno seguente porterà la decisione della fondazione romana di Via Casilina, oggetto poi di tanto amore della Madre, che durante la guerra la vorrà chiaramente e pubblicamente mariana con il voto della collocazione d'una riproduzione in marmo della statua della regina Pacis di Santa Maria Maggiore che decora l'ingresso. La benedizione della prima pietra della casa era avvenuta nel segno di santa Maria della Speranza il 18 dicembre 1942. E non bisogna dimenticare che la benedizione della prima Cappella di Villa Certosa era avvenuta la festa della Visitazione del 1936, giorno nel quale la Comunità veniva costituita ufficialmente ed era accolta la prima bambina povera come interna. La Madre stessa in una lettera del giorno successivo sottolineava la coincidenza mariana, rilevando che la Visita si era ripetuta con l'arrivo di Gesù Eucarestia portato da Maria.
L'enunciazione dei passi mariani voluti nella storia della Congregazione dalla Madre Speranza potrebbero continuare.
Preferisco astenermene, concludendo però con l'accenno alla grande festa nell'aiuto della Madre della Misericordia per un caso particolarmente sofferto della vita delle Ancelle dell'Amore Misericordioso.
Mi riferisco alla nota avventura secessionistica della Casa di Colloto-Oviedo, che, inaugurata nella festa della Madonna della Speranza del 1935, ben presto divenne fonte di gravi preoccupazioni, fino a rendere la Comunità ribelle alla Madre. Questa, dopo aver pregato e sofferto all'inizio di Ottobre del 1939 riusciva a recarsi sul posto e ad entrare in casa, rionedo le sorelle quasi per forza in refettorio. Le prime parole nell'ora così grave? tre Ave Marie. E quando, consumata ormai la separazione, il 27 novembre 1941, le suore che avevano ceduto al nemico si allontanarono, lasciando la casa alle figlie fedeli, la Madre si rallegrerà, con la signorina Pilar de Arratia che il miracolo così desiderato fosse avvenuto "precisamente in un giorno dedicato alla Santissima Vergine, con riferimento - indubbiamente - alla festa dell'apparizione della Vergine Immacolata a Caterina Labouré, alla rue du Lac di Parigi.
È dal periodo immediatamente precedente l'affermazione confortatrice della Madre, in una circolare alle sorelle di Spagna: «la nostra dolce Madre, consolatrice degli afflitti e rifugio dei pentiti è accanto a noi».
Essa ne era convintissima. si direbbe che la sua convinzione era convinzione di fede nell'aiuto potente di Colei che doveva soprattutto essere guida, maestra, sostegno nell'accogliere, amare, servire Gesù con lo spirito e la fedeltà di Maria, prima Ancella dell'Amore Misericordioso nel servizio incondizionato dei progetti della sua volontà.
La Madre Speranza vede la Madonna e la sente nella propria vita come l'Ancella di Cristo e umile serva del mistero e della storia della Salvezza. D'altronde la comprensione carismatica del Servo di Javéh nella sua funzione misteriosa di salvatore e redentore di tutti gli uomini - che è al centro della "rivelazione" a lei data - mi si perdoni il termine - di Gesù Amore Misericordioso, non poteva attirarla ad altra immagine della Vergine. È quella che praticamente nell'Evangelo dell'Infanzia di Luca propone di sé la Vergine stessa di Nazareth, accogliendo la speciale consacrazione alla vita del Salvatore. È l'immagine che compendia il Vangelo di Luca, lieto annuncio della gioia dello Spirito, offerta ai piccoli e ai poveri che pongono tutta la loro ricchezza sulla misericordia del Salvatore.
Per la Madre Speranza, contemplare Maria e seguirla nella vocazione di Ancella dell'Amore Misericordioso fu sempre tutt'uno. Al di là del rosario, contemplazione dei misteri della salvezza con l'anima di Maria, ben poche devozioni. La devozione base per lei fu sempre il seguire la Vergine con gioiosa prontezza e fedeltà, specialmente nelle ore dolorose della fede, nel fare la volontà di Dio, anche quando risultasse di difficile comprensione e non riuscisse ad essere vista nella sua finalità.
Comprendiamo facilmente perciò le implicazioni evangeliche dell'«Ecce Ancilla Domini», che ha una accentuazione così forte nell'avventura, a prima vista, si sarebbe tentati, al di là delle pure parole, a non vederci nessun riferimento a Maria. È vero e non è vero. Poiché per me è fuori dubbio che tutto nell'esperienza della Madre è orientato potentemente a Cristo Gesù, nello Spirito, per la gloria del Padre. La Madre Speranza sogna Cristo, pensa a Cristo, desidera Cristo, vuole Cristo. Brama di trasformarsi in Lui, vuole rivivere la sua pasqua di morte e resurrezione, intende essere voce e annunzio di Lui e di quell'Amore Misericordioso che tutti attende, che tutti ama, che tutti vuole salvare.
L'Ecce Ancilla è volontà potente di perdersi, trasformata pienamente, nella volontà di Cristo Gesù servo del Padre.
Ma è proprio guardando Maria, ispirandosi a Maria, lasciandosi portare da Maria, che la Madre sa di potere essere autentica Ancella dell'Amore Misericordioso. Per questo l'Ecce Ancilla suo è eco dell'Ecce Ancilla dell'umile vergine di Nazareth, pienamente e totalmente disponibile nella fede, nella speranza e nella carità ai progetti di misericordia di colui che si è ricordato della sua misericordia che di generazione in generazione si stende su quelli che lo temono.
Sarebbe bello analizzare i vari testi di lettere, o esortazioni nei quali ritorna quasi amorosa professione di identità ecclesiale per sé e per le figlie, la risposta della Vergine all'Angelo. Ne ho trovato l'esplicito accenno una decina di volte. Se si può in qualche modo compendiare il contenuto, si direbbe che nelle parole c'è un atteggiamento o, meglio, una disposizione teologale con la quale si vuol rivivere l'umiltà di Colei che "eccelle tra i poveri del Signore" il suo abbandono totale alla volontà di Dio, il desiderio fortissimo di servire al mistero dell'Amore Misericordioso consumato sulla Croce per la vita pasquale di tutti noi, poveri peccatori. Direi ancora che l'Ecce Ancilla nell'esperienza della Madre Speranza è espressione di accoglienza piena di sé e per tutto il mondo - come Maria e con Maria - di Cristo Redentore del suo Vangelo di salvezza con tutte le sue esigenze.
È in questa prospettiva che io intendo le parole con cui la Madre nella festa della Madonna del Carmelo del 1954 delinea la fisionomia mariana delle sue Ancelle nella già accennata lettera alla Congregazione dei religiosi: «La Congregazione si gloria di avere come Patrona Maria, ancella del Signore, e tutto lo spirito per quanto riguarda sia la vita interiore, sia le molteplici attività esterne delle religiose, proviene dall'umiltà con cui Maria accettò di essere Madre del Verbo Incarnato, Amore Misericordioso, "Ecce Ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum".
La sua "pietas" particolare alla Vergine Mediatrice, da considerarsi storicamente nella prospettiva del movimento che si ebbe in Spagna, specialmente nel tempo vissuto dalla Madre a Villena tra le Figlie del Calvario (1915-1921) e poi tra le Religiose dell'Insegnanza di Maria Immacolata o Clarettiane (1921-1930) e sotto l'influsso della spinta data dal servo di Dio P. Giovanni Arintero, O.P., per quanto sembri strano, va vista in questa luce, come prova il famoso testo del Balance, che troveremo in seguito. In esso la Mediatrice è proposta direi nella luce evangelica del Magnificat. È potente sul Cuore di Dio, perché piccola e umile. "Maria è una creatura come noi, di profonda umiltà, che non desidera che essere sempre la serva del Signore". Perciò serva dei suoi disegni di Amore Misericordioso.
D'altronde la preghiera della Madre redatta nel dicembre del 1959 e rivolta alla Vergine delle braccia continuamente alzate ad implorazione della Misericordia e compassione di Gesù per chiunque è in necessità, chiede il trionfo dell'Amore e della Misericordia da parte di Colui che è Padre buono. Ma insieme la Madre implora l'amore e la fiducia dei santi, aumentato della vita teologale, implorando da Maria: «insegnami a fare sempre la volontà di Dio».
In questo senso si potrebbe dire che la Madre Speranza ha sentito la maternità di Maria come un aiuto di grazia per vivere la totale fedeltà a Gesù Amore. Maria è perciò Madre di speranza che comunica le grazie necessarie per praticare le virtù, come scriveva alla sua omonima M. Speranza Pérez del Molino. E il giorno dei suoi voti perpetui a Villa Certosa nella festa del S. Cuore del 1942 la Madre stessa si rivolgerà alla Madonna con la nota preghiera: «Vergine SS., tu che sei la vera madre di tutti gli uomini, prendimi sotto le tue materne cure per amore del tuo divin Figlio. Da oggi, giorno della mia professione, ti scelgo come madrina della mia nuova vita spirituale e della mia felicità, perché tu sia sempre la mia speciale e tenera Madre che mi provvede benevolmente in tutto in questa vita e mi prende nelle sue braccia nell'ora della mia morte».
Indubbiamente vivere nella maternità di Maria è vivere con umile e totale disponibilità il mistero della Croce, per partecipare in qualche modo al mistero materno della salvezza.
Quando nel febbraio del 1952 la Madre Speranza durante la Via Crucis , ebbe la "distrazione" della quarta stazione "contemplando il martirio del Cuore di Gesù e della Madre", questa partecipazione alla maternità di Maria stava maturando nel grande progetto dei Figli dell'Amore Misericordioso, allora particolarmente osteggiato. La Madre non aveva mai avuto paura del dolore: soffriva però di non essere degna del disegno di Dio! Ed era un disegno mariano anche quello dei Figli, tanto desiderati e sognati, specialmente nelle ore nelle quali tutto sembrava crollare e per sempre. Nel 1951, all'inizio della fondazione va con la Madre Ascensione e col primo figlio a Loreto, dove in modo misterioso, riesce ad evadere dal posto dove era ospitata, riesce a penetrare a porte chiuse nel Santuario e a passare tutta la notte nella santa Casa, in unione con Cristo e la sua Ancella implorando la grazia del compimento anche di quella volontà di Dio.
Si direbbe che i Figli dell'Amore Misericordioso abbiano avuto il loro battesimo ai piedi della Vergine nera, regina delle Marche in quella notte santa.
Per cui si comprende che dopo l'ordinazione del 1° Figlio dell'Amore Misericordioso, il p. Alfredo Di Penta, la Madre abbia voluto immediatamente adempiere la promessa fatta a Maria di presentare alla Vergine i primi dodici sacerdoti della Congregazione "in memoria del 12 agosto".
Quell'8 luglio 1955 la Madre, colpita improvvisamente da una delle sue misteriose "enfermedades" materne, non poté accompagnare i figli a Loreto.
Spiritualmente, però, essi ai piedi dell'Ancella del Signore, avvertirono di certo la presenza invisibile di Colei che in Maria e con Maria li aveva generati al e per l'Amore Misericordioso.
In una nota spirituale del 1952 la Madre Speranza ha scritto: "Il buon Gesù mi chiede che mi eserciti in atti di affetto verso la SS. Vergine, madre sua e nostra, raccomandandole i suoi sacerdoti e i religiosi... perché essa, dispensatrice dei doni divini, insegni loro a camminare per la retta via cercando il suo amore e la sua misericordia".
È l'ora della maturazione piena delle antiche aspirazioni sacerdotali, che ormai stanno realizzandosi attraverso i suoi Figli.
L'amore immenso per i poveri peccatori diventa sempre più marcatamente amore per i sacerdoti, sollecitudine per i sacerdoti, preoccupazione di santità per i sacerdoti.
Mossa dallo Spirito, che le ha dato una sensibilità teologale commovente per i ministri del prodigio dell'Eucarestia, espressione massima della Misericordia che si fa presenza, attesa, accoglienza, dono, trasformazione, comunione totale in Cristo con i fratelli, vorrebbe abbracciare come Maria tutti i sacerdoti per renderli testimonianza viva di quello che sa fare l'Amore Misericordioso trasformatore, messaggio, richiamo, dono di questo Amore e Misericordia per tutti gli uomini.
Si direbbe che Colei che è "più madre di lei" come si esprimerà con semplicità, l'abbia plasmata proprio per questa maternità, con la quale sembra riflettere le tenerezze e premure della Vergine Maria per il sacerdote e vittima, Gesù Signore.
Collevalenza sarà, soprattutto, mistero di accoglienza, di perdono, di misericordia, nell'esaltazione di quell'Amore che vuol salvare tutti i lontani, i peccatori, i sofferenti nel corpo e nello spirito, attraverso i sacerdoti, i primi invitati ed accolti al banchetto nuziale dell'Amore Misericordioso sulla Croce e nell'Eucarestia, coloro che non sono ospiti, ma di casa, nella Casa della carità di Cristo e di Maria.
Non è questo, in fin dei conti, nella lunga gestazione e maturazione così sofferta, il significato del progetto dei sacerdoti diocesani con voti, elemento integrante della Famiglia dei suoi Figli?
Com'è bello pensare che accanto al Crocefisso dell'Amore Misericordioso la Madre abbia voluto sin dall'inizio la Vergine Mediatrice, nel suo atteggiamento orante e sacerdotale, erigendone la grande statua ancora prima di costruire il grande santuario basilica.
Quasi a dire chiaramente come essa vedeva in Maria la signora del suo cuore, la sovrana dei suoi pensieri e dei suoi progetti, l'espressione materna più bella dell'Amore Misericordioso, la Madre sua e di tutti i suoi figli, specialmente dei membri della sua molteplice ed unica famiglia, dei sacerdoti e di coloro che, mediante essi, vuol dare al "buon Gesù" i peccatori.
"Amiamo molto la Santissima Madre". L'esortazione esprime una esperienza fatta vita nella luce del Vangelo dell'Ancella della Misericordia.
2 Alcune linee del suo insegnamento spirituale su Maria Mediatrice e Madre di Misericordia
È proprio nella luce del vangelo che va visto e accolto il messaggio mariano della Madre Speranza di Gesù.
Essa, come è noto, non ha lasciato trattazioni teologiche sulla Santissima Vergine e, anche quando nei suoi scritti, di ordine pratico e formativo, tocca qualche principio teologico, si aggancia con sicurezza al vangelo, letto e meditato nella Chiesa e dalla Chiesa. Nessun accenno a visioni o rivelazioni, sulle quali pure ancora si insisteva in una certa letteratura spirituale e anche teologica del suo tempo. Come esclusione di qualunque sentimentalismo sterile.
Certamente ha pena di coloro che, favoriti dalla Vergine, verso di Lei "no tienen fervor y no sienten calor". Ma vuole che la pietà sia fondata sulla verità, si manifesti nel compimento della volontà di Dio, crei disposizioni e opere che rivelino che in ogni devoto di Maria riviva maternamente la prima umile e fedele Ancella dell'Amore Misericordioso beata perché ha creduto, beata perché ha accolto la parola, l'ha custodita e contemplata nel cuore, l'ha servita, compiendo fin sotto la croce la volontà di Dio.
Nella Novena dell'Amore Misericordioso, fin dal primo giorno, la Madre ha espresso tutta se stessa, rivelando le prospettive evangeliche esatte della sua teologia e pietà mariana quando pregò e fece pregare.«Tu, Madre mia, che generasti e con le tue delicate mani curasti il Buon Gesù, educami e aiutami nel compimento dei miei doveri, conducendomi per i sentieri dei comandamenti.
Dì per me a Gesù: Ricevi questo figlio; te lo raccomando con tutta l'insistenza del mio cuore materno».
Dobbiamo rilevare nella linea di quanto si è già detto, che l'insegnamento della Madre Speranza è più contemplativo che nozionale, più ordinato al gusto sapienziale che alla pura cultura, proteso più alla vita evangelica sulle tracce dell'Ancella dell'Amore Misericordioso che alla pura speculazione. Inoltre la dottrina della Madre è occasionale: va perciò ricercata in tutti gli scritti o le registrazioni giunte a noi. Ma anche con tale carattere noi possiamo avere una dottrina mariana chiara, completa, sicura.
Maria, Ancella della Salvezza nell'Amore Misericordioso e Madre della Misericordia secondo la nostra Madre Speranza si rivela:
1° Fin dall'Incarnazione: il suo consenso umile, generoso, nella fede, la rende serva del progetto misericordioso di Dio che Ella abbraccia con tutta l'anima, mettendosi a disposizione del progetto universale di salvezza come Madre Immacolata, chiamata dalla volontà della Trinità a essere accanto a Cristo in tutta l'opera della Misericordia. È quello che troviamo nelle pagine umili e semplici del primo libro della Madre "Las Esclavas del Amor Misericordioso", dove incontriamo con la Madre di Dio, Madre di Misericordia, con Colei che dice di sì per tutti gli uomini, perché tutti gli uomini accogliendo Cristo Amore Misericordioso, son chiamati in Maria e con Maria, alla salvezza in Gesù.
2° Il mistero della Visitazione è l'annuncio e la prima realizzazione di tale misericordia offerta dopo la nascita di Gesù nel servizio di umiltà, carità, gioia per la santificazione di Giovanni Battista nel grembo di Elisabetta, primizia del dono della grazia che è Gesù stesso salvatore e santificatore, fatto dal Padre attraverso Maria quando vuole visitare l'umanità nella sua misericordia.
La visita di Cristo avviene attraverso Maria, Dio ci visita in Cristo mediante la Madre della misericordia; accoglie di essere salvo e santificato chiunque percepisce Gesù, lo adora, lo accoglie, sobbalza di gioia in Lui presente e donato dalla Madre Sua.
3° Maria è madre che accompagna Cristo Gesù, il Buon Gesù, il dipanarsi del suo mistero di salvezza nella fede, nella speranza e nella carità; la Madre sta quasi all'ombra sottolinea Madre Speranza, perché Lui si riveli e sia accolto, rivelandosi apertamente accanto a Lui, Madre di Misericordia, solo nell'ora della sofferenza, della persecuzione, della croce. È allora, che nella passione del Figlio e Sua nell'ora per eccellenza della manifestazione e della glorificazione dell'Amore Misericordioso, Maria è accanto a Gesù in modo pubblico, quasi a proclamare il disegno di salvezza che in Cristo Gesù, nel compimento del suo mistero Pasquale, la vuole associata a Lui nel dono della Misericordia, la vita nuova che a nuovo titolo la rende Madre di tutti gli uomini, rifugio dei peccatori, consolatrice di tutti gli afflitti, voce che chiama tutti i figli lontani all'Amore Misericordioso per incontrarvi la nuova vita, per diventare in Cristo Gesù e in Maria la Madre, nuove creature.
4° Nel Cenacolo la Vergine attende e implora lo Spirito dell'Amore Misericordioso sugli Apostoli e sulla Chiesa madre di salvezza e di misericordia.
Su di Lei piena di Spirito Santo fin dalla sua immacolata concezione, riempita in maniera più profonda ancora nella comunione più intima a Colui la cui ombra l'avvolse nell'Incarnazione, la Vergine implora in maniera più profonda, più intima sulla Chiesa che deve manifestarsi misericordia e salvezza per tutti gli uomini secondo la rivelazione; che subito dopo la Pentecoste, attraverso la parola di Pietro, capo della Chiesa annuncerà che l'ora della misericordia è venuta nella conversione a Cristo Gesù di tanti ancora lontani a Lui.
5° Assunta in Cielo, mentre glorifica l'amore, la Vergine Santissima è accanto ad ogni figlio collaborando alla sua santificazione, alla sua educazione alla volontà di misericordia di Dio.
È assunta, ma non è lontana, in Cristo, Amore e Misericordia è più vicina ad ogni uomo per renderlo sensibile secondo il progetto di Dio ad accogliere Cristo, a educarsi a Lui, fino a vivere quella formazione che si perde nella trasformazione totale nell'Amore Misericordioso.
Ella è mediatrice di grazia. La Madre ha accettato questa realtà meravigliosa. Mediatrice di grazia! Cioè, mediatrice di misericordia, di bontà; imploratrice della volontà di grazia di Dio che vuole salvare tutti: «Non perdiamoci d'animo - diceva la Madre - ricorriamo a Maria, Madre del Buon Gesù e nostra e nella piena confidenza chiediamole che ci aiuti e sostenga con la sua grazia perché non offendiamo mai Dio con un peccato deliberato. È certo - fa la teologa la Madre - che la SS. Vergine è subordinata alla mediazione del Buon Gesù, nel senso che Lei non può meritare od ottenere grazie se non per mezzo del suo Divin Figlio e così la mediazione della SS. Vergine serve perché sia sempre migliore e più efficace il valore e la fecondità della mediazione di Gesù.
Se veramente desideriamo camminare nella perfezione, amiamo ed invochiamo Maria Mediatrice e se desideriamo essere devoti di una Madre così dolce, è necessario che ci decidiamo ad affidarci interamente a Gesù per mezzo di Maria e per mezzo di lei a Dio.
Mistero di grazia e di amore! Affidarci a Maria, abbandonarci a Maria, contare su Maria, lasciarsi formare da Maria, lasciarci formare soprattutto a imitazione di Gesù mite e umile di cuore ai sentimenti di misericordia; la misericordia che compatisce, la misericordia che comprende, la misericordia che perdona, la misericordia che è paziente, la misericordia che è larga, la misericordia che è magnanima, la misericordia che vuole solo il trionfo dell'Amore Misericordioso che tutti vuole stringere a Sé.
È la suprema giustizia di Dio, l'essere misericordioso, il perdonare, l'amare ciò che Egli realizza attraverso la Vergine santa. Guardare così la Vergine! Imparare così come la Madre ha proposto nella "Perfección de la Vida religiosa" il mistero di Maria nella nostra vita, la Madre che ci è accanto per insegnarci chi è Gesù Amore Misericordioso, per riviverne l'esperienza di grazia in noi accogliendolo come Lui vuole essere accolto per poter veramente essere sempre più nella vita. Il culto alla Vergine, quel culto liturgico soprattutto che la Madre ha tanto amato e dal quale soprattutto la comunione con la Parola di Dio, il senso dell'Eucarestia, mistero della misericordia e della riconciliazione, sacramento di perdono. La Liturgia che le ha insegnato la discrezione e la sobrietà della creatura che prega più che implorando, mostrando semplicemente la necessità di chi soffre, la liturgia che l'ha portata a lodare, ringraziare, ed esaltare la misericordia di Dio di generazione in generazione, è stata la scuola che l'ha fatta perdere in Maria per poter con Lei sempre esultare in Dio, per poter sempre cantare in Lui la misericordia di grazia.
Il 13 gennaio 1954 in un momento di prova, la Madre avvertì una presenza speciale di Maria, "la Madre mi ha consolato dicendo che il suo Figlio sarà sempre nel mio cuore e non mi lascerà sola un momento; devo rimanere calma, darmi più alla contemplazione che alla tristezza e il Buon Gesù sarà molto più contento se io, non lasciandomi invadere tanto dalla tristezza, mi impegno a seguire pienamente i suoi insegnamenti e come Lui sospiri il tormento e le umiliazioni, sforzandomi di riflettere in me la sua perfezione. Che buona è la Madre! Con che amore mi ha trattato nonostante che io abbia tanto offeso il Suo Amato Figlio! Ella dimenticando tutto il dolore sofferto per le offese fatte al Buon Gesù, va sempre diretto a me, e come Mediatrice e Madre cerca sempre di porre la riconciliazione e l'unione tra Gesù e l'anima. Non credo che il Buon Gesù sia capace di non ascoltare le preghiere di Sua Madre.
Quando ora, cerchiamo la Madre Speranza, qui a Collevalenza, dopo averla contemplata di già in queste sue opere, ci rechiamo nella Cripta dove il suo corpo, quasi sepolto da una zolla che fa pensare al chicco morto che prepara la vita nuova, riposa sotto lo sguardo di Maria tra gli Apostoli nel Cenacolo. È l'unico ornamento grafico che decora la minuscola cupola dell'altare del tempio inferiore dedicato alla Mediatrice celeste.
Sotto questa basilica meravigliosa che è anche basilica della Mediatrice divina, le cui campagne portano soprattutto il nome della Vergine del Pilar, della Vergine Mediatrice, della Vergine Madre di misericordia, e guardando alla Madre per rifarmi a quanto ho detto all'inizio, si penserebbe che il rosario si sia fermato al mistero del fuoco dello Spirito della Pentecoste, ritratto nella cupola. Ma non si ferma mai la corona benedetta quando è lo Spirito dell'Amore Misericordioso che la muove muovendo dal di dentro chi Egli anima a vivere il mistero di Cristo che con Maria, Madre di Misericordia, tutti vuole salvare e assistere "finché non siamo condotte nella Patria beata". Si direbbe che più che mai viva, la Madre Speranza ancora ripeta le parole che ha insegnato ai Figli e alle Figlie: "pregate, o Madre nostra (Maria), per il mondo, per la Chiesa, per il Papa, per la nostra Patria. Pregate... per tutti gli uomini, affinché lo Spirito Santo spanda i sui doni su di essi, li converta e li salvi. Così sia".
p.Valentino Vacca o.c.d.
agosto 1986
MADRE SPERANZA
Una donna di speranza
L'ho conosciuta così donna di speranza. Incarnava meravigliosamente il nome "profetico" che le era stato dato nella sua giovinezza religiosa, il nome che la poneva sotto la protezione di S. Maria della Speranza, dandole in qualche modo un cuore largo, compassionevole, che faceva pensare a quello della Madonna.
Era venuta dalla sua Spagna in un periodo tragico. E a Roma la tragedia sembrò travolgerla. Fu il tempo della grazia. Con una serenità e un abbandono pieno di fede nel suo "Buon Gesù" e nella Chiesa, "lasciò fare" al Signore, sicura, perdutamente di lui. Si aveva l'impressione che la sofferenza, la contraddizione, l'incomprensione la fortificassero nella certezza assoluta della bontà di Dio.
Per cui sapeva attendere "sperando contro ogni speranza" l'ora di Dio, sicura che al momento sarebbe avvenuta.
Ma la sua era una speranza operosa, nella quale l'attesa piena di fede e di amore, maturava in azione decisa e coraggiosa.
Appunto perché contava su Dio ad occhi chiusi, agiva sicura dell'aiuto che metteva a sua disposizione l'onnipotenza dell'Amore Misericordioso. Il travaglio della fondazione a Madrid, la fortezza delle origini a Roma, a via Casilina, la resistenza indomita dimostrata a Collevalenza, la presentano una donna che quanto più incontra opposizioni e difficoltà, tanto più "tira avanti" all'insegna delle grandi certezze della speranza.
Erano certezze attinte e maturate nella semplice e filiale preghiera. Grande contemplativa, Madre Speranza di Gesù ha sempre conservato, sino alla fine nella sua orazione, l'atteggiamento fiducioso, semplice, immediato del fanciullo che sa di poter tutto sul cuore del Padre che lo ama.
Ed è in questo atteggiamento filiale che sboccia dal suo spirito quella "parresia" che la fa parlare col Signore con l'audacia dei grandi profeti ed amici di Dio. È dal febbraio 1964 la "confessione" nella quale si lasciò sfuggire che la vecchiaia l'aveva portata ad "altercare" con "Colui che non sa chiedere cose piccole e che ragiona poco". Felice "alterco" con Colui che è l'amore, e il cui ragionare è solo nella linea di una donazione immensa, generosa, imprevedibile! E se chiede, è perché vuol dare. O, come sottolineava la Madre, spinge al massimo la speranza, per creare il vuoto che egli vuol munificamente riempire di sé e della sua bontà.
È questa linea di speranza che la fa contemplatrice dell'Amore Misericordioso. Lo aveva imparato dal Vangelo, il suo grande unico libro. Teresa di Gesù Bambino le aveva trasmesso la sua sensibilità spirituale fatta di confidenza senza limiti per sé e per tutti i peccatori. Il P. Arintero l'aveva aiutata teologicamente - a sua volta aiutato da lei sapienzialmente - alla comprensione del mistero. Ma tutto riviveva in lei in maniera personale inedita ed irrepetibile, in virtù dell'esperienza profonda che rendeva la sua parola credibile, perché trasmessa come parola accolta dal "Buon Gesù" stesso. Un amore di Padre e di Amico che sa solo perdonare, compatire, attendere, perché sa solo amare. E, senza calcoli. La Madre si compiaceva in tutti i modi di rilevare, anche in altro senso, che Gesù "no ha sido nunca ecónomo" non sa calcolare: sa solo amare. E con fedeltà, con delicatezza, con dedizione, con rispetto della libertà, usando comunque tutte le arti, per far capitolare l'uomo sul suo Cuore, come se non potesse essere felice senza di lui.
La "teologia" della Madre è la teologia della speranza che sboccia in fiducia piena dell'Amore che vuole salvare tutti, anche i peccatori più induriti. L'Amore Misericordioso è il fondamento della speranza nell'Amore "Regale", crocifisso e risorto, per la salvezza di tutti gli uomini. Così, l'umile creatura che ha creduto alla speranza "che non confonde", è diventata madre di speranza per tanti fratelli ai quali ha proposto e propone il messaggio centrale del Nuovo Testamento, come a Collevalenza ebbe a sottolineare Giovanni Paolo II. Fin dal lontano 9 settembre 1965, parlando alle sue Ancelle aveva detto con certezza "un día, el Vicario de Cristo vendrá a visitar su Santuario". Era intuizione profetica o era grido si speranza? O, meglio, era insieme l'una e l'altra cosa? La speranza non venne mai meno in lei. L'aveva resa madre di figli e figlie nella duplice Congregazione che forma l'unica famiglia dell'Amore Misericordioso, ormai sparsa anche nel nuovo mondo.
L'aveva aperta ad una comprensione nuova del sacerdote diocesano e delle esigenze della sua perfezione evangelica. L'aveva resa messaggera ispirata di un Dio che tutto vuole stringere a sé. La rese alla fine, come aveva desiderato e predetto, vittima che s'immola silenziosamente, gioiosamente, senza stanchezze, per la gioia dell'Amore Misericordioso e per la Chiesa Madre, suo grande amore. Spesso negli ultimi tempi riusciva ad integrare la sua comunicazione con gli occhi: parlava, fino alla fine, coi suo occhi meravigliosi che ti penetravano e conquistavano. O, meglio conquistavano alla causa dell'Amore Misericordioso, conquistavano alla speranza di cui restò sempre testimone e messaggera convinta e ardente.
È la speranza che continua ad annunciare col Santuario dell'Amore Misericordioso e con le sue Ancelle e i suoi Figli a cui ha trasmesso come eredità di essere apostoli. In un apostolato che li "renda Amore Misericordioso" che sa fare viva fra gli uomini la suprema speranza che Dio a tutti nel Cristo apre le braccia e il cuore. Perché tutti ama e vuol salvare. Non è indicativo che Madre Speranza, umile ancella della grande speranza che fiorisce dall'Amore Misericordioso salvatore, si sia spenta alla vigilia dell'Anno Santo della Redenzione?
p. Valentino Vacca o.c.d.
marzo 1983
Due occhi luminosi e aperti, rivelazione di un cuore pieno di bontà e di misericordia. Una corona del rosario, immancabilmente tra le mani, sgranato senza sosta.
È l'ultima immagine di Madre Speranza che porto negli occhi, ricordo sereno di colei che è all'origine "dell'unica famiglia" dell'Amore Misericordioso, della diffusione del culto verso lo Stesso, del Santuario e delle opere annesse di Collevalenza.
E quando torno, spontaneamente guardo in alto, cerco la stanza della Madre all'ultimo piano e nei terrazzi dello stesso, per incontrare ancora quelle mani che stringono il rosario, quegli occhi che sembrano riflettere la dolcezza e la misericordia di Maria, contemplate, imparate, vissute nell'alveo del mistero di salvezza, il cui compendio è la santa corona.
L'amava tanto. Ricca della sapienza dei poveri nel Signore si era attaccata a quest'umile preghiera fin dall'infanzia. Nelle ore di dolore e di preoccupazione, come nelle persecuzioni, il ricorso continuo al rosario era sicurezza di grazia e certezza di aiuto da parte di Colei che amava invocare "Madre mediatrice universale, arca dell'Alleanza, Regina di amore e madre di misericordia".
E durante la guerra, quando il quartiere Casilino, ancora estrema periferia di Roma, fu esposto particolarmente al pericolo dei bombardamenti, il 28.09.1943 s'impegnava con la sua Comunità alla recita continua, giorno e notte, del rosario - a cui durante il giorno si univano anche i fedeli - perché per la Mediazione di Maria il mondo avesse la pace e in Italia trionfasse l'Amore Misericordioso.
Ma che cosa direbbero, se potessero parlare, i muri di questa casa benedetta, innalzata a gloria e a servizio dell'Amore Misericordioso, e cementata con il sudore del lavoro della Madre e delle sue Ancelle, offerti con un amore giovanile ammirevole ritmato dalla recita instancabile del rosario di Maria - da prima che sorgesse il sole fino all'ora del tramonto - con un andare che faceva sì che il coro delle "Ave" vincesse il rumore delle macchine del laboratorio?
Ricordo di avere letto - ancora vivente la Madre - che quando essa si rivolse al Sig. Spagnoli per avere l'impegno di lavoro di maglieria, si sentì rispondere da lui che non si fidava troppo delle promesse delle Suore, un giorno con una devozione a S. Antonio, un altro triduo a S. Rita, un altro ancora con un festa. Al che la Madre avrebbe risposto che tra le Ancelle dell'Amore Misericordioso non si aveva nessuna devozione particolare e che poteva perciò fidarsi. La sua devozione, la devozione della sua Famiglia era ed è quella della fedeltà amorosa al volere di Dio, nel compimento gioioso - specialmente quando duro e faticoso - del proprio dovere e del lavoro.
A imitazione della prima Ancella dell'Amore Misericordioso, la Vergine Maria, il cui aiuto di madre di misericordia è forza, coraggio, gioia, nella coerenza. Ne fece la prova lo Spagnoli, come già a Roma durante la guerra lo aveva dovuto ammettere il Comandante militare per il quale la Madre s'era impegnata a fornire ogni mese 10.000 camicie per soldati. Tutti si meravigliavano di tale fede alla parola. Non si meravigliava la Madre che contava su Maria e sulle Figlie così agganciate al rosario.
La grande preghiera Mariana, recitata fin dall'inizio comunitariamente e integralmente, fu sempre per la Madre e le Figlie la grande devozione che articolava il ricorso fidente alla Madre della Misericordia "perché Ella - come disse la Madre - sia sempre accanto a noi e ci aiuti a correre nella via della santità, senza deviare a destra o a sinistra".
In questo clima che sviluppiamo il tema assegnatosi:
― dell'esperienza mariana della Madre Speranza di Gesù; per passare poi a proporre:
― alcune linee del suo insegnamento spirituale su Maria Mediatrice e Madre di Misericordia.
1 La mediatrice Madre di Misericordia nell'esperienza spirituale di Madre Speranza
Non è facile parlare della Comunione della Madre con la Vergine benedetta nei primi anni della sua vita. È noto quanto Essa fosse discreta su ciò che si riferiva personalmente a lei stessa e non riguardasse in qualche modo la sua opera. Forse gli Archivi di Collevalenza e o qualche Casa di Spagna conservano i documenti a me sconosciuti.
Comunque, quanto sinora è stato edito, sia pure ciclostilato o per uso privato, anche di recente, non accenna minimamente alla Vergine nella vita della Madre.
Possiamo però intravedere qualcosa dagli inizi della fondazione delle Ancelle dell'Amore Misericordioso, la cui notte di grazia fu la notte di Natale del 1939, quasi nuova rivelazione di una speciale bontà di Dio per la sua Chiesa, donata con Gesù Amore Misericordioso, da Maria Madre di Misericordia.
Già un anno prima, nel novembre del 1929, la giovane religiosa aveva visto in una delle sue famose "distrazioni" la Vergine Maria con l'Abito delle future Ancelle, le prime delle quali avrebbero emesso i voti privati nella nuova Opera il 24.12.1930 nell'appartamento avuto in affitto dalla Contessa De Fuensalida, nella Calle Velázquez di Madrid.
Fu l'inizio dell'Opera, poi così provata e combattuta per anni e anni, ma che sembrava avere diffusione in misura che incontrava difficoltà. Come non ricordare la gioia "mariana" della Madre in alcune date così apertamente segnate dalla benedizione della Vergine? Il 31 maggio del 1932, festa di Maria Mediatrice è inaugurata la Casa di Bilbao. Il 24 settembre 1933, festa di Nostra Signora della Mercede, è accettata la fondazione di Larrondo, nei primi disegni della Madre destinata ad essere centro della devozione a Gesù Amore Misericordioso. Nella festa dell'Immacolata dello stesso anno s'apre a Santurce la Casa, così cara alla Madre, perché destinata a creature subnormali. L'8 settembre 1935 segnerà nel Nome di Maria Bambina la nascita della Casa di Ochandiano (Vizcaya), mentre la vigilia dell'Annunciazione dell'anno seguente porterà la decisione della fondazione romana di Via Casilina, oggetto poi di tanto amore della Madre, che durante la guerra la vorrà chiaramente e pubblicamente mariana con il voto della collocazione d'una riproduzione in marmo della statua della regina Pacis di Santa Maria Maggiore che decora l'ingresso. La benedizione della prima pietra della casa era avvenuta nel segno di santa Maria della Speranza il 18 dicembre 1942. E non bisogna dimenticare che la benedizione della prima Cappella di Villa Certosa era avvenuta la festa della Visitazione del 1936, giorno nel quale la Comunità veniva costituita ufficialmente ed era accolta la prima bambina povera come interna. La Madre stessa in una lettera del giorno successivo sottolineava la coincidenza mariana, rilevando che la Visita si era ripetuta con l'arrivo di Gesù Eucarestia portato da Maria.
L'enunciazione dei passi mariani voluti nella storia della Congregazione dalla Madre Speranza potrebbero continuare.
Preferisco astenermene, concludendo però con l'accenno alla grande festa nell'aiuto della Madre della Misericordia per un caso particolarmente sofferto della vita delle Ancelle dell'Amore Misericordioso.
Mi riferisco alla nota avventura secessionistica della Casa di Colloto-Oviedo, che, inaugurata nella festa della Madonna della Speranza del 1935, ben presto divenne fonte di gravi preoccupazioni, fino a rendere la Comunità ribelle alla Madre. Questa, dopo aver pregato e sofferto all'inizio di Ottobre del 1939 riusciva a recarsi sul posto e ad entrare in casa, rionedo le sorelle quasi per forza in refettorio. Le prime parole nell'ora così grave? tre Ave Marie. E quando, consumata ormai la separazione, il 27 novembre 1941, le suore che avevano ceduto al nemico si allontanarono, lasciando la casa alle figlie fedeli, la Madre si rallegrerà, con la signorina Pilar de Arratia che il miracolo così desiderato fosse avvenuto "precisamente in un giorno dedicato alla Santissima Vergine, con riferimento - indubbiamente - alla festa dell'apparizione della Vergine Immacolata a Caterina Labouré, alla rue du Lac di Parigi.
È dal periodo immediatamente precedente l'affermazione confortatrice della Madre, in una circolare alle sorelle di Spagna: «la nostra dolce Madre, consolatrice degli afflitti e rifugio dei pentiti è accanto a noi».
Essa ne era convintissima. si direbbe che la sua convinzione era convinzione di fede nell'aiuto potente di Colei che doveva soprattutto essere guida, maestra, sostegno nell'accogliere, amare, servire Gesù con lo spirito e la fedeltà di Maria, prima Ancella dell'Amore Misericordioso nel servizio incondizionato dei progetti della sua volontà.
La Madre Speranza vede la Madonna e la sente nella propria vita come l'Ancella di Cristo e umile serva del mistero e della storia della Salvezza. D'altronde la comprensione carismatica del Servo di Javéh nella sua funzione misteriosa di salvatore e redentore di tutti gli uomini - che è al centro della "rivelazione" a lei data - mi si perdoni il termine - di Gesù Amore Misericordioso, non poteva attirarla ad altra immagine della Vergine. È quella che praticamente nell'Evangelo dell'Infanzia di Luca propone di sé la Vergine stessa di Nazareth, accogliendo la speciale consacrazione alla vita del Salvatore. È l'immagine che compendia il Vangelo di Luca, lieto annuncio della gioia dello Spirito, offerta ai piccoli e ai poveri che pongono tutta la loro ricchezza sulla misericordia del Salvatore.
Per la Madre Speranza, contemplare Maria e seguirla nella vocazione di Ancella dell'Amore Misericordioso fu sempre tutt'uno. Al di là del rosario, contemplazione dei misteri della salvezza con l'anima di Maria, ben poche devozioni. La devozione base per lei fu sempre il seguire la Vergine con gioiosa prontezza e fedeltà, specialmente nelle ore dolorose della fede, nel fare la volontà di Dio, anche quando risultasse di difficile comprensione e non riuscisse ad essere vista nella sua finalità.
Comprendiamo facilmente perciò le implicazioni evangeliche dell'«Ecce Ancilla Domini», che ha una accentuazione così forte nell'avventura, a prima vista, si sarebbe tentati, al di là delle pure parole, a non vederci nessun riferimento a Maria. È vero e non è vero. Poiché per me è fuori dubbio che tutto nell'esperienza della Madre è orientato potentemente a Cristo Gesù, nello Spirito, per la gloria del Padre. La Madre Speranza sogna Cristo, pensa a Cristo, desidera Cristo, vuole Cristo. Brama di trasformarsi in Lui, vuole rivivere la sua pasqua di morte e resurrezione, intende essere voce e annunzio di Lui e di quell'Amore Misericordioso che tutti attende, che tutti ama, che tutti vuole salvare.
L'Ecce Ancilla è volontà potente di perdersi, trasformata pienamente, nella volontà di Cristo Gesù servo del Padre.
Ma è proprio guardando Maria, ispirandosi a Maria, lasciandosi portare da Maria, che la Madre sa di potere essere autentica Ancella dell'Amore Misericordioso. Per questo l'Ecce Ancilla suo è eco dell'Ecce Ancilla dell'umile vergine di Nazareth, pienamente e totalmente disponibile nella fede, nella speranza e nella carità ai progetti di misericordia di colui che si è ricordato della sua misericordia che di generazione in generazione si stende su quelli che lo temono.
Sarebbe bello analizzare i vari testi di lettere, o esortazioni nei quali ritorna quasi amorosa professione di identità ecclesiale per sé e per le figlie, la risposta della Vergine all'Angelo. Ne ho trovato l'esplicito accenno una decina di volte. Se si può in qualche modo compendiare il contenuto, si direbbe che nelle parole c'è un atteggiamento o, meglio, una disposizione teologale con la quale si vuol rivivere l'umiltà di Colei che "eccelle tra i poveri del Signore" il suo abbandono totale alla volontà di Dio, il desiderio fortissimo di servire al mistero dell'Amore Misericordioso consumato sulla Croce per la vita pasquale di tutti noi, poveri peccatori. Direi ancora che l'Ecce Ancilla nell'esperienza della Madre Speranza è espressione di accoglienza piena di sé e per tutto il mondo - come Maria e con Maria - di Cristo Redentore del suo Vangelo di salvezza con tutte le sue esigenze.
È in questa prospettiva che io intendo le parole con cui la Madre nella festa della Madonna del Carmelo del 1954 delinea la fisionomia mariana delle sue Ancelle nella già accennata lettera alla Congregazione dei religiosi: «La Congregazione si gloria di avere come Patrona Maria, ancella del Signore, e tutto lo spirito per quanto riguarda sia la vita interiore, sia le molteplici attività esterne delle religiose, proviene dall'umiltà con cui Maria accettò di essere Madre del Verbo Incarnato, Amore Misericordioso, "Ecce Ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum".
La sua "pietas" particolare alla Vergine Mediatrice, da considerarsi storicamente nella prospettiva del movimento che si ebbe in Spagna, specialmente nel tempo vissuto dalla Madre a Villena tra le Figlie del Calvario (1915-1921) e poi tra le Religiose dell'Insegnanza di Maria Immacolata o Clarettiane (1921-1930) e sotto l'influsso della spinta data dal servo di Dio P. Giovanni Arintero, O.P., per quanto sembri strano, va vista in questa luce, come prova il famoso testo del Balance, che troveremo in seguito. In esso la Mediatrice è proposta direi nella luce evangelica del Magnificat. È potente sul Cuore di Dio, perché piccola e umile. "Maria è una creatura come noi, di profonda umiltà, che non desidera che essere sempre la serva del Signore". Perciò serva dei suoi disegni di Amore Misericordioso.
D'altronde la preghiera della Madre redatta nel dicembre del 1959 e rivolta alla Vergine delle braccia continuamente alzate ad implorazione della Misericordia e compassione di Gesù per chiunque è in necessità, chiede il trionfo dell'Amore e della Misericordia da parte di Colui che è Padre buono. Ma insieme la Madre implora l'amore e la fiducia dei santi, aumentato della vita teologale, implorando da Maria: «insegnami a fare sempre la volontà di Dio».
In questo senso si potrebbe dire che la Madre Speranza ha sentito la maternità di Maria come un aiuto di grazia per vivere la totale fedeltà a Gesù Amore. Maria è perciò Madre di speranza che comunica le grazie necessarie per praticare le virtù, come scriveva alla sua omonima M. Speranza Pérez del Molino. E il giorno dei suoi voti perpetui a Villa Certosa nella festa del S. Cuore del 1942 la Madre stessa si rivolgerà alla Madonna con la nota preghiera: «Vergine SS., tu che sei la vera madre di tutti gli uomini, prendimi sotto le tue materne cure per amore del tuo divin Figlio. Da oggi, giorno della mia professione, ti scelgo come madrina della mia nuova vita spirituale e della mia felicità, perché tu sia sempre la mia speciale e tenera Madre che mi provvede benevolmente in tutto in questa vita e mi prende nelle sue braccia nell'ora della mia morte».
Indubbiamente vivere nella maternità di Maria è vivere con umile e totale disponibilità il mistero della Croce, per partecipare in qualche modo al mistero materno della salvezza.
Quando nel febbraio del 1952 la Madre Speranza durante la Via Crucis , ebbe la "distrazione" della quarta stazione "contemplando il martirio del Cuore di Gesù e della Madre", questa partecipazione alla maternità di Maria stava maturando nel grande progetto dei Figli dell'Amore Misericordioso, allora particolarmente osteggiato. La Madre non aveva mai avuto paura del dolore: soffriva però di non essere degna del disegno di Dio! Ed era un disegno mariano anche quello dei Figli, tanto desiderati e sognati, specialmente nelle ore nelle quali tutto sembrava crollare e per sempre. Nel 1951, all'inizio della fondazione va con la Madre Ascensione e col primo figlio a Loreto, dove in modo misterioso, riesce ad evadere dal posto dove era ospitata, riesce a penetrare a porte chiuse nel Santuario e a passare tutta la notte nella santa Casa, in unione con Cristo e la sua Ancella implorando la grazia del compimento anche di quella volontà di Dio.
Si direbbe che i Figli dell'Amore Misericordioso abbiano avuto il loro battesimo ai piedi della Vergine nera, regina delle Marche in quella notte santa.
Per cui si comprende che dopo l'ordinazione del 1° Figlio dell'Amore Misericordioso, il p. Alfredo Di Penta, la Madre abbia voluto immediatamente adempiere la promessa fatta a Maria di presentare alla Vergine i primi dodici sacerdoti della Congregazione "in memoria del 12 agosto".
Quell'8 luglio 1955 la Madre, colpita improvvisamente da una delle sue misteriose "enfermedades" materne, non poté accompagnare i figli a Loreto.
Spiritualmente, però, essi ai piedi dell'Ancella del Signore, avvertirono di certo la presenza invisibile di Colei che in Maria e con Maria li aveva generati al e per l'Amore Misericordioso.
In una nota spirituale del 1952 la Madre Speranza ha scritto: "Il buon Gesù mi chiede che mi eserciti in atti di affetto verso la SS. Vergine, madre sua e nostra, raccomandandole i suoi sacerdoti e i religiosi... perché essa, dispensatrice dei doni divini, insegni loro a camminare per la retta via cercando il suo amore e la sua misericordia".
È l'ora della maturazione piena delle antiche aspirazioni sacerdotali, che ormai stanno realizzandosi attraverso i suoi Figli.
L'amore immenso per i poveri peccatori diventa sempre più marcatamente amore per i sacerdoti, sollecitudine per i sacerdoti, preoccupazione di santità per i sacerdoti.
Mossa dallo Spirito, che le ha dato una sensibilità teologale commovente per i ministri del prodigio dell'Eucarestia, espressione massima della Misericordia che si fa presenza, attesa, accoglienza, dono, trasformazione, comunione totale in Cristo con i fratelli, vorrebbe abbracciare come Maria tutti i sacerdoti per renderli testimonianza viva di quello che sa fare l'Amore Misericordioso trasformatore, messaggio, richiamo, dono di questo Amore e Misericordia per tutti gli uomini.
Si direbbe che Colei che è "più madre di lei" come si esprimerà con semplicità, l'abbia plasmata proprio per questa maternità, con la quale sembra riflettere le tenerezze e premure della Vergine Maria per il sacerdote e vittima, Gesù Signore.
Collevalenza sarà, soprattutto, mistero di accoglienza, di perdono, di misericordia, nell'esaltazione di quell'Amore che vuol salvare tutti i lontani, i peccatori, i sofferenti nel corpo e nello spirito, attraverso i sacerdoti, i primi invitati ed accolti al banchetto nuziale dell'Amore Misericordioso sulla Croce e nell'Eucarestia, coloro che non sono ospiti, ma di casa, nella Casa della carità di Cristo e di Maria.
Non è questo, in fin dei conti, nella lunga gestazione e maturazione così sofferta, il significato del progetto dei sacerdoti diocesani con voti, elemento integrante della Famiglia dei suoi Figli?
Com'è bello pensare che accanto al Crocefisso dell'Amore Misericordioso la Madre abbia voluto sin dall'inizio la Vergine Mediatrice, nel suo atteggiamento orante e sacerdotale, erigendone la grande statua ancora prima di costruire il grande santuario basilica.
Quasi a dire chiaramente come essa vedeva in Maria la signora del suo cuore, la sovrana dei suoi pensieri e dei suoi progetti, l'espressione materna più bella dell'Amore Misericordioso, la Madre sua e di tutti i suoi figli, specialmente dei membri della sua molteplice ed unica famiglia, dei sacerdoti e di coloro che, mediante essi, vuol dare al "buon Gesù" i peccatori.
"Amiamo molto la Santissima Madre". L'esortazione esprime una esperienza fatta vita nella luce del Vangelo dell'Ancella della Misericordia.
2 Alcune linee del suo insegnamento spirituale su Maria Mediatrice e Madre di Misericordia
È proprio nella luce del vangelo che va visto e accolto il messaggio mariano della Madre Speranza di Gesù.
Essa, come è noto, non ha lasciato trattazioni teologiche sulla Santissima Vergine e, anche quando nei suoi scritti, di ordine pratico e formativo, tocca qualche principio teologico, si aggancia con sicurezza al vangelo, letto e meditato nella Chiesa e dalla Chiesa. Nessun accenno a visioni o rivelazioni, sulle quali pure ancora si insisteva in una certa letteratura spirituale e anche teologica del suo tempo. Come esclusione di qualunque sentimentalismo sterile.
Certamente ha pena di coloro che, favoriti dalla Vergine, verso di Lei "no tienen fervor y no sienten calor". Ma vuole che la pietà sia fondata sulla verità, si manifesti nel compimento della volontà di Dio, crei disposizioni e opere che rivelino che in ogni devoto di Maria riviva maternamente la prima umile e fedele Ancella dell'Amore Misericordioso beata perché ha creduto, beata perché ha accolto la parola, l'ha custodita e contemplata nel cuore, l'ha servita, compiendo fin sotto la croce la volontà di Dio.
Nella Novena dell'Amore Misericordioso, fin dal primo giorno, la Madre ha espresso tutta se stessa, rivelando le prospettive evangeliche esatte della sua teologia e pietà mariana quando pregò e fece pregare.«Tu, Madre mia, che generasti e con le tue delicate mani curasti il Buon Gesù, educami e aiutami nel compimento dei miei doveri, conducendomi per i sentieri dei comandamenti.
Dì per me a Gesù: Ricevi questo figlio; te lo raccomando con tutta l'insistenza del mio cuore materno».
Dobbiamo rilevare nella linea di quanto si è già detto, che l'insegnamento della Madre Speranza è più contemplativo che nozionale, più ordinato al gusto sapienziale che alla pura cultura, proteso più alla vita evangelica sulle tracce dell'Ancella dell'Amore Misericordioso che alla pura speculazione. Inoltre la dottrina della Madre è occasionale: va perciò ricercata in tutti gli scritti o le registrazioni giunte a noi. Ma anche con tale carattere noi possiamo avere una dottrina mariana chiara, completa, sicura.
Maria, Ancella della Salvezza nell'Amore Misericordioso e Madre della Misericordia secondo la nostra Madre Speranza si rivela:
1° Fin dall'Incarnazione: il suo consenso umile, generoso, nella fede, la rende serva del progetto misericordioso di Dio che Ella abbraccia con tutta l'anima, mettendosi a disposizione del progetto universale di salvezza come Madre Immacolata, chiamata dalla volontà della Trinità a essere accanto a Cristo in tutta l'opera della Misericordia. È quello che troviamo nelle pagine umili e semplici del primo libro della Madre "Las Esclavas del Amor Misericordioso", dove incontriamo con la Madre di Dio, Madre di Misericordia, con Colei che dice di sì per tutti gli uomini, perché tutti gli uomini accogliendo Cristo Amore Misericordioso, son chiamati in Maria e con Maria, alla salvezza in Gesù.
2° Il mistero della Visitazione è l'annuncio e la prima realizzazione di tale misericordia offerta dopo la nascita di Gesù nel servizio di umiltà, carità, gioia per la santificazione di Giovanni Battista nel grembo di Elisabetta, primizia del dono della grazia che è Gesù stesso salvatore e santificatore, fatto dal Padre attraverso Maria quando vuole visitare l'umanità nella sua misericordia.
La visita di Cristo avviene attraverso Maria, Dio ci visita in Cristo mediante la Madre della misericordia; accoglie di essere salvo e santificato chiunque percepisce Gesù, lo adora, lo accoglie, sobbalza di gioia in Lui presente e donato dalla Madre Sua.
3° Maria è madre che accompagna Cristo Gesù, il Buon Gesù, il dipanarsi del suo mistero di salvezza nella fede, nella speranza e nella carità; la Madre sta quasi all'ombra sottolinea Madre Speranza, perché Lui si riveli e sia accolto, rivelandosi apertamente accanto a Lui, Madre di Misericordia, solo nell'ora della sofferenza, della persecuzione, della croce. È allora, che nella passione del Figlio e Sua nell'ora per eccellenza della manifestazione e della glorificazione dell'Amore Misericordioso, Maria è accanto a Gesù in modo pubblico, quasi a proclamare il disegno di salvezza che in Cristo Gesù, nel compimento del suo mistero Pasquale, la vuole associata a Lui nel dono della Misericordia, la vita nuova che a nuovo titolo la rende Madre di tutti gli uomini, rifugio dei peccatori, consolatrice di tutti gli afflitti, voce che chiama tutti i figli lontani all'Amore Misericordioso per incontrarvi la nuova vita, per diventare in Cristo Gesù e in Maria la Madre, nuove creature.
4° Nel Cenacolo la Vergine attende e implora lo Spirito dell'Amore Misericordioso sugli Apostoli e sulla Chiesa madre di salvezza e di misericordia.
Su di Lei piena di Spirito Santo fin dalla sua immacolata concezione, riempita in maniera più profonda ancora nella comunione più intima a Colui la cui ombra l'avvolse nell'Incarnazione, la Vergine implora in maniera più profonda, più intima sulla Chiesa che deve manifestarsi misericordia e salvezza per tutti gli uomini secondo la rivelazione; che subito dopo la Pentecoste, attraverso la parola di Pietro, capo della Chiesa annuncerà che l'ora della misericordia è venuta nella conversione a Cristo Gesù di tanti ancora lontani a Lui.
5° Assunta in Cielo, mentre glorifica l'amore, la Vergine Santissima è accanto ad ogni figlio collaborando alla sua santificazione, alla sua educazione alla volontà di misericordia di Dio.
È assunta, ma non è lontana, in Cristo, Amore e Misericordia è più vicina ad ogni uomo per renderlo sensibile secondo il progetto di Dio ad accogliere Cristo, a educarsi a Lui, fino a vivere quella formazione che si perde nella trasformazione totale nell'Amore Misericordioso.
Ella è mediatrice di grazia. La Madre ha accettato questa realtà meravigliosa. Mediatrice di grazia! Cioè, mediatrice di misericordia, di bontà; imploratrice della volontà di grazia di Dio che vuole salvare tutti: «Non perdiamoci d'animo - diceva la Madre - ricorriamo a Maria, Madre del Buon Gesù e nostra e nella piena confidenza chiediamole che ci aiuti e sostenga con la sua grazia perché non offendiamo mai Dio con un peccato deliberato. È certo - fa la teologa la Madre - che la SS. Vergine è subordinata alla mediazione del Buon Gesù, nel senso che Lei non può meritare od ottenere grazie se non per mezzo del suo Divin Figlio e così la mediazione della SS. Vergine serve perché sia sempre migliore e più efficace il valore e la fecondità della mediazione di Gesù.
Se veramente desideriamo camminare nella perfezione, amiamo ed invochiamo Maria Mediatrice e se desideriamo essere devoti di una Madre così dolce, è necessario che ci decidiamo ad affidarci interamente a Gesù per mezzo di Maria e per mezzo di lei a Dio.
Mistero di grazia e di amore! Affidarci a Maria, abbandonarci a Maria, contare su Maria, lasciarsi formare da Maria, lasciarci formare soprattutto a imitazione di Gesù mite e umile di cuore ai sentimenti di misericordia; la misericordia che compatisce, la misericordia che comprende, la misericordia che perdona, la misericordia che è paziente, la misericordia che è larga, la misericordia che è magnanima, la misericordia che vuole solo il trionfo dell'Amore Misericordioso che tutti vuole stringere a Sé.
È la suprema giustizia di Dio, l'essere misericordioso, il perdonare, l'amare ciò che Egli realizza attraverso la Vergine santa. Guardare così la Vergine! Imparare così come la Madre ha proposto nella "Perfección de la Vida religiosa" il mistero di Maria nella nostra vita, la Madre che ci è accanto per insegnarci chi è Gesù Amore Misericordioso, per riviverne l'esperienza di grazia in noi accogliendolo come Lui vuole essere accolto per poter veramente essere sempre più nella vita. Il culto alla Vergine, quel culto liturgico soprattutto che la Madre ha tanto amato e dal quale soprattutto la comunione con la Parola di Dio, il senso dell'Eucarestia, mistero della misericordia e della riconciliazione, sacramento di perdono. La Liturgia che le ha insegnato la discrezione e la sobrietà della creatura che prega più che implorando, mostrando semplicemente la necessità di chi soffre, la liturgia che l'ha portata a lodare, ringraziare, ed esaltare la misericordia di Dio di generazione in generazione, è stata la scuola che l'ha fatta perdere in Maria per poter con Lei sempre esultare in Dio, per poter sempre cantare in Lui la misericordia di grazia.
Il 13 gennaio 1954 in un momento di prova, la Madre avvertì una presenza speciale di Maria, "la Madre mi ha consolato dicendo che il suo Figlio sarà sempre nel mio cuore e non mi lascerà sola un momento; devo rimanere calma, darmi più alla contemplazione che alla tristezza e il Buon Gesù sarà molto più contento se io, non lasciandomi invadere tanto dalla tristezza, mi impegno a seguire pienamente i suoi insegnamenti e come Lui sospiri il tormento e le umiliazioni, sforzandomi di riflettere in me la sua perfezione. Che buona è la Madre! Con che amore mi ha trattato nonostante che io abbia tanto offeso il Suo Amato Figlio! Ella dimenticando tutto il dolore sofferto per le offese fatte al Buon Gesù, va sempre diretto a me, e come Mediatrice e Madre cerca sempre di porre la riconciliazione e l'unione tra Gesù e l'anima. Non credo che il Buon Gesù sia capace di non ascoltare le preghiere di Sua Madre.
Quando ora, cerchiamo la Madre Speranza, qui a Collevalenza, dopo averla contemplata di già in queste sue opere, ci rechiamo nella Cripta dove il suo corpo, quasi sepolto da una zolla che fa pensare al chicco morto che prepara la vita nuova, riposa sotto lo sguardo di Maria tra gli Apostoli nel Cenacolo. È l'unico ornamento grafico che decora la minuscola cupola dell'altare del tempio inferiore dedicato alla Mediatrice celeste.
Sotto questa basilica meravigliosa che è anche basilica della Mediatrice divina, le cui campagne portano soprattutto il nome della Vergine del Pilar, della Vergine Mediatrice, della Vergine Madre di misericordia, e guardando alla Madre per rifarmi a quanto ho detto all'inizio, si penserebbe che il rosario si sia fermato al mistero del fuoco dello Spirito della Pentecoste, ritratto nella cupola. Ma non si ferma mai la corona benedetta quando è lo Spirito dell'Amore Misericordioso che la muove muovendo dal di dentro chi Egli anima a vivere il mistero di Cristo che con Maria, Madre di Misericordia, tutti vuole salvare e assistere "finché non siamo condotte nella Patria beata". Si direbbe che più che mai viva, la Madre Speranza ancora ripeta le parole che ha insegnato ai Figli e alle Figlie: "pregate, o Madre nostra (Maria), per il mondo, per la Chiesa, per il Papa, per la nostra Patria. Pregate... per tutti gli uomini, affinché lo Spirito Santo spanda i sui doni su di essi, li converta e li salvi. Così sia".
p.Valentino Vacca o.c.d.
agosto 1986
MADRE SPERANZA
Una donna di speranza
L'ho conosciuta così donna di speranza. Incarnava meravigliosamente il nome "profetico" che le era stato dato nella sua giovinezza religiosa, il nome che la poneva sotto la protezione di S. Maria della Speranza, dandole in qualche modo un cuore largo, compassionevole, che faceva pensare a quello della Madonna.
Era venuta dalla sua Spagna in un periodo tragico. E a Roma la tragedia sembrò travolgerla. Fu il tempo della grazia. Con una serenità e un abbandono pieno di fede nel suo "Buon Gesù" e nella Chiesa, "lasciò fare" al Signore, sicura, perdutamente di lui. Si aveva l'impressione che la sofferenza, la contraddizione, l'incomprensione la fortificassero nella certezza assoluta della bontà di Dio.
Per cui sapeva attendere "sperando contro ogni speranza" l'ora di Dio, sicura che al momento sarebbe avvenuta.
Ma la sua era una speranza operosa, nella quale l'attesa piena di fede e di amore, maturava in azione decisa e coraggiosa.
Appunto perché contava su Dio ad occhi chiusi, agiva sicura dell'aiuto che metteva a sua disposizione l'onnipotenza dell'Amore Misericordioso. Il travaglio della fondazione a Madrid, la fortezza delle origini a Roma, a via Casilina, la resistenza indomita dimostrata a Collevalenza, la presentano una donna che quanto più incontra opposizioni e difficoltà, tanto più "tira avanti" all'insegna delle grandi certezze della speranza.
Erano certezze attinte e maturate nella semplice e filiale preghiera. Grande contemplativa, Madre Speranza di Gesù ha sempre conservato, sino alla fine nella sua orazione, l'atteggiamento fiducioso, semplice, immediato del fanciullo che sa di poter tutto sul cuore del Padre che lo ama.
Ed è in questo atteggiamento filiale che sboccia dal suo spirito quella "parresia" che la fa parlare col Signore con l'audacia dei grandi profeti ed amici di Dio. È dal febbraio 1964 la "confessione" nella quale si lasciò sfuggire che la vecchiaia l'aveva portata ad "altercare" con "Colui che non sa chiedere cose piccole e che ragiona poco". Felice "alterco" con Colui che è l'amore, e il cui ragionare è solo nella linea di una donazione immensa, generosa, imprevedibile! E se chiede, è perché vuol dare. O, come sottolineava la Madre, spinge al massimo la speranza, per creare il vuoto che egli vuol munificamente riempire di sé e della sua bontà.
È questa linea di speranza che la fa contemplatrice dell'Amore Misericordioso. Lo aveva imparato dal Vangelo, il suo grande unico libro. Teresa di Gesù Bambino le aveva trasmesso la sua sensibilità spirituale fatta di confidenza senza limiti per sé e per tutti i peccatori. Il P. Arintero l'aveva aiutata teologicamente - a sua volta aiutato da lei sapienzialmente - alla comprensione del mistero. Ma tutto riviveva in lei in maniera personale inedita ed irrepetibile, in virtù dell'esperienza profonda che rendeva la sua parola credibile, perché trasmessa come parola accolta dal "Buon Gesù" stesso. Un amore di Padre e di Amico che sa solo perdonare, compatire, attendere, perché sa solo amare. E, senza calcoli. La Madre si compiaceva in tutti i modi di rilevare, anche in altro senso, che Gesù "no ha sido nunca ecónomo" non sa calcolare: sa solo amare. E con fedeltà, con delicatezza, con dedizione, con rispetto della libertà, usando comunque tutte le arti, per far capitolare l'uomo sul suo Cuore, come se non potesse essere felice senza di lui.
La "teologia" della Madre è la teologia della speranza che sboccia in fiducia piena dell'Amore che vuole salvare tutti, anche i peccatori più induriti. L'Amore Misericordioso è il fondamento della speranza nell'Amore "Regale", crocifisso e risorto, per la salvezza di tutti gli uomini. Così, l'umile creatura che ha creduto alla speranza "che non confonde", è diventata madre di speranza per tanti fratelli ai quali ha proposto e propone il messaggio centrale del Nuovo Testamento, come a Collevalenza ebbe a sottolineare Giovanni Paolo II. Fin dal lontano 9 settembre 1965, parlando alle sue Ancelle aveva detto con certezza "un día, el Vicario de Cristo vendrá a visitar su Santuario". Era intuizione profetica o era grido si speranza? O, meglio, era insieme l'una e l'altra cosa? La speranza non venne mai meno in lei. L'aveva resa madre di figli e figlie nella duplice Congregazione che forma l'unica famiglia dell'Amore Misericordioso, ormai sparsa anche nel nuovo mondo.
L'aveva aperta ad una comprensione nuova del sacerdote diocesano e delle esigenze della sua perfezione evangelica. L'aveva resa messaggera ispirata di un Dio che tutto vuole stringere a sé. La rese alla fine, come aveva desiderato e predetto, vittima che s'immola silenziosamente, gioiosamente, senza stanchezze, per la gioia dell'Amore Misericordioso e per la Chiesa Madre, suo grande amore. Spesso negli ultimi tempi riusciva ad integrare la sua comunicazione con gli occhi: parlava, fino alla fine, coi suo occhi meravigliosi che ti penetravano e conquistavano. O, meglio conquistavano alla causa dell'Amore Misericordioso, conquistavano alla speranza di cui restò sempre testimone e messaggera convinta e ardente.
È la speranza che continua ad annunciare col Santuario dell'Amore Misericordioso e con le sue Ancelle e i suoi Figli a cui ha trasmesso come eredità di essere apostoli. In un apostolato che li "renda Amore Misericordioso" che sa fare viva fra gli uomini la suprema speranza che Dio a tutti nel Cristo apre le braccia e il cuore. Perché tutti ama e vuol salvare. Non è indicativo che Madre Speranza, umile ancella della grande speranza che fiorisce dall'Amore Misericordioso salvatore, si sia spenta alla vigilia dell'Anno Santo della Redenzione?
p. Valentino Vacca o.c.d.
marzo 1983
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